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Ricordati di me
Omelia dell’Arcivescovo nella notte di Pasqua
Spoleto, Basilica Cattedrale, 20 aprile 2019



Lo svolgersi di questa veglia santa abbraccia tutto il mistero della nostra salvezza: nella rapida corsa di un'unica notte si avverano preannunci e fatti profetici di vari millenni, come proclama il cantico della luce che abbiamo ascoltato all'inizio della celebrazione. Se ripensiamo, ripercorrendole come a volo di uccello, alle nove letture di questa veglia, possiamo notare in esse alcune costanti.


Abbiamo, da una parte, alcuni uomini che si fidano dell'agire di Dio e lasciano fare a lui, che si abbandonano a lui: è Adamo, il primo uomo, che si lascia plasmare da Dio; è Abramo, che accetta senza discutere un ordine incomprensibile; è Mosè, che guida il popolo nell'ora della liberazione. Dall'altra parte, invece, abbiamo degli avversari che resistono all'azione divina: dal disordine primitivo di una terra informe e deserta, agli egiziani che non accettano l'ordine di Dio. Tra queste due schiere di obbedienti e di oppositori, troviamo dei testimoni e dei profeti, che proclamano l'agire di Dio e ne indicano il senso: Isaia, Baruc, Ezechiele, Paolo nella Lettera ai Romani. Credenti, oppositori, profeti, testimoni. E, infine, abbiamo dei segni, dei fatti che avvengono: il mondo messo in ordine e ricco di ogni ben di Dio, l'uscita dall'Egitto, la pasqua ebraica, l'abbondanza del banchetto messianico.


Queste quattro costanti - uomini obbedienti, resistenti, profeti, segni di salvezza - le ritroviamo nell'ultima e conclusiva lettura: l'annuncio di Gesù risorto presso la tomba vuota.
Anche qui troviamo le persone fedeli (Maria di Magdala, Giovanna, Maria madre di Giacomo e le altre donne, che vanno presto a visitare il sepolcro); Pietro che corse al sepolcro, vide soltanto i teli e tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto; i segni della salvezza (la pietra rovesciata e la tomba vuota).


Dall'inizio dei tempi fino alla proclamazione della risurrezione c'è dunque un'unica realtà presente e operante: Dio creatore, guida del suo popolo; Gesù liberatore, salvezza e vita; lo Spirito Santo dato a coloro che credono in Gesù.


Noi pure viviamo questa sera le realtà che abbiamo contemplato. Viviamo anzitutto la situazione dei credenti, degli obbedienti alla voce di Dio, di coloro che sono pronti ad ascoltare la Parola. Davanti a tutti, queste persone che chiedono il battesimo, che sono qui per lasciarsi plasmare dalla mano di Dio per una nuova creazione, come Adamo; pronte ad obbedire, come Abramo; ad accogliere l'invito all'esodo, come Mosè; ad ascoltare l'annuncio del Risorto come le donne presso il sepolcro vuoto. Con loro, che sono qui per entrare nel cammino cristiano, ci siamo tutti noi che vorremmo essere come quel cero che si è lasciato docilmente accendere all'inizio di questa celebrazione e ora spande la sua luce.


Tuttavia questa sera c’è pure chi resiste, chi contrasta, come sempre nella storia di salvezza. Forse sono le resistenze interiori che portiamo in noi, la nostra poca fede, la nostra poca preparazione ad accogliere il Risorto. Chi resiste sono anche tutti quelli che questa sera hanno deciso che la celebrazione della veglia pasquale non ha senso per loro. Infine, ci sono le voci profetiche, che annunciano il mistero di Dio: anche a me è dato di essere ancora una volta la voce dell'angelo, per annunciare il Risorto, di essere come la voce di Paolo in questa assemblea. E a tutti voi è chiesto e sarà chiesto di essere, a vostra volta, come angeli e profeti per annunciare ovunque il mistero della risurrezione di Gesù.


Insieme a coloro che ascoltano, a coloro che resistono, a coloro che annunciano, ci sono poi i segni che si compiono questa sera in mezzo a noi, come nella storia di salvezza: il segno dell'acqua del battesimo che stiamo per celebrare, quel segno che tutti daremo rinnovando la nostra professione battesimale, il segno dell'eucaristia che celebreremo, il segno dell'assemblea che santifica la notte di Pasqua.


Dietro a queste realtà - obbedienze, resistenze, profezie, segni - c'è la presenza unica, ineffabile di Dio Padre che ci ama, che ci chiama suoi figli, la presenza di Cristo Signore risorto, la presenza del suo Santo Spirito che invade il nostro cuore, la presenza del mistero della grazia e della salvezza.


«Perché cercate tra i morti colui che è vivo? - dicono gli angeli alle donne. Non è qui, è risorto!». Noi crediamo, Signore, che il tuo Spirito, che abita in ciascuno di noi in grazia del battesimo e che abiterà in questi battezzandi, farà risorgere anche noi dopo la morte; ma già ora ci fa risorgere da tutte le nostre schiavitù. In questa santa notte noi possiamo bagnare gli occhi, le mani e il cuore con l'acqua nuova della vita e della risurrezione. Per questo rinnoveremo insieme le promesse del battesimo, perché sempre più possiamo vincere le nostre resistenze alla grazia, entrare nella schiera di coloro che obbediscono a Dio, diventare profeti della risurrezione in questa città e portare ovunque i segni della vita e della gloria di Cristo, a salvezza di tutti e a gloria di Dio.