Convegno operatori Caritas parrocchiali. L’Arcivescovo: «La santità dell’operatore Caritas consiste nel vivere situazioni dolorose, pesanti, sentendo crescere in sé la paternità e la maternità e amando ancora di più la gente». Resoconto e Lectio Vescovo.

Convegno operatori Caritas parrocchiali. L’Arcivescovo: «La santità dell’operatore Caritas consiste nel vivere situazioni dolorose, pesanti, sentendo crescere in sé la paternità e la maternità e amando ancora di più la gente». Resoconto e Lectio Vescovo.

Convegno operatori Caritas parrocchiali. L’Arcivescovo: «La santità dell’operatore Caritas consiste nel vivere situazioni dolorose, pesanti, sentendo crescere in sé la paternità e la maternità e amando ancora di più la gente». Resoconto e Lectio Vescovo.

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Convegno operatori Caritas parrocchiali. L’Arcivescovo: «La santità dell’operatore Caritas consiste nel vivere situazioni dolorose, pesanti, sentendo crescere in sé la paternità e la maternità e amando ancora di più la gente». Resoconto e Lectio Vescovo.
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Si è svolto nel pomeriggio di venerdì 28 marzo scorso a Cannaiola di Trevi il convegno degli operatori delle Caritas Parrocchiali dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia. Più di duecento le “sentinelle della carità” che hanno accolto l’invito dell’arcivescovo mons. Renato Boccardo e del direttore della Caritas diocesana avv. Giorgio Pallucco. L’incontro è stato avviato dalla Lectio divina tenuta dal Vescovo sul Vangelo di Marco (capitolo 7, versetti 24-30) dal tema “Fede e compassione”.

 

Analizzando il testo evangelico, mons. Boccardo ha tratto quattro insegnamenti per gli operatori della Caritas. Il primo, la compassione: «Ci sono tante situazioni esasperanti – ha detto – delle quali vorremmo lamentarci; ci lamentiamo della gente che non risponde, resiste, non apprezza il nostro servizio. Tuttavia dovremmo leggere le medesime situazioni provando compassione: mi fa pena la gente, voglio che sia salvata proprio perché è indifferente, idolatra, scossa da tentazioni. La compassione è quell’atteggiamento per cui il lamento (che pure può esserci ed è normale che ci sia) e l’esasperazione per condizioni difficili, sono superati dal bene alla gente. Anzi, la santità dell’Operatore Caritas consiste nel vivere situazioni dolorose, pesanti, sentendo crescere in sé la paternità e la maternità e amando ancora di più la gente, trovando nuove forme per aiutarla, per soccorrerla, per metterla davanti a Dio chiedendogli di guarirla». Il secondo insegnamento è la forza della fede: «È la fede – ha sottolineato il Presule – che deve sostenerci nel nostro servizio, nella nostra preghiera per noi e per coloro che amiamo, è la certezza che siamo fondati sul Signore, un Signore buono che viene per così dire “tradito” dalla sua stessa misericordia, a cui non può resistere». Terzo insegnamento, la forza della parola umana: «La forza della parola umana, quando è sorretta dalla fede, è grandissima. E l’operatore Caritas – ha detto mons. Boccardo – deve esprimersi con questa fede, anche se spesso le apparenze, l’abitudine, la ripetitività ci ingannano e ci fanno pensare di pronunciare parole ovvie, inutili, logore, stanche; se pensiamo così, si logorano già in parte, perché perdono vigore, ma se manteniamo la fiducia nella potenza dello Spirito, allora sono sempre piene di forza». Quarto e ultimo insegnamento, la forza della decisione di Gesù: «Potremmo dire che Gesù – ha affermato l’Arcivescovo – si impone un orario, un progetto. Poi, però, tiene conto della gente, lo riadatta continuamente alla realtà, con agilità e scioltezza; non vive l’orario, il piano, come una cosa calata dall’alto, ma come una cosa tesa al vero bene delle persone. Questo è chiesto all’operatore della Caritas».

Dopo la Lectio divina dell’Arcivescovo, il prof. Ignazio Punzi, collaboratore di Caritas Italiana per la formazione degli operatori dei Centri di ascolto, ha parlato sul tema: “Il tempo della crisi o il tempo della speranza? Il ruolo del volontario Caritas”. In questo tempo di crisi, è stato sottolineato, che produce sofferenza e disorientamento, che rompe il ritmo abituale dell’esistenza e crea discontinuità, che allontana dagli altri e da noi stessi il ruolo della comunità cristiana, mediante il servizio degli operatori Caritas, è fondamentale e si può definire con una parola strategica: ascolto. «L’ascolto in genere, ma soprattutto di chi vive situazioni delicate, è una cosa molto complicata», ha detto Punzi. «A chi si rivolge in Caritas e chiede di essere ascoltato noi dobbiamo dire: “tu per noi esisti e hai dignità”. Dobbiamo fare silenzio, mettere da parte le nostre parole, e dire a chi ho dinanzi, “entra”. Per far ciò è indispensabile un sussulto di umanità da parte delle comunità cristiane, consapevoli che il momento di fragilità è una grande opportunità che fa capire come ciascuno ha un grande bisogno dell’altro e come una società basata sull’individualismo non può sussistere. Se l’ascolto è superficiale e se la comunità non è coinvolta – delega cioè l’assistenza a chi è nel bisogno a qualche persona di buona volontà – ci riduciamo da benedicenti a benefattori, invece che parole sacre diamo oggetti profani. L’operatore Caritas, invece, ha il compito di analizzare le criticità di chi vive nella comunità e coinvolgere quest’ultima nel percorso di trasformare le ferite in feritoie, cioè nel far nascere qualcosa di nuovo da un’esperienza di crisi e consentire a chi è stato aiutato di aiutare a sua volta e di inserirsi a pieno titolo nella comunità. Chi svolge il suo servizio in Caritas – ha concluso Punzi – deve fare un atto di umiltà ed essere consapevole che non è colui che ha il sacco pieno e deve riempire quello vuoto dell’altro, ma è colui che dice alla comunità che è possibile accogliere l’altro al di là dei suoi bisogni».

Al termine del convegno ha preso la parola il direttore della Caritas avv. Giorgio Pallucco, che ha ricordato ai presenti le attività della Caritas. «Siamo una piccola Caritas diocesana», ha detto. «Abbiamo un Centro di ascolto, due opere segno (la Casa Famiglia OAMI di Baiano e la Mensa della Misericordia), un servizio di assistenza spirituale e di sostegno materiale e morale ai detenuti, un servizio di consulenza legale ai cittadini immigrati (prima era importante il permesso di soggiorno e il ricongiungimento della famiglia, ora che il lavoro non c’è più le priorità cambiano), servizio di facilitazione (non intermediazione) dell’incontro tra domanda ed offerta nel settore dell’assistenza alla persona, gli strumenti di sostegno economico alle famiglie in difficoltà (Fondi di Solidarietà). Vorrei anche sottolineare la forza delle vostre Caritas zonali (9 interparrocchiali e 7 parrocchiali) e dirvi, ad esempio, che nel 2013 avete distribuito alimenti, una volta al mese, a 427 famiglie». Pallucco ha, poi, illustrato ai presenti alcune novità: in questi ultimi mesi la Caritas diocesana ha ricevuto offerte di collaborazione da parte di soggetti istituzionali desiderosi di aprirsi al territorio e di contribuire ad affrontarne i problemi legati alla povertà. «Insieme a Confindustria Spoleto-Valnerina, al Lions Club Spoleto e ad alcune famiglie del territorio – ha detto il direttore della Caritas – abbiamo iniziato a lavorare ad un progetto, di lungo-medio periodo, per la realizzazione di un Emporio della Solidarietà. Si tratterà di un luogo – ancora da individuare – ove ci saranno scaffali, frigoriferi, carrelli, buste della spesa, casse e naturalmente prodotti alimentari. Si farà spesa senza soldi, con una tessera a punti nominale pre-caricata, di durata temporale limitata in base al numero di componenti il nucleo familiare. All’emporio si prenderà solo ciò di cui si ha realmente bisogno». Un altro progetto illustrato da Pallucco è quello dell’Ambulatorio medico della Carità: «Sono sempre di più coloro che ci chiedono aiuto per pagare i farmaci, i ticket sulle prestazioni specialistiche e sulle analisi del sangue, per le spese di viaggio e alberghiere dovute a ricoveri di familiari fuori regione. Tra non molto – afferma il direttore della Caritas – sentiremo parlare anche di povertà sanitaria. Vogliamo chiedere ai medici del territorio di mettersi a disposizione per visite generiche e specialistiche in favore di chi non ha la possibilità di pagarsele o che non può aspettare i molti mesi cui l’accesso al sistema pubblico a volte ci costringe. Non vogliamo sostituirci a nessuno, ma solo offrire un’opportunità in più a chi è nel bisogno, certi che non deve essere dato per carità ciò che spetta per giustizia. L’ambulatorio potrebbe sorgere, stiamo valutando alcune possibilità, in parte dei locali dell’ex dormitorio, situati sopra il magazzino della Mensa della Misericordia». In ultimo, Pallucco ha segnalato «una piccola ma importante iniziativa che vede coinvolta la Caritas insieme agli studenti dell’Istituto Industriale di Spoleto. I ragazzi hanno realizzato un progetto di recupero di materiale di scarto, precisamente 700 bottiglie di plastica, e vi hanno coltivato radicchio. Ogni settimana donano alla Mensa della Misericordia una cassa di radicchio. Non può non far piacere – conclude il direttore della Caritas – che le giovani generazioni si siano mostrate sensibili al tema del recupero, riuso, riciclaggio dei rifiuti e a quello, non meno importante, dell’attenzione ai più deboli».

Il pomeriggio si è concluso con la celebrazione della Messa presieduta dall’Arcivescovo nel santuario del beato Pietro Bonilli.

 

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