Festa della Presentazione del Signore e XXVIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Messa dell’Arcivescovo al convento di S. Fortunato in Montefalco. Foto.

Festa della Presentazione del Signore e XXVIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Messa dell’Arcivescovo al convento di S. Fortunato in Montefalco. Foto.

Festa della Presentazione del Signore e XXVIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Messa dell’Arcivescovo al convento di S. Fortunato in Montefalco. Foto.

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Festa della Presentazione del Signore e XXVIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. Messa dell’Arcivescovo al convento di S. Fortunato in Montefalco. Foto.

Venerdì 2 febbraio 2024 l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nella Festa della Presentazione del Signore e nella XXVIII Giornata Mondiale della Vita Consacrata. La celebrazione si è tenuta nella chiesa di S. Fortunato a Montefalco, nel cui attiguo convento vive una comunità di Frati Minori della Custodia di Terra Santa, i quali hanno illustrato la missione che svolgono nei luoghi Santi. Hanno partecipato alla Messa i membri degli istituti di vita consacrata dell’Archidiocesi.

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«Siamo qui raccolti dalla bontà e dalla misericordia del Signore», ha detto mons. Boccardo nell’omelia. «Maria e Giuseppe – ha proseguito – presentano al tempio il Bambino. Anche noi siamo invitati a presentarci al Signore, metterci sotto il suo sguardo e lasciarci guardare. Lo sguardo di Dio arriva fino alle pieghe più nascoste della nostra esistenza. Il suo sguardo crea e cura, rimette in piedi. Accogliamolo con semplicità e con umiltà e lasciamo che operi. Presentarsi al Signore vuol dire anche restituire, rimettere nelle mani del Signore quello che siamo e quello che abbiamo. È vero lo abbiamo fatto il giorno dell’ordinazione o della professione solenne: è importate, però, ritornare alla scaturigine con quella libertà interiore che ci perette di fermarci all’essenziale, di riscoprire ogni giorno il sogno di Dio su di noi». Poi, il Presule si è soffermato sulle figure di Simeone ed Anna che attendevano la redenzione di Israele. «Attendere vuole dire avere una tensione interiore. E ciò – ha sottolineato l’Arcivescovo – si oppone a quella pace e a quella calma che tutti desideriamo, a quell’accontentarsi della mediocrità nella vita spirituale e nel servizio. Se viviamo nel sano equilibrio non attendiamo nulla. Spesso diciamo: tanto oramai, un pezzo di cammino l’ho fatto, sto bene così. In questo modo stiamo fermi e diventiamo stagnanti. Continuiamo allora a tenere viva quell’attesa, facendoci trascinare dal Signore, dalla sua presenza e dalla sua parola».

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