In visita a Spoleto il nuovo direttore della Caritas della Georgia, padre Krzysztof Gustaw Kowal

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È stato a Spoleto, nei giorni scorso, il nuovo direttore della Caritas della Georgia. Si tratta di padre Krzysztof Gustaw Kowal, che si è insediato ufficialmente a settembre, succedendo a padre Witold Szulczynski.

Padre Kowal ha voluto incontrare il direttore della Caritas di Spoleto-Norcia, l’avvocato Giorgio Pallucco, e una rappresentanza dell’équipe dell’ente umbro col quale la Georgia intrattiene, ormai da anni, rapporto di gemellaggio.

La Caritas di Spoleto-Norcia, infatti, si è fatta subito vicino alle esigenze dello stato transcaucasico, che vantava una situazione drastica dopo il conflitto del 2008. Per anni, è stato garantito l’invio di un container con generi alimentari, poi venuto meno per difficoltà relative ai permessi per l’ingresso dei prodotti in Georgia. Ancora oggi, però, continua il progetto di adozioni a distanza, grazie al quale molti ragazzi hanno la possibilità di studiare e imparare un mestiere.

Padre Kowal, dal mese di maggio, ha iniziato la visita di tutte le zone del suo paese per rendersi conto della situazione delle regioni e di quanto c’è nelle regioni: realtà giovanili, progetti medici, problematiche da affrontare, donatori. In questo giro, è stato affiancato da padre Witold, che ha così potuto spiegare al successore la situazione e incontrare insieme ambasciatori, rappresentanti del Governo e delle autorità locali.

Qual è l’esperienza di padre Kowel nella Caritas?

Per dieci anni, è stato in Polonia, dove insegnava nel seminario e lavorava per la Caritas. Anche la maggior parte del lavoro con i futuri sacerdoti si svolgeva nelle case per disabili, un campo in cui lui era esperto, con progetti di musica e altri programmi speciali. Poi, è stato in Siberia e, negli ultimi undici anni, all’estremo est della Russia, dove era parroco e si occupava di progetti Caritas. Qui, si occupava di tossicodipendenti, alcoldipendenti e altre persone in difficoltà con le quali hanno costruito una piccola chiesa e una casa parrocchiale e gestito progetti per il sostegno di disagiati, nonostante le tante difficoltà perché in Russia non era ancora possibile fare un lavoro di beneficenza su larga scala. Sono così stati formati assistenti sociali e operatori, mandandoli anche in altre zone del paese, o in Polonia, o negli Stati Uniti. «La gente passava dall’essere riabilitata a venire ad aiutare, costruire e partecipare alle attività».

Cosa si propone di fare il nuovo direttore nella Caritas della Georgia?

«Come primo anno da direttore, ho deciso di pensare, osservare, per poi adottare le decisioni con cuore. Per ora non cambiamo niente, dobbiamo ancora vedere, e continuiamo come si lavorava prima. Naturalmente, alcune pratiche, in questi mesi, sono state rimandate per via del cambio, anche le donazioni. Ora, stiamo ripartendo».

Qual è attualmente la situazione delle persone in Georgia?

«Si va verso il miglioramento ma lentamente e il 99% della popolazione è ancora preoccupata perché non si sa cosa succederà dopo le elezioni di questi giorni (cfr. il primo ottobre, ha vinto le elezioni del Parlamento in Georgia Bidzina Ivanishvili, leader della coalizione Sogno Georgiano, finora all’opposizione, nonostante fino al prossimo anno rimarrà presidente Mijaìl Saakasvili). Tutti hanno ancora paura di un conflitto armato e non sappiamo se verrà deciso di muoversi verso Ovest o ancora verso la Russia. La gente è molto preoccupata per la situazione interna ed esterna. Però sono convinto che in ogni caso si va verso le riforme e verso il miglioramento».

L’équipe Caritas della Georgia ha individuato due problemi principali, di cui il primo è la disoccupazione. Se nelle città grandi si può almeno trovare qualche lavoro, nelle regioni è sempre molto difficile. Poi, c’è quello che riguarda la cura di anziani e di bambini, la riforma delle pensioni e altro. Però, anche se finora è tutto sulla carta e non abbiamo riscontri nella realtà, si muovono piccoli passi verso il meglio. Per esempio, per quello che riguarda i bambini, la settimana scorsa siamo riusciti a firmare il contratto con il Governo che prevede contributi per il 10-15%, per due o tre anni, per realizzare la suddivisione della casa famiglia in tre ‘sezioni’: dove prima erano in trenta, ora ce ne saranno dieci per ogni nucleo. Ciò garantisce migliori un alleggerimento della struttura, con un certo numero di impiegati sociali, cosiddetti ‘genitori’, stanze con non più di tre letti e altre norme.

Ora, stanno formando 24 persone, come assistenti sociali che lavoreranno con questi bambini e si sta preparando il futuro per aprire le case famiglie perché, visto che la Caritas ha anche gruppi mobili che lavorano coi ragazzi di strada, si sta pensando di poter fare accoglienza nelle strutture ad alcuni bambini che vivono proprio così. Di questi bambini è responsabile sia la Caritas sia l’agenzia sociale del Governo che è sotto il Ministero della Sanità e degli Affari sociali.

Come sono i rapporti con le famiglie?

«Dal 29 luglio di quest’anno, è passata una legge che per i ragazzi che vivono nelle case famiglia, sia di tipo Caritas sia di tipo governale, fino ai 18 anni, le responsabilità dei genitori sono ferme. Possono venire a visitare ma, fino ai 18 anni, loro non possono decidere il destino dei propri figli. Alla maggiore età, il ragazzo sceglie se vivere con i genitori. Questo ci ha aiutato molto perché, fino a poco tempo fa, il genitore portava via per breve tempo il bambino, poi lo riportava indietro, ed era difficile lavorare così. Ora, questa regola ci permette di agire e di dare il meglio ai bambini in maniera da non avere i conflitti coi genitori e così anche loro sono chiamati a rispettare le regole».

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