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Ricordati di me

Oltre 250 studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori del territorio della Diocesi di Spoleto-Norcia si sono ritrovati, venerdì 15 febbraio, al Cinema Corso di Spoleto per partecipare al convegno “Le domande della fede”. L’evento è stato organizzato dagli uffici diocesani di Pastorale giovanile e Scuola con l’obiettivo di aiutare i giovani a trovare delle risposte alle loro infinite domande. Il metodo scelto è stato quello del dialogo tra gli studenti e un “esponente” della Chiesa che del mondo dei ragazzi se ne intende: mons. Domenico Sigalini, vescovo di Palestrina e Assistente nazionale dell’Azione Cattolica, primo responsabile (era il 1993, ndr) del Servizio nazionale di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana.

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Presente naturalmente l’arcivescovo Renato Boccardo che ha definito l’incontro «una bella occasione per stare insieme, per trovare le parole giuste alla costruzione di una risposta ai tanti interrogativi che ci portiamo dentro». La canzone Ho perso le parole di Luciano Ligabue, cantata da Daniela Pupella, ha preceduto l’intervento di mons. Sigalini, creando il clima opportuno per affrontare tematiche importanti. Il Vescovo di Palestrina ha immediatamente conquistato l’attenzione dei ragazzi con il suo modo di comunicare diretto, chiaro e semplice, dal quale è emersa la sua grande passione per i giovani. «È bello essere giovani», ha detto. «Essere giovani è aprire la mente, incuriosirsi delle cose belle del mondo, della scienza, della poesia, della bellezza. Essere giovani è sognare che oggi ci divertiremo al massimo, anche se qualche volta quando torni e chiudi la porta dietro le spalle ti sale una noia insopportabile. Essere giovani è avere il cuore a mille perché ti ha guardato negli occhi e ti senti desiderata. Essere giovani è sentirsi precari: oggi qui, domani là, un po’ soddisfatto e subito dopo scaricato. Essere giovani è gradire che ti diano delle dritte, ma che non gli venga in mente a nessuno mai di dirti che cosa devi fare. Essere giovani è sentire che nel pieno dello star bene ti assale una voglia di oltre, di completezza, di pienezza che non riesci a sperimentare. Hai un cuore che si allarga sempre più, le esperienze fatte non sono capaci di colmarlo. Essere giovani – ha proseguito - è sentirsi dentro un desiderio di altro cui non riesci a dare un volto, anche il ragazzo più bello che sognavi ti comincia a deludere e la ragazza del cuore ti accorgi che ti sta usando. Essere giovani è alzarsi un giorno e domandarti, ma dove sto andando, che faccio della mia vita, chi mi può riempire il cuore? Posso realizzare questi quattro sogni che ho dentro, c’è qualcuno che lassù mi ama? Che futuro ho davanti? Essere giovani è capire che divertirmi oggi per raccontare domani agli amici non mi basta più. È avere una sete che non ti passa con la birra; avere rotto i tabù di ogni tipo - spinello, coca, ragazzo - ma sentire ancora un vuoto». Dopo queste affermazioni, mons. Sigalini ha chiarito agli studenti come sia importante, per rispondere alle grandi domande sul senso della vita, mettere Gesù al centro, farsi incantare dalle sue parole, farsi trapassare dai suoi occhi. «Anche perché, cari ragazzi, - ha detto il Presule – le risposte ai vostri quesiti non vengono solo dalle materie che studiate, dalla scienza o dai teoremi brillantemente dimostrati: ci vuole uno sguardo più ampio che solo la fede può dare. È Gesù che dà il senso della vita». Dopo queste brevi riflessioni, si è avviato un interessante dialogo tra gli studenti e il Vescovo che ha toccato molti aspetti: etici, religiosi, culturali, educativi e altro. Nel rispondere ad un ragazzo che chiedeva come mai la Chiesa gode di tanti privilegi, mons. Sigalini ha detto: «Vorrei dirvi, cari ragazzi, che la Chiesa aiuta moltissime famiglie in difficoltà, nelle nostre Caritas c’è un fila infinita di gente che chiede aiuto, la Chiesa spesso è l’unico luogo dove chi bussa trova una risposta. D’accordo, possiamo anche disfarci di tutte le opere d’arte che sono conservate nelle chiese o nei musei, di tutte le suppellettili e altro. Ma cosa abbiamo risolto? Forse tamponiamo l’emergenza per un periodo limitato di tempo. E poi si ricomincia da capo, con la gente che torna a chiedere aiuto». Sul perché delle dimissioni del Papa ha detto: «Lo ha fatto perché si ritiene non più in grado di guidare la Chiesa. È stato un gesto che esprime appieno la sua signorilità, il suo non attaccamento alla poltrona. Non c’è stato nessun tradimento, come qualcuno vuol far emergere, solo la dolcezza unica di questo Papa per la “sua” Chiesa». Sull’importanza dell’Anno della Fede ha affermato: «Con questo speciale anno la Chiesa ci dice: decidetevi ad avere fiducia nel Signore. Sforzatevi di vivere liberamente l’incontro con Dio». Infine, sul senso del dolore: «La sofferenza – materiale, spirituale, corporea – è una grande risorsa per la Chiesa, ci aiuta a raggiungere ideali che altrimenti non avremmo. E questo ve lo posso dimostrare personalmente, perché a seguito di una caduta in un dirupo sono stato malissimo, stavo per morire, sono rimasto immobile a letto per due mesi, ho subito interventi chirurgici, ho pianto e sofferto». La mattinata si è conclusa con un altro brano musicale cantato sempre da Daniela Pupella: Come un pittore dei Modà.