Festa del papà: l’Archidiocesi l’ha celebrata al santuario della Madonna della Stella. Mons. Boccardo: «I papà svolgono un ministero altissimo ed esaltante»

Festa del papà: l’Archidiocesi l’ha celebrata al santuario della Madonna della Stella. Mons. Boccardo: «I papà svolgono un ministero altissimo ed esaltante»
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Festa del papà: l’Archidiocesi l’ha celebrata al santuario della Madonna della Stella. Mons. Boccardo: «I papà svolgono un ministero altissimo ed esaltante»

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“La marcia dei padri, una proposta alternativa per la festa del papà”. È quanto proposto dall’archidiocesi di Spoleto-Norcia domenica 18 marzo, vigilia della festa di S. Giuseppe, presso il santuario della Madonna della Stella, nell’ambito delle celebrazioni per il 150° anniversario delle apparizioni della Vergine al piccolo Federico Cionchi. Alle ore 16.00 un significativo gruppo di papà si è ritrovato dinanzi alla chiesa di S. Luca (frazione di Montefalco) insieme all’arcivescovo Renato Boccardo. Dopo il saluto di benvenuto di don Sem Fioretti, direttore della pastorale familiare della Diocesi, è stata avviata la “camminata” verso il santuario: tre tappe hanno consentito ai presenti di riflettere su alcuni aspetti della paternità.

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Il primo a prendere la parola è stato mons. Boccardo che ha parlato del “Vescovo e della sua paternità”. «Prima di arrivare a Spoleto – ha detto – ero già Vescovo: servivo la Chiesa nella sua dimensione universale e, dunque, senza un popolo di riferimento. Conoscevo molte persone, sbrigavo tante carte dietro alle quali c’erano storie vissute, ma non potevo dire “questa è la mia gente”. Giunto in Diocesi, è iniziata una nuova e bella avventura: il contatto diretto con la gente, la presenza sul territorio, il confronto con i preti e il dialogo con quanti bussano alla porta dell’episcopio per condividere esperienze di vita mi hanno fatto assaporare la bellezza e la responsabilità della “paternità spirituale”. Ogni sera – ha confidato mons. Boccardo – mi affaccio da un piccolo terrazzino della mia abitazione dal quale si scorge tutta la valle spoletana e l’inizio della Valnerina. Il mio pensiero corre a tutte le famiglie della Chiesa che mi è stata affidata: alle fatiche e alle gioie che i papà, le mamme, i bambini, i giovani e gli anziani hanno vissuto nel corso della giornata. Questo piccolo gesto quotidiano si conclude con una benedizione alla “mia gente”, della quale sono felicemente “padre”».

Nella seconda tappa un giovane papà, Demetrio Catanese di S. Maria in Valle di Trevi, ha testimoniato come l’arrivo di due bambini (Marta e Matteo) nel giro di un anno e mezzo cambi radicalmente, in positivo, le abitudini familiari. Soffermandosi, poi, sulla figura del padre ha detto: «all’inizio il figlio è naturalmente più attaccato alla mamma. Il papà è colui che provvede alle molteplici necessità che emergono di volta in volta. Quando, però, la relazione con il figlio inizia a crescere è una cosa straordinaria, difficile da raccontare. Credo – ha aggiunto – sia molto importante far capire ai piccoli il legame di affetto tra noi (papà) e le nostre mogli. È fondamentale e se ne rendono conto: l’altra sera, per esempio, mia figlia più grande (ha due anni, ndr) prima di addormentarsi mi ha detto di dare un bacio alla mamma da parte sua. Come ultima cosa vorrei dire che a noi padri spetta anche il compito di parlare di Dio Padre ai nostri figli».

La terza testimonianza è stata quella di un papà, Giuseppe Benedetti di Cannaiola di Trevi, due figli, uno naturale e uno adottivo. «Con mia moglie – ha raccontato – siamo sempre stati aperti alla vita. Oltre ai dei figli nostri, volevamo anche adottarne uno. Figli naturali non arrivavano e, allora, abbiamo avviato le pratiche per l’adozione. Quando era quasi tutto pronto, arriva la notizia della gravidanza di mia moglie. Tante domande sono sorte in noi: che fare? Procedere ugualmente con l’adozione? Ha ancora un senso l’adozione, visto che è in arrivo un figlio nostro? Queste domande hanno trovato risposta nel Vangelo di Matteo: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. Così, con l’aiuto del Signore, abbiamo portato a termine la gravidanza (è nato Emanuele, ndr) e adottato la piccola Giada».

Arrivati al santuario, i papà sono stati accolti dai ragazzi della Pastorale giovanile della Diocesi: due di loro hanno testimoniato l’essere figli, si sono, cioè, rivolti ai papà e hanno detto loro come sono visti da coloro che hanno generato alla vita.

Nel corso della celebrazione eucaristica in santuario, animata dal coro diocesano dei giovani, l’Arcivescovo ha pregato particolarmente per i papà e per il «loro ministero altissimo ed esaltante. Lo sguardo di voi papà sui figli – ha detto mons. Boccardo – è il prolungamento dello sguardo di Dio sui suoi figli, che mai abbandona».

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