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Ricordati di me

san-ponzianoSan Ponziano, patrono di Spoleto e dell'Archidiocesi

Secondo la tradizione agiografica, Ponziano, diciottenne, di nobile famiglia locale, visse a Spoleto al tempo dell'imperatore Marco Aurelio (161-180). Dopo aver resistito, con una fede indomita, alla persecuzione contro i cristiani portata avanti dal giudice Fabiano, fu da questi condannato a diverse prove che non conseguirono l'effetto voluto dai persecutori. Alla fine venne condannato alla decapitazione, che fu eseguita il 14gennaio del 175.

Il giovane martire venne sepolto in un luogo vicino alla città, alle pendici del colle Ciciano o Luciano, nell'area cimiteriale detta "di Sincleta", dove ebbe dapprima una memoria poi una basilica. Analogamente a quanto avvenne a Roma anche a Spoleto le basiliche costruite sulle tombe dei martiri furono affidate alla custodia dei monaci, che ne curavano il decoro della liturgia e l'assistenza dei fedeli che vi si recavano a

pregare.

 

Fonti medievali ci testimoniano che come era accaduto a S. Sabino anche presso la tomba di S. Ponziano era sorto un monastero. Al tempo della Guerra Gotica a poca distanza dalla basilica di S. Ponziano fu ucciso dai soldati S. Giovanni Arcivescovo, i cui resti, alcuni secoli più tardi, la badessa Gunderada traslò in S. Eufemia, ed in seguito furono deposti in S. Pietro extra moenia.

La fama del martire uscì dall'ambito locale e nel 966 il vescovo di Utrecth trasportò nella sua città, che lo elesse compatrono, le reliquie del santo. Negli statuti del Comune redatti nell'anno 1347 leggiamo come le decisioni di maggior peso fossero prese, dopo aver invocato il patrocinio di S. Ponziano, nell'adunanza che si riuniva nella Piazza del Duomo.

Al santo fu dedicata anche la cappella del Palazzo Comunale; la Magistratura interveniva in forma solenne alla festa del martire, e, annualmente, quando c'erano dei territori di confine contesi da altri comuni, la Magistratura vi si recava in forma ufficiale e li attraversava gridando "San Ponziano! San Ponziano!" come segno indiscusso di appartenenza alla Città. Un illustre storico spoletino, il barone Achille Sansi, massimo conoscitore delle cose spoletine, parafrasando i Lezionari, ricorda come presso la tomba del santo avvenissero frequentemente fatti giudicati miracolosi: "...vengono ancora al sepolcro i malati e ritornano sani, vi accorrono gli infermi e sono guariti...".

Le "Risoluzioni Capitolari" del Capitolo della Cattedrale ci attestano come la devozione al santo avesse da sempre risvolti di pubblica ufficialità.
La sera del 14 gennaio del 1703, dopo i secondi vespri di S. Ponziano, un terribile terremoto squassò la zona appenninica fino a L'Aquila. A Spoleto e nel suo Comitato si ebbero molti crolli ma non si contò nessuna vittima. Questa singolare coincidenza fu attribuita all'intercessione del santo di cui si celebrava la festa, e, da allora fu invocato in occasione dei terremoti, tant'è che ancora la gente è solita dire "E' passato San Ponziano!" per dire "E' passato il terremoto". Fu composta una preghiera ufficiale di ringraziamento che recita:
"O Santissimo nostro protettore Martire Ponziano, che in virtù del triplicato Credo da Voi proferito nel Vostro morire, ne liberasti ne anni scorsi, nel giorno anniversario gli dei vostri trionfi, da triplicate e spaventose scosse del terremoto: vi preghiamo liberacene ancora nei tempi a venire..."

In segno di ringraziamento, e, per invocarne il patrocinio, fu offerto un artistico reliquiario d'argento ove fu riposta una costola del Santo che era stata portata a Spoleto da Fra Tommaso da Spoleto, che l'aveva ottenuta dal Re di Francia, nel settembre del 1702. Esso veniva portato in processione quando si avvertivano lievi scosse di terremoto. La devozione a San Ponziano ebbe una forte ripresa in tutta la Diocesi; altari dedicati al santo furono edificati in diverse chiese; l'iconografia lo presentava o come cavaliere con la bandinella bianca crociata di rosso o coglieva l'attimo della decapitazione, come nell'altare che fu eretto a Cerreto.

Dopo il terremoto della notte fra il 4 e 5 giugno 1767 fu portata in processione per la Città la reliquia della sacra Testa, e vi intervenne la Magistratura in forma ufficiale; vi presero parte anche tutte le famiglie religiose dimoranti in Città e le confraternite di Spoleto e del contado.

Dopo il terribile terremoto del 20 maggio del 1895, nonostante il forte laicismo dei tempi e i numerosi anticlericali e massoni che ricoprivano le cariche pubbliche, vi fu una imponente processione di ringraziamento con la partecipazione di tutte le Istituzioni presenti in Città.