L’Arcivescovo ai microfoni di Radio Vaticana ricorda la figura del card. Eduardo Francisco Pironio del quale fu stretto collaboratore

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Un amico della gente e per tutta la gente. Così nel 2002 l’allora cardinale Bergoglio aveva ricordato in una commemorazione il cardinale Eduardo Francisco Pironio, deceduto nel 1998 e tra gli ideatori delle Giornate mondiali della gioventù. Venerdì 11 marzo mattina a Roma, nel palazzo del Vicariato il cardinale vicario Agostino Vallini, presiederà la sessione di chiusura della fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione del Servo di Dio Pironio. Per la parte attrice della Causa – la Conferenza episcopale argentina – sarà presente monsignor Carlos Malfa, vescovo di Chascomús. Nato in Argentina nel 1920 da emigrati friulani e ordinato sacerdote nel 1943, il cardinle Pironio è stato vescovo di Mar del Plata dal 1972. Giovanni Paolo II nel 1984 lo volle come presidente del Pontificio Consiglio per i Laici. È sepolto nel Santuario di Nostra Signora di Lujan, in Argentina.

Il ricordo del porporato nelle parole di mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto, che ha lavorato per diversi anni con il cardinale Pironio. L’intervista è di Marina Tomarro

R. – Il primo ricordo, la prima definizione che mi viene spontanea è quella di un uomo di Dio. Il cardinale era un uomo che sapeva trarre dai diversi eventi, anche da quelli più semplici, un rapporto con la Parola del Signore. Ricordo bene che a ogni incontro che si faceva al Pontificio Consiglio per i Laici lui arrivava con il lezionario e iniziava con un tempo di preghiera sulla lettura biblica del giorno ed era questo mettersi nella luce della Parola del Signore quello che gli dava la capacità poi di interpretare, di orientare anche le riflessioni e il lavoro comune. La seconda immagine è un’immagine di paternità. Il cardinale aveva una grande umanità e la sapienza del cuore per orientare, accompagnare, consolare. Quante lettere ha mandato nel mondo intero a quelle persone che si rivolgevano a lui per le cause più diverse.

D. – Il cardinale Pironio è stato anche tra gli ideatori delle Giornate mondiali della gioventù. Cosa ricorda di questo?

R. – Il cardinale raccolse l’intuizione di San Giovanni Paolo II proprio agli inizi della realizzazione delle Giornate mondiali. Quando lui terminò il suo servizio al Pontificio Consiglio per i Laici scrisse: “Io ho la gioia di essere stato, non per merito mio, ma perché il Papa mi ha voluto, il cardinale dei giovani”. Andando in giro per il mondo nelle Giornate mondiali lui riusciva a entrare in sintonia e a colloquiare con ragazzi che venivano da ogni parte del mondo, che si sentivano accolti, riconosciuti, e si creava un dialogo che era particolarmente eloquente, cioè un feeling spontaneo, immediato, gratuito che permetteva ai giovani di considerare il cardinale davvero un padre buono.

D. – Secondo lei, qual è l’eredità spirituale del cardinale Pironio?

R. – Il cardinale è stato un uomo di speranza. In ogni suo intervento parlava sempre della speranza: non di una speranza superficiale o sentimentale, ma di una speranza sicura, fondata sulla Resurrezione del Signore. E, dunque, questo sguardo di amore sulla realtà, anche sulla realtà più triste, sulla realtà ferita del nostro mondo. Lui sempre aveva questa chiave interpretativa: la gioia del Signore risorto che fonda la nostra speranza. Mi pare che questo sia il messaggio sintesi di tutta l’opera del cardinale: la speranza cristiana che affonda le sue radici nel sepolcro vuoto. Tutte immagini che il cardinale ha sempre utilizzato nei suoi interventi.

D. – Qual è il suo ricordo personale invece?

R. – Questa profonda spiritualità e questa umanità ricca. Direi che questo sia l’insegnamento che custodisco nel cuore di questa grande figura di sacerdote, di pastore. Una umanità che nasce dall’incontro con il Signore e che costituisce il cuore e la ricchezza vera di ogni cristiano, di ogni prete.

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