Trevi festa di S. Emiliano. Pontificale dell’Arcivescovo: «Emiliano ci sfida ad essere coraggiosi, a non accontentarsi delle mezze misure». Foto.

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Trevi, festa di S. Emiliano 2022

Tu di Trevi sei il Pastore, con la luce della fede. Tu ci guidi a Dio Signore”. È il ritornello dell’inno a S. Emiliano cantato nel Duomo di Trevi venerdì 28 gennaio 2022, festa liturgica del vescovo e martire armeno. Il solenne pontificale è stato presieduto dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrato dai parroci di Trevi, Borgo Trevi, Bovara e Santa Maria in Valle don Jozef Gercàk e don Kamil Ragan, dal parroco di Cannaiola di Trevi e vicario generale della Diocesi don Sem Fioretti, dal parroco del Sacro Cuore in Spoleto e vicario episcopale per il clero don Davide Travagli, dal priore di Bevagna don Claudio Vergini, dal passionista padre Maurizio Buioni, dal priore emerito di Trevi e canonico della Cattedrale di Spoleto don Angelo Nizi, dal parroco emerito di Castel Ritaldi don Fabrizio Maniezzo. Erano presenti quattro diaconi (due in cammino verso il sacerdozio e due permanenti). Il servizio all’altare è stato curato da alcuni ministranti, coordinarti dal cerimoniere arcivescovile don Pier Luigi Morlino. Il canto è stato curato dalla corale interparrocchiale della zona di Trevi. Presente il sindaco Bernardino Sperandio che ha donato, a nome del Comune, l’olio per la lampada in onore di S. Emiliano.

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La statua di S. Emiliano. Nel Duomo di Trevi, come da antica tradizione, è stata esposta la statua in legno di tiglio dal peso di 350 kg rappresentate il Santo armeno sul trono, in atto benedicente e che durante l’anno è conservata in un credenzone in noce all’interno della chiesa. È stata scolpita nel 1753 da Pietro Epifani di Foligno. Da due anni, a causa della pandemia, non si tiene, la sera del 27 gennaio, la storica processione dell’Illuminata che porta per le vie di Trevi la statua di S. Emiliano. Si presume che il tragitto della processione sia lo stesso dal 1264, anno in cui fu ampliata la cerchia muraria di Trevi.

Trevi, festa di S. Emiliano 2022

L’omelia dell’Arcivescovo. «È bello – ha detto mons. Boccardo – fare memoria di chi ci ha preceduto. Emiliano è venuto da lontano, è stato predicatore generoso e appassionato, fedele fino alla fine alla missione che aveva ricevuto (fu ucciso nel 303 d.C. per non aver rinnegato la fede, ndr). Dal suo sangue – ha proseguito l’Arcivescovo – sono fiorite queste comunità cristiane di Trevi e noi raccogliamo la sua testimonianza. Il nostro Santo patrono ci insegna che la fede cristiana è una cosa seria che non si può piegare alle mode del momento. Emiliano ci sfida ad essere coraggiosi, a non accontentarsi delle mezze misure, a dire dei sì e dei no al momento giusto. Lui era un uomo normale come tutti noi, ma è riuscito ad essere fedele ad un progetto di vita. E per questo le popolazioni di Trevi lo hanno eletto patrono, intercessore. Un po’ come Mosè che si è messo di mezzo tra il popolo e Dio ed ha parlato a Dio in favore del popolo. Emiliano ancora svolge questo ministero. Si mette davanti a Dio e gli dice: ricordati di Trevi, di quanti hanno compiuto gesti di solidarietà in queste valli, dei frutti di questa terra (l’olio in particolare). Anche noi – ha concluso il Presule – possiamo essere persone di bene, generose, disinteressate, capaci di perdono, di lasciare dei gesti di bene attorno a noi, di prendersi cura di chi è in difficoltà. Il Santo ci esorta a compiere questi gesti in casa e nella comunità, accantonando la cattiveria: ciò incide e si proietta in tutta la società. Questa è la vera devozione per S. Emiliano».

Trevi, festa di S. Emiliano 2022

S. Emiliano. Miliano era un giovane venuto dall’Armenia verso la fine del III secolo d.C., attratto – come molti giovani delle regioni orientali – dalla luce di Roma ravvivata dalla forza del cristianesimo. La sua fede e la sua carica di evangelizzazione indussero papa Marcellino a nominarlo vescovo nel 296. E Trevi, che a causa delle persecuzioni contro i cristiani sempre più numerosi, era rimasta senza un Pastore, ebbe in lui il suo primo Vescovo. Egli operò a Trevi con tale fervore, da non poter sfuggire alla persecuzione dell’Imperatore romano Diocleziano, rappresentato nel territorio dal proconsole Massimiano. Fu, dunque, arrestato e condotto davanti al proconsole stesso. Invitato a sacrificare agli dei, egli rifiutò: il martirio cominciava. Molti sono gli episodi miracolosi legati alla sua morte gloriosa secondo quanto dice la “Passio Sancti Miliani”: restò incolume all’assalto del leoni nel circo, al supplizio della ruota, all’immersione nelle acque del fiume Clitunno … finché, legato ad un giovane ulivo – nel territorio di Bovara – fu decapitato. Era il 28 gennaio del 303.

 

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