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Avviata a Cannaiola di Trevi la seconda sessione dell’Assemblea Sinodale che la Chiesa di Spoleto-Norcia sta celebrando in questo anno pastorale 2016-2017. I delegati si sono ritrovati presso il santuario del beato Pietro Bonilli alle 15 di sabato 18 febbraio per un momento di preghiera e per una introduzione al tema della sessione “Per una Chiesa in comunione: rafforzare il senso di appartenenza”. L’Arcivescovo nel saluto iniziale ha ricordato ai delegati che siamo qui «per fare un’esperienza di condivisione e per ascoltarci reciprocamente. Nessuno deve fare lezione e nessuno è così ignorante da non poter offrire nulla.

Foto-gallery di sabato 18 febbraio 2017 / Foto-Gallery Messa di domenica 19 febbraio 2017 / Foto-Gallery Celebrazione Vespri, domenica 19 febbraio

Come in famiglia, ci sediamo attorno ad un tavolo per raccontarci il cammino fatto finora dalle comunità parrocchiali, ma soprattutto per vedere cosa si potrebbe fare in futuro nella nostra Chiesa affinché sia sempre più fedele al Vangelo. Dobbiamo essere consapevoli che stiamo svolgendo un servizio prezioso e ricchissimo e allora v’invito ad ascoltarvi senza giudizio per individuare così il vero bene di questa nostra Chiesa diocesana. Non dimentichiamo mai – ha concluso mons. Boccardo – che è la grazia del Signore a sostenerci. Senza di essa, le nostre parole sarebbero vane». Don Dario Vitali, della diocesi di Velletri-Segni, professore ordinario e direttore del dipartimento di Teologia Dogmatica alla Pontificia Università Gregoriana, ha introdotto ai delegati il tema della seconda sessione “Per una Chiesa in comunione: rafforzare il senso di appartenenza”. «Voi – ha detto don Vitali – non siete soltanto i membri di questa Assemblea Sinodale, ma siete le membra della Chiesa di Spoleto-Norcia, che trova la sua più alta manifestazione intorno al Vescovo e al presbiterio unito con lui nella basilica Cattedrale. Una Chiesa è capace di esprimere il senso della fede intorno al Vangelo. Più le comunità si formano partendo dal Vangelo, più esso è declinato meglio nel territorio di queste valli. È quanto hanno fatto i grandi testimoni della preghiera e della carità della Chiesa spoletana-nursina e cito, visto che siamo a casa sua, il beato Pietro Bonilli, che alla luce della Parola seppe leggere i segni del suo tempo, dando risposte significative, fino ad arrivare anche a fondare un Istituto religioso che da qui, da Cannaiola, si è irradiato in Italia e nel mondo. Per realizzare ciò in questo nostro tempo – ha proseguito – è indispensabile passare da una comprensione individualistica della vita cristiana ad una ecclesiale: tutti, infatti, siamo parte della Chiesa, di questa Chiesa particolare e in forza di ciò ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo per l’annuncio del Vangelo in questo tempo, trasmettendo alle nuove generazioni un fede che vale la pena essere vissuta». Al termine, i delegati si sono suddivisi in gruppi per affrontare i seguenti punti: La nostra identità; Mettere l’Eucaristia al centro della vita ecclesiale; Riproporre il valore della domenica, coltivare e rafforzare le relazioni; favorire la corresponsabilità. I lavori proseguiranno fino alle 19.00. 

Domenica 19 febbraio il ritrovo è stato alle 10.00 nel santuario del beato Pietro Bonilli per la celebrazione della Messa presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata dai presbiteri delegati all’Assemblea Sinodale.

Nell’omelia mons. Boccardo, spezzando con i presenti la Parola contenuta nelle letture della VII Domenica del tempo ordinario, ha spiegato la meta che Gesù indica a ciascuno: lavorare per imitare la perfezione di Dio. «A chi segue Cristo – ha detto il Presule – è chiesto di mettere in campo un di più, cioè quel qualcosa che va oltre le azioni programmate e monotone di ogni giorno e che spesso sono sottoposte alla logica del calcolo». Calzanti a tal proposito i versetti del Vangelo di Matteo proclamato durante la liturgia, che ben spiegano il significato di questo di più: “…se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due”. «Troppo spesso – ha proseguito l’Arcivescovo – siamo dei calcolatori: faccio una determinata azione perché ne ho un ritorno d’immagine, perdono solo se sono perdonato, saluto solo se sono stato salutato. Ma se fondiamo la nostra vita sul calcolo, automaticamente chiudiamo i nostri orizzonti, ci spegniamo dentro. Gesù, invece, ci dice che se vogliamo essere perfetti come il Padre dobbiamo superare il calcolo e allargare il cuore, consapevoli che Lui continua ad accoglierci semplicemente perché siamo figli».

E per i delegati all’Assemblea Sinodale qual è il di più richiesto? «Il sentirsi a casa nostra in Diocesi, in parrocchia e nella pievania», ha detto mons. Boccardo. «Queste realtà – ha proseguito – sono di tutti e non proprietà privata di qualcuno. Nella Chiesa nessuno è spettatore, mentre non c’è posto per i giudici, per quelli cioè che dall’esterno dicono si potrebbe, sarebbe preferibile, questo non va, quello non è buono ecc…, ma non si coinvolgono. Nell’Assemblea Sinodale siamo allora chiamati a riflettere sull’appartenenza a questa Chiesa di Spoleto-Norcia, piena di rughe e che a volte delude, alla quale però vogliamo bene e della quale siamo figli. Il volto della Diocesi sarà più bello tanto più sarà intenso l’impegno di ciascuno di noi per essa. Guardiamo allora con amore alla nostra Chiesa che non nasconde le zone d’ombra. Anzi è proprio lì che ci vuole il nostro di più. Prendiamo coscienza, dunque, delle ricchezze che già abbiamo in quanto figli di Dio e facciamo sì che esse continuino a portare frutto. Se però proseguiamo ad essere dei calcolatori – ha concluso l’Arcivescovo – diventiamo meschini e non troveremo quella serenità interiore che si conquista solo facendo il bene gratuitamente, senza calcolo». Prima della benedizione finale, mons. Boccardo ha proposto ai Delegati un di più per la giornata di domenica 19: spegnere i telefonini e concentrarsi sul lavoro di gruppo. «Siamo vissuti duemila anni senza cellulare – ha detto - possiamo privarcene tranquillamente per una giornata». 

La giornata di domenica si è conclusa alle 18.00 con la celebrazione dei Vespri nel santuario del beato Pietro Bonilli. Nella breve omelia l’Arcivescovo così si è espresso: «Siamo qui a cantare le lodo del Signore che ci ha condotto in queste due giornate di Assemblea Sinodale, suggerendoci quanto detto per il bene della nostra Chiesa diocesana. Lui ci apre una nuova prospettiva, ci consegna un’eredità che non si corrompe né si macchia: la certezza di avere un posto nella casa di Dio. E allora, nel vivere bene sulla terra, è necessario ricordare sempre la meta che ci attende, quel premio bello e grande già preparato da tempo e garantito con la resurrezione di Gesù. Questa dimensione soprannaturale non si tocca con le mani, ma è quella che ci permette di andare avanti. Anche la nostra Assemblea Sinodale – ha concluso il Presule – si colloca in questa prospettiva dell’attesa viva di questo luogo luminoso che è la casa di Dio». Poi, un grazie ai Delegati per la «vostra generosità. In questa operazione giocate un ruolo particolare per il futuro di questa Diocesi: conto su di voi, sulla vostra voglia di rendere più bella e luminosa questa nostra Chiesa di Spoleto-Norcia».