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Ricordati di me

Messaggio alle autorità riunite nel Comune di Spoleto il giorno dell'ingresso in Diocesi

11 ottobre 2009

 


 

È con grande gioia, giungendo per la prima volta ufficialmente in questa sede, che incontro le Autorità regionali e provinciali ed i Sindaci di questa Città e dei Comuni che compongono il territorio dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Vi ringrazio vivamente della cordiale accoglienza che mi riservate e delle cortesi espressioni di saluto che mi avete rivolto.


A tutti voi e alle popolazioni che degnamente rappresentate il mio saluto di pace nel nome del Signore.


Percorrendone in queste settimane le strade, ho potuto scoprire ed ammirare le bellezze naturali ed artistiche che rendono così affascinante il territorio di Spoleto, della Valle del Clitunno e della Valnerina e che ben giustificano la conosciuta affermazione di Francesco d’Assisi: «Niente ho mai visto così pieno di fascino come la mia valle spoletana».

Come i 115 Vescovi che mi hanno preceduto, vengo come pellegrino: un pellegrino che intende unire il suo al cammino della gente di questa terra, mettendosi con loro alla sequela del Signore per ricercare la sua sapienza e la sua verità, capaci di suscitare fermenti di giustizia, di pace e di solidarietà per la costruzione della famiglia umana.

Vengo come amico, un amico di tutti gli uomini e le donne di buona volontà, del povero e del malato, di coloro che lottano con i problemi di ogni giorno, di quanti inciampano, cadono e si rialzano sul cammino della vita, di quelli che cercano e trovano e di quanti non hanno ancora trovato il significato profondo dell’esistenza e della libertà.

Vengo come pastore: per raccontare ancora una volta la storia dell'amore di Dio nel mondo; vengo come pastore di questa porzione di Chiesa che il Signore mi ha affidato perché la ami e la serva con tutte le mie forze; vengo per condividere con tutti indistintamente speranze e gioie, preoccupazioni e pene.

Vengo accogliendo come preziosa eredità la secolare e feconda presenza della Chiesa in terra umbra. In questa regione di nobili tradizioni religiose, storiche e culturali, dove fervono l'impegno e l'operosità dell'uomo, la Chiesa di Cristo è ben radicata ed operante. Erede di un singolare patrimonio spirituale, essa è una realtà viva e vivificante, come il lievito di cui parla il Vangelo (cf Mt 13, 33); la sua presenza forse non è rumorosa, ma non per questo è meno efficace nell'annuncio, meno generosa nella carità, meno disponibile nel servizio.

Le profonde e rapide mutazioni culturali, sociali e tecnologiche del nostro tempo richiedono di ripensare costantemente forme e modi della presenza della Chiesa nella città dell'uomo, tante sono le esigenze e le attese alle quali devono corrispondere l'annuncio del Vangelo e le iniziative della solidarietà fraterna. Quanto più urgono le necessità, tanto più la sua presenza deve essere operante e ricca di frutti. Rispettosa delle legittime autonomie e competenze, essa considera suo preciso mandato farsi presente in tutta la realtà: nella vita culturale, del lavoro, dei servizi, del tempo libero; impegnata in prima persona, intende offrire a tutte le componenti sociali, e da esse spera di ottenere, una collaborazione leale, fattiva e cordiale.

Pur non avendo risposte tecniche da fornire agli interrogativi posti dalla convivenza civile, la Chiesa sa di compiere la sua missione indicando nel Signore Gesù la causa, il fine e il modello dell'uomo autentico; offrendo gli imperativi della morale umana ed evangelica non come limiti o motivi di oppressione, ma come ragioni di pieno sviluppo della persona; additando delle mete per le quali ritiene valga la pena di vivere e, a nome di Cristo, donando la forza per raggiungerle. Il suo primo servizio all'uomo è quello della verità e della grazia, da cui deriva l'impegno dell'azione a vantaggio dei singoli e della comunità.

Essa desidera costruire, insieme con voi, una salda piattaforma di virtù morali, su cui edificare una convivenza a misura d'uomo.
«Tutti dipendiamo da tutti», scriveva il Papa Giovanni Paolo II (cf Sollicitudo rei socialis, 38). Ciò è vero in qualsiasi ambito e in qualsiasi ordine della vita umana, in particolare nell'ordine della convivenza civile e sociale. Questa interdipendenza può essere sentita come una coazione, oppure accolta e accettata come un dovere morale. Quando la si interpreta così, essa si trasforma in un valore: la solidarietà, che è impegno fermo e perseverante per il bene comune. Le nostre realizzazioni umane - lo sappiamo tutti - tanto valgono quanto si rivelano strumenti di servizio confronti dei nostri simili. Perché, ci ricorda Papa Benedetto nella sua Enciclica Caritas in veritate, «il primo capitale salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella integrità» (25).

Su questa linea desidero assicurare a tutti voi l’impegno fattivo e la collaborazione della comunità diocesana di Spoleto-Norcia e del suo Arcivescovo: procediamo insieme nel servizio alle nostre popolazioni per rendere possibile e sempre più umana, cioè degna dell’uomo, la vita sociale. Da parte nostra, vogliamo essere una Chiesa che - con simpatia - va incontro alla città e si fa cordialmente compagna di viaggio di ogni uomo e ogni donna, offrendo a tutti la parola della speranza e della consolazione che Gesù Cristo ha affidato ai suoi discepoli.

Mentre auguro che divenga sempre più stretto il rapporto di fiducia che vi lega alla gente, al servizio della quale siete chiamati ad operare con competenza e alto senso del dovere, auspico, nel solco della nobile tradizione che contraddistingue questa terra, che siano valorizzate sempre e pienamente tutte quelle virtù umane e cristiane che fanno parte del suo patrimonio ideale e spirituale.

Su tutti scenda la benedizione di Dio: lo Spirito del Signore illumini e sostenga il vostro lavoro quotidiano, vi dia forza e speranza, vi faccia operatori sapienti di concordia, di sviluppo integrale e di pace per le popolazioni che si affidano a voi, rinnovi costantemente in voi l'entusiasmo dell'impegno e la gioia del servizio alla comunità.