«Una celebrazione di famiglia per ricordare una persona cara qual è per noi il beato Pietro Bonilli». Con queste parole, venerdì 24 aprile 2026, l’arcivescovo Renato Boccardo ha introdotto la celebrazione eucaristica per la memoria liturgica del prete spoletino, apostolo della carità e della famiglia, nel santuario a lui dedicato a Cannaiola di Trevi, comunità dove è stato parroco per 35 anni e dove il 13 maggio 1888 ha fondato l’istituto delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto.
Con il Presule hanno concelebrato i presbiteri, diocesani e religiosi, in servizio nelle zone pastorali di Trevi e di Montefalco, tra cui mons. Sem Fioretti, vicario generale e pievano della pievania Santa Chiara della Croce, e don Jozef Gercàk, padre spirituale del Pontificio seminario regionale “Pio XI” di Assisi e pievano della pievania del beato Pietro Bonilli. Presenti naturalmente diverse suore della Sacra Famiglia che vivono nelle comunità presenti in Diocesi, ad iniziare dalla madre generale suor Marina Zinnanti. Le “figlie” del Bonilli che svolgono servizio in altre parti d’Italia, così come in Africa, in America Latina, in America Centrale e in India erano unite nella preghiera alla celebrazione nel luogo che accoglie le spoglie mortali del beato Pietro. Molti anche i fedeli presenti alla Messa, animata dai Cantori di Cannaiola, diretti da Mauro Presazzi, con all’organo Silvia Antonelli. Le autorità civili erano rappresentate da Ferdinando Gemma sindaco di Trevi e da Danilo Chiodetti vice sindaco di Spoleto, Comune che quest’anno ha offerto l’olio per alimentare la fiammella di luce dinanzi al corpo del Bonilli.
L’omelia dell’Arcivescovo è ruotata intorno ad uno degli insegnamenti centrali della vita di Gesù, proclamato nel Vangelo: Chi tra voi è più grande sarà vostro servo. «Anche al tempo di Gesù – ha detto mons. Boccardo – c’era nelle persone, e anche tra i discepoli, il desiderio di primeggiare sugli altri. Sono passati oltre duemila anni e la situazione non è diversa. Oggi, infatti, diversi potenti pretendono di avere il Nobel per la pace perché fanno la guerra e ammazzano persone innocenti e coloro che hanno la forza delle armi pretendono di essere primi. Ma Gesù insegna: il più grande tra voi diventi come il più giovane ed il giovane al suo tempo era colui che non aveva ruoli, che era in formazione, che viveva in umiltà e spirito di servizio. La vera grandezza, ci insegna Cristo, consiste in quello che uno porta dentro. Gesù è stato in mezzo ai suoi come colui che serve e lo ha dimostrato lavando i piedi ai discepoli. Dio, infatti, non domina né primeggia, si fa servo e si mette in ginocchio dinanzi alle sue creature. A noi – ha proseguito l’Arcivescovo – è chiesto di cambiare il modo di interpretare la vita, in quanto siamo sensibili ad essere riconosciuti e considerati dagli altri e siamo
permalosi se qualcuno non vede la nostra importanza. Gesù allora ci propone la gratuità, ci ricorda che il bene si fa perché è bene e non perché qualcuno lo riconosce. La vera grandezza è essere trasparenza di Dio là dove viviamo, nei piccoli gesti della vita quotidiana. Tutto ciò – ha detto ancora mons. Boccardo – lo aveva ben declinato il beato Bonilli: non ha cercato il primo posto, anzi ha chiesto di essere inviato parroco a Cannaiola, dove nessuno voleva venire perché considerato posto malsano, e qui ha indossato il grembiule, si è messo in ginocchio dinanzi alla gente del suo tempo prendendosi cura di loro con carità illuminata. Non ha cercato la propria riconoscenza, ma ha ridato dignità alle persone mostrando quale modello la famiglia di Nazaret. Il Bonilli – ha concluso l’Arcivescovo – al termine della giornata si poneva la seguente domanda: cosa ha visto oggi Dio nel mio cuore? Facciamocela anche noi, consapevoli che è questo ciò che ci definisce e non il pensiero che gli altri hanno su di noi».
Al termine della Messa c’è stato il saluto e il ringraziamento a tutti i presenti da parte della superiora generale madre Marina Zinnanti. La serata si è conclusa con un momento di fraternità nel salone parrocchiale.



















