Convegno diocesano delle Caritas parrocchiali: ascolto, osservazione, discernimento. Le parole dell’Arcivescovo e del direttore Pallucco. Foto.

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Convegno diocesano delle Caritas parrocchiali: ascolto, osservazione, discernimento. Le parole dell’Arcivescovo e del direttore Pallucco. Foto.

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Venerdì 30 novembre, festa liturgica di S. Andrea, presso il salone del Santuario della Madonna della Stella in Montefalco, si è tenuto l’incontro diocesano degli operatori delle Caritas parrocchiali. Gli onori di casa sono stati fatti dal nuovo direttore della Caritas diocesana, l’avvocato Giorgio Pallucco, dal coordinatore del Centro di Ascolto diocesano, la dott.ssa Barbara Sciaboletta, e dal coordinatore della segreteria della Caritas, Daniela Lucarini. Assente per influenza il prete accompagnatore della Caritas don Vito Stramaccia.

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Saluto dell’Arcivescovo. I lavori sono stati avviati dall’arcivescovo Renato Boccardo che, commentando un passaggio della sua Lettera pastorale “Vogliamo vedere Gesù”, ha indicato alcune caratteristiche che deve avere la gente di buona volontà al servizio del Signore,  in particolare «voi – ha detto riferito ai numerosi operatori Caritas presenti – che siete i “plotoni” della Chiesa verso chi soffre e vive nella povertà». Il Presule è partito da un dato di fatto incontrovertibile, ben spiegato nella Lettera pastorale alle pagine 23-24: il Vangelo non dà più forma alla vita delle persone; la società si dice cristiana, ma la fede professata con le labbra incide poco nella vita quotidiana. «C’è un “divorzio” tra fede e vita», ha detto mons. Boccardo. E per colmarlo è fondamentale il ruolo dei cristiani, che si devono contraddistinguere dagli altri da un modo di agire diverso, dal non dover giustificare tutto, dall’abbandonare la logica che sopravvive chi è più forte. «È il Vangelo – ha affermato l’Arcivescovo – che deve dare forma alla vita delle persone e ciò deve necessariamente avvenire nella comunità. Il nostro mondo, così povero di attenzioni, di generosità, di riconciliazione e di solidarietà, attende dei segni che scaldino il cuore degli uomini. E noi cristiani siamo chiamati a riprodurre lo sguardo di Dio nella vita di tutti i giorni». Parlando poi della Caritas ha detto: «essa è la frontiera della comunità ecclesiale e voi operatori svolgete servizio in nome di Gesù che ci ricorda “amatevi come io vi ho amato”. La Caritas è diversa da tante altre organizzazioni di volontariato, che pure fanno del bene e sono sensibili, perché i suoi membri sono discepoli di Cristo. Una presenza solo umana dinanzi ai problemi delle persone non è sufficiente. Chi si rivolge a noi – ha proseguito – deve sapere dove si trova e noi dobbiamo essere consapevoli che annunciare Gesù Salvatore viene prima di tanti gesti di solidarietà. Nei vostri servizi rappresentate l’intera Chiesa diocesana, sensibile verso coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Grazie per quello che fate, ma soprattutto per quello che siete. Coraggio, andate avanti, il Signore moltiplichi il vostro sforzo».

Intervento del direttore Giorgio Pallucco. Dopo l’insegnamento di mons. Boccardo, è stata la volta del neo direttore della Caritas diocesana Giorgio Pallucco. Nel ribadire le finalità della Caritas, si è soffermato su tre aspetti basilari che si devono mettere in campo quando si presenta un “caso”: ascolto, osservazione e discernimento. «L’ascolto della persona – ha detto Pallucco – deve essere attivo, ci si deve guardare negli occhi. L’osservazione ci aiuta a riflettere su come agire e il discernimento, che è la fase più delicata, ci porta all’azione concreta dopo aver colto il meglio per la promozione dell’individuo che si ha dinanzi». Su questo ultimo aspetto il Direttore ha giustamente insistito: «la Caritas promuove le persone e non le assiste. Non siamo le stampelle dei servizi sociali dei Comuni; tutto al più possiamo essere loro uno stimolo. Una frase del vescovo Tonino Bello, credo, sintetizzi bene la nostra missione: “Non dare per carità quello che deve essere dato per giustizia”». Il nuovo Direttore ha chiesto, infine, agli operatori delle Caritas parrocchiali maggiore apertura a tutte quelle persone che possono migliorare il servizio che attualmente si garantisce.

Dati dell’Ufficio immigrati. L’avv. Pallucco, al termine del suo intervento, ha fornito alcuni dati relativi all’Ufficio immigrati della Caritas. Nell’archidiocesi di Spoleto-Norcia, su un totale di 100.347 residenti, vivono 10.788 stranieri residenti. La nazionalità più rappresentata è quella romena con 3.086 persone. Il Comune dove la percentuale di stranieri è più elevata è Giano dell’Umbria (18%): qui ogni cinque abitanti uno non è gianese. Seguono Gualdo Cattaneo con il 14,3%, Trevi con il 12,7% e Castel Ritaldi con il 12,6%. Tra il 1° gennaio 2012 e il 30 novembre 2012 l’Ufficio immigrati ha ricevuto 280 persone, provenienti da 29 Paesi diversi. Servizi offerti: assistenza e consulenza legale alla popolazione immigrata e a quella italiana che vuole conoscere le normative di settore.

Centro di Ascolto diocesano. «La sua finalità – ha spiegato Barbara Sciaboletta – è ascoltare le persone e poi creare una progettazione dell’intervento. Vi si rivolgono, soprattutto, persone che hanno difficoltà economiche, che non hanno lavoro e che, spesso, non riescono neanche a pagare utenze. Sempre più – ha detto – sono gli italiani che vengono da noi, soprattutto donne che cercano lavoro come badanti». Modalità di intervento: pagamento delle utenze tramite un budget mensile una tantum messo a disposizione dalla Caritas; tramite l’accesso al prestito della speranza della Conferenza Episcopale Italiana; tramite la consegna dei pacchi viveri; tramite l’accesso al Fondo di solidarietà delle Chiese umbre. In merito a questo: nel 2012, nella Diocesi di Spoleto-Norcia, sono state sostenute, con 500.00 euro al mese, 29 famiglie straniere e 26 italiane. Dal 2009, anno di istituzione del Fondo di solidarietà, sono 161 le famiglie della Diocesi che ne hanno beneficiato.

Da dove arrivano i soldi alla Caritas? Daniela Lucarini, coordinatore della segreteria della Caritas diocesana, ha illustrato le risorse della Caritas, con particolare attenzione ai fondi della CEI dell’8×1000 per la carità. La Caritas può contare su: offerte dei privati; contributi di Enti; collette diocesane per finalità specifiche; contributi da progetti presentati alla CEI e finanziati tramite l’8×1000; contributi della Curia diocesana. Nel 2011 l’archidiocesi di Spoleto-Norcia ha ricevuto dalla Conferenza Episcopale Italiana (8×1000) per gli interventi caritativi 326.006,76 euro. Gli uffici della Caritas sono a disposizione delle parrocchie per presentare progetti specifici alla CEI.

Le Opere Segno. L’ultima parte del pomeriggio, prima delle celebrazione eucaristica presieduta da don Emo Moretti, CPPS, parroco di Bastardo di Giano dell’Umbria, è stata dedicata alle Opere Segno della Caritas: l’assistenza spirituale ai detenuti nel carcere di Spoleto, la Casa Famiglia O.A.M.I. per diversamente abili di Baiano di Spoleto, la Fattoria della Misericordia di Eggi di Spoleto e la Mensa della Misericordia. «Esse sono – ha detto il direttore Pallucco – luoghi che insegnano, educano, stimolano». Con particolare riferimento alla Mensa della Misericordia, che all’inizio del 2012 è stata “ripensata nella gestione” e ne sono stati ristrutturati i locali: è aperta dal lunedì al sabato, per 280 giorni all’anno; la media giornaliera di pasti erogati è 40; il 90% degli utenti ha tra i 30 e i 65 anni e il 10% è over 65; la maggior parte sono italiani. Ogni giorno garantiscono il servizio, coordinato da Massimo Succhielli, diversi volontari: gli operatori delle Caritas parrocchiali, i membri dei Movimenti e delle Associazioni, alcuni studenti, singoli volontari e altri. Mons. Eugenio Bartoli e la sig.ra Egidia Patito hanno presentato rispettivamente il servizio di assistenza spirituale e materiale ai detenuti e la vita nella Casa Famiglia O.A.M.I.

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