Assunta 2012

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Solennità dell’Assunta

Spoleto, Basilica Cattedrale, 15 agosto 2012


Nella persona di Maria assunta nella gloria celeste la fede cristiana vede realizzate le proprie certezze e le proprie speranze. Ma non possiamo ignorare che il contesto nel quale annunciamo e celebriamo questo mistero non sempre è recettivo nei confronti di quel delicatissimo capitolo che si riferisce al rapporto tra tempo ed eternità, tra Vangelo vissuto nell’oggi e il suo definitivo adempimento nel Regno di Dio. Il discorso è serio, dato che riguarda il grado di incidenza del messaggio cristiano nella società e nella cultura attuali. Appare necessario chiederci se c’è corrispondenza tra il “tipo” di consolazione e di speranza abitualmente da noi ricercato e il “tipo” offerto da questa celebrazione liturgica.

 

In Maria assunta nella gloria, la solennità di oggi celebra un tipo di esistenza che, accettando di inserirsi con crescente consapevolezza nel disegno divino, ne assume senza riserve tutta la logica e vi corrisponde con ferma fedeltà. È così che la vita di Maria si apre a quegli sviluppi che faranno della sua persona la più bella e la più completa «manifestazione» – dopo Cristo – di ciò che può diventare una creatura che sia docile all’azione dello Spirito. A questo livello, la consolazione e la speranza che andiamo ansiosamente cercando scaturiscono da un atteggiamento dell’esistenza che si preoccupa – prima e al di sopra di tutto – di cogliere le connessioni tra appello e risposta, tra vita e missione, all’interno di un disegno divino costantemente presente alla coscienza.

 

Si tratta di «consolazione» e di «speranza» che hanno i tratti del dono e del compito da discernere e vivere fedelmente. Perché l’Assunzione non è il «lieto fine» di una vita; è piuttosto il fiorire e il maturare di una esistenza che è ad un tempo pellegrinaggio, discepolato e missione. In questo orizzonte risuonano autentiche le parole del Prefazio, con cui proclamiamo le meraviglie operate da Dio e con cui rendiamo grazie: «Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria dei cieli. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza ed hai fatto risplendere per il tuo popolo pellegrino sulla terra un segno di consolazione e di sicura speranza».

 

La presenza di Dio accade nella storia; una storia non facile, connotata non già dal trionfo ma dalla debolezza, dalla sofferenza e dalla croce: così è per lsraele, per Cristo, per Maria, per la Chiesa. È la pasqua di Cristo la chiave giustificativa e interpretativa di tutto questo; e noi oggi tale pasqua la celebriamo accolta e, per così dire, «fruttificante» in Maria.

 

Volendo cogliere nella sua profondità il mistero che celebriamo, rileggiamo brevemente le tre letture della Messa. Esse evidenziano tre contrasti o conflitti: tra bene e male, tra vita e morte, tra povertà e potenza.

 

La prima lettura, dal libro dell’Apocalisse, descrive una visione conflittuale della storia: da una parte la donna con il figlio – segno del bene, della vita, della salvezza -, dall’altra il drago rosso incoronato – simbolo della potenza del male, della violenza mostruosa e distruttrice di cui vediamo ancora oggi tanti segni -, che vuole divorare il bambino. II drago si scatena contro la donna che fugge nel deserto dove sarà protetta e difesa da Dio. Questa donna è figura della Chiesa, del popolo dei santi, è figura di Maria. La Chiesa, e con la Chiesa ogni sincera volontà di bene che c’è nel mondo, avrà sempre di fronte la potenza del male, incontrerà sempre difficoltà e persecuzioni. Si tratta di un conflitto che percorre tutta la storia e che non finirà mai.

 

Tuttavia all’orizzonte c’è la salvezza e la piena vittoria del Signore, come assicura il canto che conclude il testo proclamato: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» . Si è compiuta malgrado il male e proprio nello scatenarsi del male. Dunque la Madonna ci dice: «Non perdete mai la fiducia. Sappiate vedere in ogni evento, in ogni situazione, il bene che sta venendo e trionfando». Così l’autore dell’Apocalisse ci insegna che nella lotta tra il bene e il male, sperimentata da ciascuno di noi, la vittoria definitiva appartiene al bene, a Dio, e possiamo e dobbiamo combattere con serenità e speranza.

 

Nella seconda lettura San Paolo ci offre la chiave per comprendere il mistero dell’Assunzione di Maria, mettendo in luce il contrasto tra la vita e la morte. Come Adamo – l’uomo vecchio che è ancora in noi – ha portato nel mondo la morte, così Cristo, accogliendo amorevolmente la volontà del Padre fino alla morte di croce e vincendola con la risurrezione, attrae l’umanità e il mondo intero verso la pienezza del Regno. In Gesù tutto è assunto e ricomposto. E Maria è il primo riverbero della vittoria della vita sulla morte, è la Regina dei risorti. Poiché ella è sempre e soltanto appartenuta a Dio, è anche la prima ad appartenere a Cristo risuscitato e glorioso. Dopo di lei, tutti i credenti verranno assunti in Cristo e in Dio. Non solo verranno assunti, ma già ogni momento di cammino del bene è un cammino verso la gloria di Maria, è un essere un po’ di più con lei in cielo.

 

Possiamo leggere lo stupendo inno del Magnificat, infine, come il canto della speranza, della serena certezza, della fiducia nelle scelte di Dio che privilegia i poveri e gli umili. In esso contempliamo quella dialettica del perdere-trovare, del soffrire-gioire, della debolezza contrapposta alla potenza che è tipica degli insegnamenti di Gesù. Proprio qui sta il nucleo dell’inno: Dio si rivela nella povertà, nella semplicità, nella donazione di un cuore puro e fedele. Maria si colloca nella schiera degli umili e degli affamati, su cui si erge il braccio del Signore per proteggerli e colmarli delle sue meraviglie. La povertà di cuore e di vita, I’abbandono fiducioso al Padre, sono la vera forza dirompente della storia, che riduce al nulla le potenze mondane. La vittoria quindi non è mai dell’egoismo né della prepotenza, bensì è della debolezza, della povertà e dell’umiltà, del cuore capace di comprendere, di amare e di accogliere.

 

Cogliamo allora il messaggio che ci viene dal mistero dell’Assunzione attraverso i testi biblici:

 

1. Maria è il modello verso cui si orienta l’itinerario universale dell’uomo e del mondo; nella sua assunzione contempliamo il recupero totale in Dio dell’essere umano. Di qui l’invito a ravvivare in noi il desiderio del paradiso e il senso religioso della vita dopo la morte, la fede nella risurrezione. Occorre pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza.

 

2. Il drago rosso, la potenza del male, continua a fare guerra, a perseguitare l’umanità e, in particolare, i credenti in Cristo. I tanti martiri del nostro tempo, anche degli ultimi mesi, ci dicono che il nostro cammino è fragile, faticoso, sofferto, crocefisso; la Madonna però ci aiuta ad entrare nella storia conflittuale decidendoci per Dio, scegliendo sempre lui pur nella debolezza e nella povertà, come ha fatto lei.

 

Di fronte alla mirabile méta che Dio ci ha preparato e che Maria ci addita, dobbiamo sentire la dignità e la responsabilità di accettare e conseguire, nella libertà, la nostra destinazione finale. Con Gesù e con Maria, le potenze del male non ci fanno paura, sapendo che già da ora veniamo giorno dopo giorno assunti in Cristo. È l’invito ad essere semplici e coraggiosi, umili, poveri e dediti al Vangelo, totalmente spalancati all’azione dello Spirito Santo che agisce in noi e nella Chiesa compiendo opere meravigliose. Ci insegni Maria a camminare nella via dell’amore e della dedizione, ci dia la speranza e la povertà di spirito, che tengano liberi i nostri cuori e agili i nostri animi per la ricerca dei beni eterni.

 

O Maria, sii tu la stella che ci guida, la luce nelle tenebre, il coraggio nella prova, il rifugio nel dolore. Tu che hai vissuto nella verità, accresci in noi la speranza che un giorno saremo con te assunti nella gloria. Proteggi la nostra Chiesa, la nostra città, proteggila da questo Duomo a te dedicato; proteggi le nostre famiglie, i lavoratori, i giovani, i bambini, gli anziani e i malati; abbi pietà di noi poveri peccatori e accompagnaci nella quotidianità fino all’ora della nostra morte.

E un giorno, o Madre di Cristo, accoglici nel Regno della gloria!

 

In Maria assunta nella gloria, la solennità di oggi celebra un tipo di esistenza che, accettando di inserirsi con crescente consapevolezza nel disegno divino, ne assume senza riserve tutta la logica e vi corrisponde con ferma fedeltà. È così che la vita di Maria si apre a quegli sviluppi che faranno della sua persona la più bella e la più completa «manifestazione» – dopo Cristo – di ciò che può diventare una creatura che sia docile all’azione dello Spirito. A questo livello, la consolazione e la speranza che andiamo ansiosamente cercando scaturiscono da un atteggiamento dell’esistenza che si preoccupa – prima e al di sopra di tutto – di cogliere le connessioni tra appello e risposta, tra vita e missione, all’interno di un disegno divino costantemente presente alla coscienza.

 

Si tratta di «consolazione» e di «speranza» che hanno i tratti del dono e del compito da discernere e vivere fedelmente. Perché l’Assunzione non è il «lieto fine» di una vita; è piuttosto il fiorire e il maturare di una esistenza che è ad un tempo pellegrinaggio, discepolato e missione. In questo orizzonte risuonano autentiche le parole del Prefazio, con cui proclamiamo le meraviglie operate da Dio e con cui rendiamo grazie: «Oggi la Vergine Maria, madre di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore, è stata assunta nella gloria dei cieli. In lei, primizia e immagine della Chiesa, hai rivelato il compimento del mistero di salvezza ed hai fatto risplendere per il tuo popolo pellegrino sulla terra un segno di consolazione e di sicura speranza».

 

La presenza di Dio accade nella storia; una storia non facile, connotata non già dal trionfo ma dalla debolezza, dalla sofferenza e dalla croce: così è per lsraele, per Cristo, per Maria, per la Chiesa. È la pasqua di Cristo la chiave giustificativa e interpretativa di tutto questo; e noi oggi tale pasqua la celebriamo accolta e, per così dire, «fruttificante» in Maria.

 

Volendo cogliere nella sua profondità il mistero che celebriamo, rileggiamo brevemente le tre letture della Messa. Esse evidenziano tre contrasti o conflitti: tra bene e male, tra vita e morte, tra povertà e potenza.

 

La prima lettura, dal libro dell’Apocalisse, descrive una visione conflittuale della storia: da una parte la donna con il figlio – segno del bene, della vita, della salvezza -, dall’altra il drago rosso incoronato – simbolo della potenza del male, della violenza mostruosa e distruttrice di cui vediamo ancora oggi tanti segni -, che vuole divorare il bambino. II drago si scatena contro la donna che fugge nel deserto dove sarà protetta e difesa da Dio. Questa donna è figura della Chiesa, del popolo dei santi, è figura di Maria. La Chiesa, e con la Chiesa ogni sincera volontà di bene che c’è nel mondo, avrà sempre di fronte la potenza del male, incontrerà sempre difficoltà e persecuzioni. Si tratta di un conflitto che percorre tutta la storia e che non finirà mai.

 

Tuttavia all’orizzonte c’è la salvezza e la piena vittoria del Signore, come assicura il canto che conclude il testo proclamato: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo» . Si è compiuta malgrado il male e proprio nello scatenarsi del male. Dunque la Madonna ci dice: «Non perdete mai la fiducia. Sappiate vedere in ogni evento, in ogni situazione, il bene che sta venendo e trionfando». Così l’autore dell’Apocalisse ci insegna che nella lotta tra il bene e il male, sperimentata da ciascuno di noi, la vittoria definitiva appartiene al bene, a Dio, e possiamo e dobbiamo combattere con serenità e speranza.

 

Nella seconda lettura San Paolo ci offre la chiave per comprendere il mistero dell’Assunzione di Maria, mettendo in luce il contrasto tra la vita e la morte. Come Adamo – l’uomo vecchio che è ancora in noi – ha portato nel mondo la morte, così Cristo, accogliendo amorevolmente la volontà del Padre fino alla morte di croce e vincendola con la risurrezione, attrae l’umanità e il mondo intero verso la pienezza del Regno. In Gesù tutto è assunto e ricomposto. E Maria è il primo riverbero della vittoria della vita sulla morte, è la Regina dei risorti. Poiché ella è sempre e soltanto appartenuta a Dio, è anche la prima ad appartenere a Cristo risuscitato e glorioso. Dopo di lei, tutti i credenti verranno assunti in Cristo e in Dio. Non solo verranno assunti, ma già ogni momento di cammino del bene è un cammino verso la gloria di Maria, è un essere un po’ di più con lei in cielo.

 

Possiamo leggere lo stupendo inno del Magnificat, infine, come il canto della speranza, della serena certezza, della fiducia nelle scelte di Dio che privilegia i poveri e gli umili. In esso contempliamo quella dialettica del perdere-trovare, del soffrire-gioire, della debolezza contrapposta alla potenza che è tipica degli insegnamenti di Gesù. Proprio qui sta il nucleo dell’inno: Dio si rivela nella povertà, nella semplicità, nella donazione di un cuore puro e fedele. Maria si colloca nella schiera degli umili e degli affamati, su cui si erge il braccio del Signore per proteggerli e colmarli delle sue meraviglie. La povertà di cuore e di vita, I’abbandono fiducioso al Padre, sono la vera forza dirompente della storia, che riduce al nulla le potenze mondane. La vittoria quindi non è mai dell’egoismo né della prepotenza, bensì è della debolezza, della povertà e dell’umiltà, del cuore capace di comprendere, di amare e di accogliere.

 

Cogliamo allora il messaggio che ci viene dal mistero dell’Assunzione attraverso i testi biblici:

 

1. Maria è il modello verso cui si orienta l’itinerario universale dell’uomo e del mondo; nella sua assunzione contempliamo il recupero totale in Dio dell’essere umano. Di qui l’invito a ravvivare in noi il desiderio del paradiso e il senso religioso della vita dopo la morte, la fede nella risurrezione. Occorre pensare al futuro in termini di gloria e di pienezza, non di decadenza.

 

2. Il drago rosso, la potenza del male, continua a fare guerra, a perseguitare l’umanità e, in particolare, i credenti in Cristo. I tanti martiri del nostro tempo, anche degli ultimi mesi, ci dicono che il nostro cammino è fragile, faticoso, sofferto, crocefisso; la Madonna però ci aiuta ad entrare nella storia conflittuale decidendoci per Dio, scegliendo sempre lui pur nella debolezza e nella povertà, come ha fatto lei.

 

Di fronte alla mirabile méta che Dio ci ha preparato e che Maria ci addita, dobbiamo sentire la dignità e la responsabilità di accettare e conseguire, nella libertà, la nostra destinazione finale. Con Gesù e con Maria, le potenze del male non ci fanno paura, sapendo che già da ora veniamo giorno dopo giorno assunti in Cristo. È l’invito ad essere semplici e coraggiosi, umili, poveri e dediti al Vangelo, totalmente spalancati all’azione dello Spirito Santo che agisce in noi e nella Chiesa compiendo opere meravigliose. Ci insegni Maria a camminare nella via dell’amore e della dedizione, ci dia la speranza e la povertà di spirito, che tengano liberi i nostri cuori e agili i nostri animi per la ricerca dei beni eterni.

 

O Maria, sii tu la stella che ci guida, la luce nelle tenebre, il coraggio nella prova, il rifugio nel dolore. Tu che hai vissuto nella verità, accresci in noi la speranza che un giorno saremo con te assunti nella gloria. Proteggi la nostra Chiesa, la nostra città, proteggila da questo Duomo a te dedicato; proteggi le nostre famiglie, i lavoratori, i giovani, i bambini, gli anziani e i malati; abbi pietà di noi poveri peccatori e accompagnaci nella quotidianità fino all’ora della nostra morte.
E un giorno, o Madre di Cristo, accoglici nel Regno della gloria!

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