Giornata del Malato: al Santuario della Madonna della Stella l’Arcivescovo ha amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi ad alcuni malati. Foto.

Giornata del Malato: al Santuario della Madonna della Stella l’Arcivescovo ha amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi ad alcuni malati. Foto.

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Domenica 11 marzo, presso il santuario della Madonna della Stella in Montefalco, nelle celebrazioni del 150° delle apparizioni della Madonna al piccolo Federico Cionchi (1861-1862), è stata celebrata la Giornata diocesana del malato. Nel programma degli appuntamenti di questo anno giubilare, tale manifestazione si sarebbe dovuta tenere l’11 febbraio, festa liturgica di Nostra Signora di Lourdes, ma l’abbondante nevicata di quel periodo non ne consentì il regolare svolgimento.

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Nel santuario mariano della Stella sono giunte, accompagnate dai volontari dell’UNITALSI della sottosezione di Spoleto, diverse persone – giovani, adulte e anziane – sofferenti nel corpo. Alle ore 16.00 l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica. All’altare con il Presule c’erano: mons. Luigi Piccioli, vicario generale; don Bruno Molinari, parroco di Gualdo Cattaneo e Pomonte, assistente ecclesiastico della sottosezione UNITALSI di Spoleto; padre Angelo Giorgietta, cp, economo della comunità dei Passionisti della Stella.

Nell’omelia mons. Boccardo, “spezzando” con i presenti la liturgia della Parola della terza Domenica di Quaresima, ha sottolineato come i comandamenti di Dio sono un modo per abitare il tempo presente e per interpretare la vita. «Il “Sii buono” che la Madonna rivolse al piccolo Righetto 150 anni or sono non è – ha affermato – che il ricordo dei comandamenti, il riassunto delle parole di vita che il Signore rivolge a ciascuno di noi. La nostra vita – ha proseguito l’Arcivescovo – è il luogo, il vero tempio, dove Dio si fa presente: non riempiamola di cose superficiali e inutili; non fermiamoci alla bellezza fisica, ma scopriamo quella del cuore, quella che questi nostri fratelli, segnati nel corpo, testimoniano. La Chiesa ha grande rispetto per il corpo umano: è un tesoro ed essa vi s’inchina, guardando con particolare attenzione e con amore a chi soffre». Rivolgendosi, poi, ai malati presenti: «Il vostro dolore, unito a quello di Gesù, procura la salvezza del mondo. Il Figlio di Dio non è venuto sulla terra per spiegare la sofferenza, ma prenderla su di sé. Affidiamo le nostre vite al Signore per chiedergli, ognuno secondo le proprie possibilità, l’aiuto per vivere bene il tempo della vita, consapevoli che nulla accade per caso, neanche la sofferenza».

Dopo l’omelia, si è tenuta la celebrazione del sacramento dell’Unzione degli Infermi per raccomandare i malati al Signore, sofferente e glorificato. L’Arcivescovo, in silenzio, ha imposto le mani ad un gruppo di malati e, pregando nella fede della Chiesa, ha unto il loro capo con l’olio. Questo sacramento ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia grave o alla vecchiaia: è sbagliato definirlo, come invece spesso accade, “estrema unzione”. È dono particolare dello Spirito Santo, è una grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia, è un rinnovare la fiducia e la fede in Dio, è una fortificazione contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia.

Prima delle benedizione finale i volontari dell’UNITALSI hanno consegnato ai malati, e a tutti i presenti, una candela: simbolicamente si è voluto riproporre la processione aux flambeaux che si tiene al santuario mariano di Lourdes. Rivolti verso l’immagine della Madonna della Stella, con le candele in alto, si è cantato l’Ave Maria di Lourdes, «consapevoli – ha detto l’arcivescovo Boccardo – che tutti siamo bisognosi della carezza materna della Madre di Dio».

Al termine della celebrazione eucaristica, ancora i volontari dell’UNITALSI hanno organizzato un momento di festa nel salone del santuario: un gruppo di ragazzi del Liceo Scientifico di Spoleto, che ha fatto un percorso di clown terapia, ha animato il pomeriggio.

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