Festa di S. Gregorio presbitero. L’Arcivescovo: «È più facile fare le cose di sempre, ma stanno diventando insignificanti». Foto.

Festa di S. Gregorio presbitero. L’Arcivescovo: «È più facile fare le cose di sempre, ma stanno diventando insignificanti». Foto.

Festa di S. Gregorio presbitero. L’Arcivescovo: «È più facile fare le cose di sempre, ma stanno diventando insignificanti». Foto.

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Sabato 30 gennaio 2021 a Spoleto è stata celebrata la memoria di S. Gregorio presbitero, martirizzato nel 303 per non aver rinnegato la fede. L’Arcivescovo ha presieduto una solenne Eucaristia nella basilica di S. Gregorio Maggiore a Spoleto. Col Presule hanno concelebrato il parroco don Bruno Molinari, il Pievano don Edoardo Rossi, il parroco emerito mons. Luigi Piccioli e il parroco di Santa Rita padre Giuseppe Spaccasassi, OAD. Diacono: Francesco Pietro D’Urso. La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale.

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Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato ai fedeli presenti l’importanza della Parola di Dio, che illumina il cammino. «E S. Gregorio – ha detto – fu uomo della Parola: ha ripetuto, infatti, ai suoi contemporanei la parola di Gesù, fino a dare la vita. Ciò che edifica l’esistenza, dunque, è la Parola che provoca e mette in movimento». E la Messa della domenica, che deve essere sempre più valorizzata, è il luogo privilegiato per accogliere la Parola. E su questo aspetto l’Arcivescovo ha sottolineato alcune cose: «So bene che in Città si parla degli orari delle Messe che sono cambiati: è una scelta pastorale fatta da tutti i parroci della Pievania, coscienti del fatto che non è importante il luogo o l’ora, ma l’impegno di tutti a non disperdere la comunità e a celebrare in modo significativo. Guardiamoci attorno: qual è l’età media delle persone che vengono alle nostre Messe, dove sono le giovani famiglie? Qui ne vedo con piacere qualcuna, che saluto. Nelle nostre celebrazioni, dove sono i giovani? Questa domanda deve bruciarci dentro, sia a noi presbiteri che a voi laici. É necessario allora non rimanere attaccati a quello che si è sempre fatto, ma dobbiamo coltivare la fantasia. Non è moltiplicando le Messe che costruiamo la comunità. L’Eucaristia non deve venire meno, certo, ma accanto ad essa dobbiamo proporre tante altre opportunità di preghiera e di carità. Cari amici, non siamo i custodi di un museo, dobbiamo avere il coraggio di saper cambiare per dare sapore e colore alle giornate dei credenti». E qui l’Arcivescovo ha chiesto ha S. Gregorio una triplice grazia: «Quella della libertà interiore per distaccarci da quello che è comodo e tradizionale, mettendoci in movimento senza paura del nuovo. Poi, quella dell’attenzione a ciò che è essenziale, cui non si può rinunciare: quante parole e commenti dedichiamo a ciò che non è necessario per la vita. Infine, quella di far nascere in noi la passione per essere dei missionari, qui a Spoleto, per far sì che altri, quelli che non sono qui stasera, soprattutto i giovani che stanno dall’altra parte della Piazza (Garibaldi, ndr), si avvicinino. Anche perché se non mettono piede in chiesa dipenderà anche da noi, preti e laici insieme. Lo so, è più facile fare le cose di sempre, ma poco a poco la muffa cresce nel cuore e nella mente e ripetiamo quelle stesse cose, diventate oramai insignificanti».

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