Bevagna, celebrata la festa del beato Giacomo Bianconi. Messa presieduta dall’arcivescovo Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi. Foto.

Bevagna, celebrata la festa del beato Giacomo Bianconi. Messa presieduta dall’arcivescovo Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi. Foto.

Bevagna, celebrata la festa del beato Giacomo Bianconi. Messa presieduta dall’arcivescovo Marcello Bartolucci, segretario della Congregazione delle Cause dei Santi. Foto.

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La comunità Bevagna ha reso omaggio ad uno dei suoi due patroni, il beato Giacomo Bianconi (l’altro è il vescovo e martire Vincenzo). La mattina di martedì 23 agosto nella bellissima chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo la solenne concelebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo Marcello Bartolucci segretario della Congregazione per le Cause dei Santi e vescovo titolare proprio di Bevagna. Con lui hanno concelebrato: il nostro Arcivescovo, che ha invitato mons. Bartolucci, il priore-parroco di Bevagna don Claudio Vergini, il vice parroco della città delle Gaite don Davide Tononi (che a breve diventerà parroco di Turrita di Montefalco, ndr), il priore-parroco di Montefalco don Vito Stramaccia, l’arciprete di Norcia don Marco Rufini (già parroco di Bevagna, ndr), il frate minore Hevencio Herrera del convento di S. Fortunato a Montefalco e mons. Maurizio Saba vicario generale della diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (accompagnava mons. Bartolucci, “figlio” della Chiesa assisiate, essendo nato a Bastia Umbra, ndr).

Moltissimi i fedeli che hanno riempito la grande chiesa; la liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale; presenti i membri delle locali Confraternite; diverse le autorità civili e militari, tra cui il sindaco di Bevagna Annarita Falsacappa, il presidente del Consiglio regionale dell’Umbria Donatella Porzi e il comandante della stazione Carabinieri di Bevagna.

La festa del beato Giacomo 2016 è stata caratterizzata dalla nuova collocazione del corpo del frate domenicano nella chiesa. Le sue spoglie mortali riposano nella chiesa di S. Domenico, ma da qualche anno, a causa della chiusura di questo edificio di culto per problemi al tetto, sono state traslate nella parrocchiale di S. Michele, nella cappella della Madonna. L’Arcivescovo ha fatto la ricognizione canonica del corpo del Beato, gli è stato rifatto l’abito religioso ed è stata restaurata l’urna. Per consentire un maggiore raccoglimento dei fedeli intorno alle spoglie mortali del patrono, l’urna è stata posizionata nella cappella del Sacramento. La Cappella della Madonna è divenuto allora il luogo della presenza del tabernacolo che contiene il Santissimo Sacramento.

All’inizio della celebrazione eucaristica l’Arcivescovo ha ringraziato mons. Bartolucci per aver accettato l’invito e gli ha assicurato che i fedeli della gloriosa Chiesa di Bevagna lo sostengono con la preghiera. «È la prima volta che celebro a Bevagna, antica Diocesi di cui sono vescovo titolare», ha detto all’inizio dell’omelia il segretario della Congregazione delle Cause dei Santi. «Ho desiderato molto questo incontro – ha proseguito -, sentivo proprio il bisogno di ringraziarvi per aver partecipato alla mia ordinazione episcopale nella Basilica Vaticana il 5 febbraio 2011. Grazie, mi sento parte del popolo bevanate». Poi, il Presule ha tracciato brevemente la biografia del beato Giacomo, che riportiamo: la sua nascita nel 1220 portò la pace tra la famiglia della mamma e quella del papà. Giovanetto, entrò nel convento dei domenicani di Spoleto e studiò a Colonia (fu suo compagno Tommaso d’Aquino, ndr). La sua fu una vita di preghiera, penitenza e povertà. Fu priore dei domenicani a Orvieto e poi a Pisa. Quando si trovava nella città toscana, la sua Bevagna fu incendiata dall’Imperatore Federico II (1249). Giacomo sentì la necessità di tornare nella sua patria natia per ricostruire la vita interiore delle persone. Mise da parte i suoi progetti e fece rifiorire l’orgoglio di Bevagna. Fu un vero atto di amore. Lottò, predicò, riportò la fede e la pace. Fondò il Convento dei domenicani, che governò più con gli esempi che con l’autorità. Estinse nell’Umbria la setta dei Nicolaiti, che spargeva innominabili errori. Vicino a morire, si fece portare dell’acqua fresca per rallegrare con un ultimo miracolo i suoi confratelli. A una sua benedizione quell’acqua si cambiò in vino generoso e, quando tutti ebbero bevuto, dolcemente spirò. Era il 15 agosto 1301. Papa Clemente X il 18 maggio 1672 ha confermato il culto.

Dopo aver descritto i tratti salienti della vita del Beato, mons. Bartolucci ha proposto ai fedeli presenti due caratteristiche della vita del patrono che sarebbe bene diventassero lo stile delle persone e delle comunità. Anzitutto la fermezza nelle decisioni importanti della vita: «Il beato Giacomo ha compiuto ogni scelta con amore cristiano, segno di carattere forte e convinzioni ben radicate. Oggi invece – ha detto il Presule – tutto è mutevole, liquido, ci dimentichiamo delle promosse che ci impegnano per sempre. Al nostro patrono, allora, chiediamo, fermezza e stabilità». Poi, l’amore per il suo paese, Bevagna: «Con la scelta di tornare volle far capire che il bene personale è connesso con il bene comune. Oggi, purtroppo, c’è tanto individualismo, indifferenza, solitudine. Spesso chiudiamo porte e finestre per non sapere cosa accade all’esterno. Al Beato chiediamo di farci uscire da tutto questo e creare comunità con gli altri dove stimarsi, amarsi, perdonarsi. Bevagna – ha chiesto mons. Bartolucci – è così? È una cosa sola, un popolo solo? Alla scuola del patrono, impegniamoci maggiormente nel rispetto, dell’aiuto vicendevole, nel perdono». 

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