Celebrata la solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «La comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa». Foto.

Celebrata la solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «La comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa». Foto.

Celebrata la solennità del Corpus Domini. L’Arcivescovo: «La comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa». Foto.

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L’Arcivescovo nella solennità del Corpus Domini (“Corpo del Signore”), giovedì 3 giugno 2021, ha presieduto la solenne concelebrazione eucaristica  nella chiesa parrocchiale di Santa Rita in Spoleto. Hanno concelebrato i parroci della Città.

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Il Corpus Domini, chiude il ciclo delle feste del periodo post Pasqua e celebra il mistero dell’Eucaristia istituita da Gesù nell’Ultima Cena. La festa venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Retìne. Poi, due anni dopo, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità dopo il miracolo eucaristico di Bolsena nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue per testimoniare della reale presenza del Corpo di Cristo. Si festeggia il giovedì dopo la festa della Ss. Trinità anche se in alcuni Paesi, come l’Italia, è stata spostata alla domenica successiva.

Nell’omelia mons. Boccardo ha colto tre messaggi dalla liturgia festiva del Corpus Domini. «Anzitutto essa ci invita a custodire uno sguardo di fiducia sulla storia, per proseguire nel cammino senza perdere la pace e mantenere il coraggio della testimonianza cristiana. In altre parole, dobbiamo credere veramente alla potenza dell’Eucarestia che salva il mondo, del quale è luce e anima. Il secondo messaggio: l’Eucarestia attrae i credenti alla sublime carità di Cristo che ci strappa da noi stessi per dedicarci al compito affidatoci da Gesù, quello della conversione, della riconciliazione e della testimonianza; una carità che tutto contiene e tutto abbraccia, tutto penetra e tutto muove, rendendoci strumenti di quel misterioso rinnovamento del corpo ecclesiale e del mondo che lo Spirito del Risorto continuamente opera nel tempo.

Il terzo messaggio si riferisce alla stessa celebrazione eucaristica: occorre dare particolare rilievo alla Messa domenicale e alla stessa domenica, sentita come giorno speciale della fede, giorno del Signore risorto e del dono dello Spirito, vera Pasqua della settimana. La partecipazione all’Eucarestia deve essere, per ogni battezzato, il cuore della settimana: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere adun precetto, ma innanzitutto come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente. All’Eucarestia noi attingiamo infatti la gratuità che ci fa capaci di accogliere, di servire, di perdonare; una gratuità che non cerca il proprio interesse, che predilige chi è nel bisogno morale e materiale, senza escludere nessuno, che vince il male con il bene e tutto sa sopportare. Come tradurre tutto ciò nella vita concreta? Una prima traduzione, molto semplice, è l’invito ad una intensa esperienza della comunione eucaristica. Tutti noi che, facendo la comunione, riceviamo il corpo del Signore siamo chiamati a vivere con grande intensità quel momento, che corrisponde alla parola di Gesù: “Prendete e mangiate”. Ripetiamo con il salmo: “Ha sete di te, Signore, l’anima mia!” (Sal 63, 2). Proviamo a vivere oggi la comunione eucaristica con raccoglimento, nel silenzio, lasciando da parte ogni altra preoccupazione; divenuto ormai un momento frequente nella liturgia, la comunione rischia infatti di diventare abituale nel senso negativo del termine, di non essere più quell’evento straordinario che dà luce, forza, significato a tutti gli altri atti della nostra giornata. «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, … dimora in me ed io in lui», ci ha detto Gesù. In secondo luogo, riflettiamo sul fatto che la comunione eucaristica ci mette in comunione non solo con Dio, ma fra di noi, fa di noi la Chiesa.  Essa è la fonte, il cuore della nostra fede, l’alimento quotidiano della nostra carità. Comunicando insieme al pane della vita, diventiamo corpo di Cristo; non molti, ma un solo corpo. Siamo davvero consapevoli di questo effetto della comunione? Quando ci lasciamo andare al pettegolezzo superficiale e cattivo, quando siamo tentati di giudicare i fratelli, le sorelle, la comunità, i preti, la Chiesa, ci ricordiamo che, mediante l’Eucarestia, noi siamo una cosa sola con loro e dunque, se giudichiamo gli altri, giudichiamo noi stessi, se amiamo poco gli altri mostriamo odio verso noi stessi? Infine, la comunione eucaristica deve avere un riflesso sociale, deve concretizzarsi nell’impegno amoroso per la solidarietà, per la costruzione della società civile, per mettere insieme gli sforzi di tutte le persone di buona volontà, per operare a favore della pace tra noi e nel mondo e della fratellanza tra i popoli. Come è necessario questo sforzo, come è necessario non perdere la speranza per i cammini di pace in mezzo a tanti odi e a tante devastazioni! Come ci è necessaria la comunione con Cristo, che è la sorgente di ogni nostro sforzo per la pace!».

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