Caritas: presentazione del “Progetto Farfalla” a favore dei detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto. Foto.

Caritas: presentazione del “Progetto Farfalla” a favore dei detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto. Foto.

Caritas: presentazione del “Progetto Farfalla” a favore dei detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto. Foto.

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Caritas: presentazione del “Progetto Farfalla” a favore dei detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto. Foto.

Venerdì 31 maggio 2024, presso il Salone dei Vescovi del Palazzo Arcivescovile di Spoleto, è stato presentato il “Progetto Farfalla” a favore dei detenuti della Casa di Reclusione di Spoleto: voluto e coordinato dalla Caritas diocesana di Spoleto-Norcia, col sostegno dei fondi Cei 8×1000 di Caritas Italiana, in collaborazione con la Cooperativa “Il Cerchio” di Spoleto. Si è trattato di un percorso formativo in tre ambiti: ristorazione, con la collaborazione con “9Cento Casual Restaurant” di Spoleto; cura del verde, in collaborazione col “Vivaio Rosaria” di Spoleto; meccanica, in collaborazione con “Autofficina Broglioni” di Spoleto.

FOTO-GALLERY (foto a cura di don Mariano Montuori) 

Il progetto prende il nome dalla poesia di Alda Merini: “E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali”. La metafora della farfalla ben rappresenta la capacità di vedere la trasformazione interiore come un passaggio verso una nuova fase di vita.

Questo progetto trova chiaramente fondamento nella Sacra Scrittura, precisamente nel Vangelo di Matteo al capitolo 25: “…ero carcerato e siete venuti a trovarmi”. In questa pagina Gesù abbraccia l’intera umanità, posa lo sguardo su ciascuno, in particolare sulle persone più invisibili: poveri, malati, carcerati, affamati, assetati, stranieri, ignudi. Questa, quindi, è la motivazione di fondo di questo progetto.

L’arcivescovo Renato Boccardo ha sottolineato la gioia della Chiesa diocesana di «dare visibilità ad un progetto di fiducia e di speranza. Il Carcere è un punto di ri-partenza e non di arrivo». La presidente della Giunta regionale dell’Umbria Donatella Tesei ha ringraziato la Caritas per «il suo ruolo di straordinaria importanza in tutto il territorio regionale. Siamo qui per dire l’importanza di rimettere al centro le persone anche quando hanno commesso degli errori». Luigina Renzi, assessore al Comune di Spoleto al Benessere e innovazione sociale, alla Formazione generale e sportiva per la valorizzazione della persona, ha parlato del progetto come una forma di disponibilità e rispetto dell’altro. Bernardina di Mario, direttore della Casa di Reclusione di Spoleto ha ringraziato la Caritas per questo progetto ed ha sottolineato come «la pena va scontata con dignità e deve servire al cambiamento della persona. E noi da soli non ce la facciamo. È quindi importante lavorare in sinergia per il reinserimento dei detenuti nella società». Don Edoardo Rossi, direttore della Caritas diocesana, ha ricordato anche il coinvolgimento di alcuni ragazzi delle scuole superiori in questo progetto ed ha sottolineato come «in Carcere siamo entrati in punta di piedi, abbiamo ascoltato le storie dei detenuti senza pregiudizio e ci siamo da subito sentiti come in famiglia».

Barbara Sciaboletta, che ha redatto e rendicontato il progetto per la Caritas diocesana, e Cinzia Neglia di Caritas Italiana, che lo ha accolto e sostenuto, hanno sottolineato alcuni aspetti portanti del progetto. Sciaboletta si è soffermata sull’importanza di aver avviato dei rapporti tra il mondo del lavoro e il Carcere a favore di qui detenuti che sono al termine della pena. La Neglia, dal canto suo, si è soffermata sulla bellezza e la concretezza del progetto e si è detta emozionata nel vedere la realizzazione dei progetti che arrivano a Caritas Italiana. Vittoria Morichini, della Cooperativa “Il Cerchio” di Spoleto, ha elencato i numeri del progetto: 22 detenuti lo hanno accolto, mentre 15 sono stati i beneficiari finali (individuati con una pre selezione).«L’elevato numero di adesioni – ha detto – è segno che il progetto è stato ben accolto». Per i 15 detenuti è stato avviato un percorso di formazione interno sulle tre aree individuate (ristorazione, cura del verde e meccanica). Tre di essi, poi, sono usciti dal Carcare per completare la formazione nei vari luoghi. Alla fine, due di loro hanno proseguito il tirocinio con un contratto di lavoro.

Elisabetta Giovannetti, volontaria della Caritas, uno dei pilastri del progetto Farfalla all’interno del Carcere ha illustrato i segni concreti del progetto. Dal percorso sulla cura del verde: i detenuti hanno deposto in vaso dei semi e tre delle piccole piantine cresciute sono state donate al comitato “Daniele Chianelli” di Perugia, alla Casa Famiglia OAMI di Baiano di Spoleto e alla Locanda della Misericordia “Ponziano Benedetti” di Spoleto. Dal percorso sulla ristorazione, invece, è stato pubblicato un ricettario: il ricavato delle vendite andrà al sostegno delle opere della Caritas. Il ricettario può essere richiesto alla Caritas (0743 220485). Dal percorso sulla meccanica: è stato consegnato un disegno realizzato dallo stesso detenuto che ha preso parte al corso sulla potenza di un motore meccanico (il bozzetto è stato consegnato al direttore della Caritas don Edoardo Rossi).

Vito Braccio e Raffaele Russo, due dei detenuti beneficiari del progetto, hanno ringraziato l’opportunità ricevuta. «Ci è stata ridata la vita – hanno detto – anche se abbiamo sbagliato». A loro l’arcivescovo Boccardo ha consegnato l’attestato di partecipazione al progetto.

Le conclusioni della mattinata sono state affidate a mons. Francesco Antonio Soddu, vescovo di Terni-Narni-Amelia e già direttore di Caritas Italiana. «Questo progetto è stato utile in quanto è diventato un’opera con dei segni concreti. E questo fa molto bene alle nostre comunità. Abbiamo condiviso come nella vita ci confrontiamo con la forza del dolore e del peccato, ma la forza della misericordia è più forte. E la Caritas, grazie alle firme dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica, è in prima linea su questo fronte».

 

 

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