Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2016

Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2016

Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2016

/
/
Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2016
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter
Solennità dell’Assunta 
Basilica Cattedrale di Spoleto, 15 agosto 2016 
 

Al culmine della stagione estiva, la Chiesa celebra il mistero di Maria assunta in cielo nella gloria di Dio. È una festa luminosa, perchè ci fa contemplare il pieno compimento de disegno di Dio in una creatura e quindi ci fa pregustare il destino di gloria a cui tutti siamo chiamati. La liturgia afferma infatti: «In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero della salvezza e hai fatto risplendere per il tuo popolo, pellegrino sulla terra, un segno di consolazione e di sicura speranza» (Prefazio). Maria è colei che si è lasciata avvolgere completamente dalla luce della grazia, si è lasciata “rivestire” – corpo e anima – dal sole divino, non sottraendo nulla al suo calore. Ella è veramente «la donna vestita di sole» di cui parla l’Apocalisse nella prima lettura (cf 12, 1), immagine viva della Chiesa, adorna della bellezza e dello splendore di Dio.

Con la sua morte corporale, Maria ha lasciato questo mondo, ma continua ad essere misteriosamente con noi. Ce lo testimoniano non solo le tante apparizioni mariane lungo i secoli, ma la grande venerazione a lei attribuita anche nelle nostre contrade in numerosi santuari, chiese e cappelle a lei dedicati. Davvero noi tutti la sentiamo Madre di Dio e Madre nostra, nostro soccorso nelle difficoltà, nostra perenne protezione. Soprattutto oggi, con la crisi economica che ha investito il mondo (pensiamo soprattutto a chi ha perso il lavoro o è in cassa integrazione o ai giovani che non lo trovano), sentiamo il bisogno di affidarci ancora una volta a lei, perchè volga il suo sguardo benevolo verso noi tutti, verso l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Le chiediamo anche di guardare a chi soffre, ai malati, agli anziani, ai poveri, a quei tanti che abbandonano il loro paese a causa della guerra, della persecuzione e della miseria.

La festa di oggi ci ricorda una delle verità più belle della nostra condizione di creature di Dio: nessuno di noi è destinato alla morte come fine del proprio essere. Dio ci ha creati per la vita. Anche se per il peccato e la fragilità del nostro corpo tutti subiremo la morte – l’ultimo grande nemico, la chiama l’apostolo Paolo – ci attende una vita senza fine nella resurrezione corporale: «Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita» (1 Cor 15, 20-27).

Questa fede ci aiuta a vivere nell’oggi in maniera diversa, a ridimensionare la nostra sete di benessere, la smania di avere, di acquistare il superfluo, diminuisce l’attaccamento alle cose, ai beni materiali. Sapremo resistere al dominio del materialismo, che tanto male ha causato alla nostra società, perchè ha diminuito la forza dello spirito? Forse tardivamente, davanti a questa crisi dobbiamo riconoscere che abbiamo voluto vivere al di sopra delle nostre possibilità e oggi ci rendiamo conto di non potercelo più permettere. La vita non è possesso, non è essere belli, forti, ricchi e in salute. La vita è ben altro, ci dice Maria. La vita è ascolto del Signore e non di noi stessi, è fiducia in lui. La vita è preghiera. La vita è incontro.

Maria intraprese una esistenza da discepola del Signore ancora prima di esserne la madre, perchè quel giorno a Nazareth non diede retta alle sue paure e ai suoi dubbi ma ascoltò la parola di Dio. Lei, giovane donna, si affidò e credette: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola». E dopo l’annuncio dell’angelo sentì il bisogno di muoversi dal suo piccolo villaggio, Nazareth, per andare da Elisabetta e condividere con lei la gioia di quanto Dio le aveva annunciato (cf Lc 1, 39-56). La gioia nasce dall’incontro tra donne e uomini che hanno capito il bisogno di parlarsi, di ascoltare insieme la parola di Dio, come i cristiani fanno ogni domenica partecipando alla Messa. Insieme, noi possiamo gioire di quanto Dio fa per noi, del suo amore, del suo perdono e ci uniamo al canto di Maria, il Magnificat. Sì, anche l’anima nostra magnifica il Signore e il nostro spirito esulta in Dio nostro salvatore, perchè nella sua misericordia ha guardato a noi, umili suoi servi. Lo sguardo di Dio è ricolmo di amore. Non possiamo rivolgerci a lui solo per domandare o addirittura pretendere per noi stessi, per rivendicare i nostri diritti magari contro gli altri. Impariamo quell’atteggiamento così raro oggi, l’umiltà e la gratitudine. Almeno a Dio dobbiamo essere grati, dobbiamo dire ‘grazie’, questa parola semplice quasi scomparsa dal vocabolario di ogni giorno, perchè il Signore non si stanca di sostenerci, di consolarci, di perdonarci. È il grande messaggio del Giubileo della Misericordia che stiamo celebrando.

 

Il nostro mondo materialista ha come tolto a tanti l’anima e il cuore, ha privato di quei buoni sentimenti che fanno la vita e costruiscono la convivenza in una città, in un paese, in un palazzo o una casa: la bontà, la solidarietà, il perdono, la magnanimità, lo sguardo e il giudizio benevoli, il rispetto, la cortesia, la sincerità, il parlar bene degli altri, l’amicizia. Al contrario, si sono moltiplicate le invidie, il rancore, l’animosità, la malizia nello sguardo e nel giudizio sugli altri, la maldicenza, il pettegolezzo, la litigiosità, la prepotenza e la violenza delle parole e dei gesti, la mancanza di rispetto, l’impazienza, l’inimicizia. E tutti stiamo peggio, mentre la società si imbarbarisce e talvolta la gente sembra come impazzita.

Il canto di Maria ci apre a una nuova prospettiva del vivere, perchè ci ricorda le parole di un umile che ha trovato forza non nella potenza o nella ricchezza, ma in una fede semplice che le ha permesso di pronunciare il suo sì. Il Magnificat insegna che è necessario riconoscere l’opera di Dio in noi per essere umili e grati, altrimenti si finisce per costruire una società di individui convinti di sé e pieni di orgoglio, che si combattono quotidianamente.

 

Certo, l’Apocalisse ricorda che non è tutto facile e spontaneo. Il male esiste, è forte, ed è significato nel brano che abbiamo ascoltato dal drago rosso con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi (cf Ap 12, 3). Esso tenta di aggredire la donna, simbolo di Maria e della Chiesa, perchè smetta di custodire la vita che viene dal Signore. Occorre essere consapevoli di questo nemico che vorrebbe allontanarci da Maria per impedirci di incontrare Gesù. Emerge qui il carattere agonico della vita cristiana. Non si può essere neutrali: siamo chiamati a scegliere di stare con il Signore. Per condurre ogni giorno questa lotta contro il potere del male, la festa di oggi viene ad invitarci a guardare un po’ più verso il cielo, cioè verso Dio, sollevando lo sguardo da noi stessi, rinunciando a considerarci il centro del mondo a cui tutti devono prestare attenzione e a pretendere dagli altri o a lamentarci: in questo modo il mondo andrà peggiorando sempre più.

 

Come guardare verso il Signore? Facciamo come la Vergine Maria: ascoltiamo Dio che ci parla, come fece lei, usciamo incontro agli altri, a cominciare dai poveri e dai bisognosi. Scegliamo di aiutarci, ribelliamoci all’individualismo che fa chiudere in se stessi, costruiamo città e paesi sull’amore reciproco e non sul litigio e sul pettegolezzo, come spesso avviene. E soprattutto accogliamo ed ascoltiamo il Signore nella liturgia domenicale, perchè lì saremo trasfigurati dalla presenza di Dio e perchè è dalla casa del Signore e della comunità cristiana che parte una forza di amore che assicura gioia e pace. La Vergine Maria aiuti tutti e tutti protegga.

ultime pubblicazioni

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

ultime pubblicazioni

Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Ut elit tellus, luctus nec ullamcorper mattis, pulvinar dapibus leo.

Seguici su Facebook