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Ricordati di me

Il 2018 è un anno significativo per l’Istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e di conseguenza anche per la nostra Chiesa diocesana: si celebrano, infatti, i 30 anni della beatificazione di don Pietro Bonilli, i 130 anni delle fondazione dell’Istituto (12 maggio 2018 ore 18.00 nella Cattedrale di Spoleto), e il XVII Capitolo generale ordinario (Spoleto, Casa di preghiera di Collerisana, 29 giugno – 20 luglio 2018). Tre momenti diversi ma inscindibili, legati dallo stesso tema: “Da Nazaret per le strade del mondo”.

Foto-gallery festa Bonilli 24 aprile 2018 / Foto-gallery Messa con donne disabili 2 maggio 2018

Celebrazione eucaristica nella festa liturgica. Il 24 aprile 2018 presso il santuario di Cannaiola di Trevi l’arcivescovo Renato Boccardo ha celebrato la Messa per i trenta anni della beatificazione di don Pietro Bonilli. Col Presule, sacerdoti, suore e molti fedeli laici giunti da varie parti d’Italia, hanno reso grazie al buon Dio che ha donato alla Chiesa il Bonilli, uomo di profonda spiritualità, zelante pastore, ricercato direttore di anime che esercitò un significativo influsso nella vita religiosa e civile della società come promotore di una vasta azione apostolica e caritativa. È giusto e doveroso fare memoria di un prete innamorato di Cristo e della Sacra Famiglia, che ha speso tutte le sue energie per i parrocchiani, i poveri, le suore da lui fondate, le famiglie, l’ascolto delle persone nel confessionale della Cattedrale di Spoleto. Naturalmente presente la superiora generale suor Agnese Grasso, con alcune suore del consiglio generalizio. L’olio per la lampada votiva dinanzi all’urna del Beato è stata donata dalla comunità parrocchiale e civile di Montefalco, nelle persone del priore don Vito Stramaccia e del sindaco senatore Donatella Tesei. Nel corso della celebrazione eucaristica c’è stata l’ascrizione all’Associazione Laici Bonilliani di alcune persone. Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato come «il nostro Beato ha lavorato con tanta generosità e tanta dedizione, sempre nel silenzio (“Io sono un uomo che non voglio far rumore - diceva-; vorrei fare il bene, ma senza che nessuno se ne accorgesse”). La sua memoria rimane viva nella nostra Chiesa e nelle persone e nelle opere delle sue figlie, le Suore della Sacra famiglia, e la sua festa ne rinnova la presenza spirituale proprio affinché la nostra fede si ravvivi e la nostra speranza si faccia più fervida e profonda. Perché i servi del Signore lasciano nella vita degli uomini una traccia di bontà che non muore e un solco di luce che non tramonta. Traccia di bontà e solco di luce che sollecitano non solo la nostra gratitudine ma stimolano la nostra imitazione, chiamati come siamo sì a ricordare ciò che fu la sua vita, ma soprattutto a credere che l’esempio e la fecondità di questa vita possono essere ancora oggi vivi, significativi e preziosi. È una eredità deve essere custodita, approfondita e rinnovata in docile ascolto dello Spirito, accogliendo con fiducia umile e generosa quella chiamata alla santità che a tutti è rivolta».

Festa con le donne disabili di Trevi, Pozzuolo e Montepincio. Mercoledì 2 maggio 2018 al santuario di Cannaiola l’Arcivescovo ha celebrato la Messa con le donne disabili accolte nelle tre strutture che le Suore della Sacra Famiglia hanno in Umbria: Trevi, Pozzuolo Umbro di Castiglion del Lago e Montepincio di Spoleto. Una celebrazione familiare per ricordare la carità del Bonilli che, come recita uno degli inni musicali a lui dedicati, “come il samaritan pien di dolcezza fasciati sempre con la tua carezza l’umanità travolta dal dolor”. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come oggi «noi eredi della vita e dell’opera del Bonilli chiediamo al Signore di saper custodire il suo insegnamento, basato sulla carità (nello specifico l’accoglienza di queste donne disabili) che non è un gesto sentimentale ma un modo di interpretare la vita sull’esempio dell’unico maestro che è Cristo. Il beato Pietro, uomo dalla grande sensibilità e generosità, ci ricorda l’impegno ad essere accoglienti verso l’altro e che l’accoglienza non è una minaccia come oggi si pensa ma una ricchezza. Infine, dall’antico parroco di Cannaiola dobbiamo imparare a leggere i segni dei tempi per un’azione pastorale di questa Chiesa e delle suore da lui fondate rispondente alle necessità della gente di oggi: non dobbiamo dire sempre “il Bonilli al tempo fece”; dobbiamo invece dire “cosa farebbe oggi il Bonilli”». Al termine della Messa c’è stato un momento di fraternità nei saloni del santuario.