Avviato il cammino pastorale della Pievania di Santa Rita affidata a don Canzio Scarabottini, don Davide Travagli, don Nolberto Cardenas Rosas e ai Padri Agostiniani. Foto.

Avviato il cammino pastorale della Pievania di Santa Rita affidata a don Canzio Scarabottini, don Davide Travagli, don Nolberto Cardenas Rosas e ai Padri Agostiniani. Foto.

Avviato il cammino pastorale della Pievania di Santa Rita affidata a don Canzio Scarabottini, don Davide Travagli, don Nolberto Cardenas Rosas e ai Padri Agostiniani. Foto.

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Avviato il cammino pastorale della Pievania di Santa Rita affidata a don Canzio Scarabottini, don Davide Travagli, don Nolberto Cardenas Rosas e ai Padri Agostiniani. Foto.

Nel pomeriggio di sabato 21 ottobre 2023, con la Messa presieduta dall’Arcivescovo nel centro di comunità di Cascia, è stato avviato il cammino pastorale della Pievania di Santa Rita, che comprende le ex parrocchie di Cascia, Avendita di Cascia, Civita di Cascia, Poggioprimocaso di Cascia, Poggiodomo e Monteleone di Spoleto.

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La cura pastorale di questa Pievania è affidata in solido a don Canzio Scarabottini, Pievano, e a don Davide Travagli. Poi, ci sono: don Nolberto Cardenas Rosas, neo pro rettore del Santuario di Roccaporena, e i padri agostiniani della Basilica di Santa Rita. Nello specifico, don Canzio Scarabottini si prenderà cura delle zone di Avendita e Civita, di Poggiodomo e di Monteleone di Spoleto; don Davide Travagli, invece, si occuperà prevalentemente della città di Cascia e della zona di Poggioprimocaso. Con mons. Boccardo, don Canzio e don Davide hanno concelebrato don Nolberto Cardenas Rosas, neo pro rettore del Santuario di Roccaporena, padre Mario De Santis, osa, priore della comunità agostiniana di Cascia, don Mahlu Hagos Desta, collaboratore pastorale del Santuario di Roccaporena fino al prossimo mese di dicembre. Poi, c’erano i “patriarchi” del territorio, ossia quei presbiteri che per età non hanno più responsabilità dirette, ma che sono preziosi per la pastorale del vasto territorio: don Elio Zocchi e don Renzo Persiani, arcipreti emeriti di Cascia; don Giuliano Medori, parroco emerito di Avendita e Poggioprimocaso di Cascia; don Saverio Saveri, parroco emerito di Poggiodomo. Molti i fedeli casciani presenti, così come quelli del Sacro Cuore e di S. Sabino in Spoleto che hanno accompagnato con affetto don Davide. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania di Santa Rita. Presenti anche i sindaci di Cascia, Poggiodomo e Monteleone di Spoleto.

Nell’omelia mons. Boccardo ha condiviso alcune riflessioni sulla Parola del giorno: «Quando Gesù dice rendete a Dio quello che è di Dio e a Cesare quello che è di Cesare, fa appello alla libertà dell’uomo. Cosa dare a Cesare? L’onestà nel pagare le tasse: è anche così che si compie il proprio dovere. Cosa dare a Dio? La vita, che non va trattenuta ma donata, cercando di mettere il bene al posto del male. Gesù ci invita ad essere buoni cittadini e buoni cristiani». Poi, l’Arcivescovo ha illustrato la finalità della Pievania ed ha ringraziato don Canzio e don Davide per la generosità dimostrata ad intraprendere questa nuova avventura. E qui il Presule ha ribadito che «circa il progetto delle Pievanie sono state dette e scritte tante parole, fino a giungere ad affermazioni offensive nei riguardi della comunità casciana. Desidero qui chiaramente riaffermare che in Diocesi ogni comunità ha lo stesso valore e gode della stessa importanza. Non c’è differenza, infatti, tra una parrocchia di città e una di montagna; entrambe sono costituite da persone che hanno diritto di ricevere in pienezza il messaggio cristiano, indipendentemente dal loro numero e dall’età anagrafica, e al loro servizio devono essere poste le forze di cui disponiamo. A tutti è richiesta una vera conversione, che consiste nel superare il campanilismo così radicato tra di noi e interessi di parte o di territorio. Quanto ci apprestiamo a vivere è qualcosa di bello e avvincente: diventare comunità nelle quali non solo si parla, ma si esperimenta il Regno di Dio. Sono qui a tendere la mano e a chiedere collaborazione e impegno; abbiamo bisogno di cristiani gioiosi e non stanchi e lamentosi, testimoni credibili del fatto che il Vangelo può dare senso alla vita e non che si muovono secondo la logica del “si è sempre fatto così”».

Saluti di don Canzio e don Davide. Al termine della liturgia don Canzio Scarabottini ha dato il benvenuto a don Davide: «Ti auguro di vivere la bella esperienza che sto vivendo io in questa terra benedetta dalla presenza di Santa Rita. Mettiamoci al servizio delle comunità nella gioia, nella pace e nella serenità». Don Davide dal canto suo ha detto: «Venire nella terra di Santa Rita è una grande grazia per continuare. Vengo in una zona imbevuta di fede: vi chiedo di aiutarmi a camminare sulla via della santità».

 

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