Accedi

Accedi al tuo account

Nome utente *
Password *
Ricordati di me

«Ge­sù è na­to per ridare un senso alla nostra storia. Egli ha in­fatti ­as­sunto per noi la triplice avventura del vivere, del soffrire e del mori­re. Nel cuore di questa notte segnata dal rumore di combatti­menti sempre rinascenti, dal crepitio delle armi, dal gemito dei prigionieri e di quanti so­no senza lavoro, ammala­ti e soli, Gesù viene a rida­re una spe­ranza alle nostre dispera­zioni, offrire una luce alla nostra ricerca e un senso alle no­stre sofferenze, a portare un conforto al no­stro smarrimento». È un passaggio dell’omelia che l’Arcivescovo ha tenuto la notte di Natale nella Basilica Cattedrale di Spoleto.

Il giorno di Natale, invece, il Presule ha celebrato, alle 9.30, la Messa all’Hospice di Spoleto, portando la consolazione del Figlio di Dio fatto uomo ai malati terminali e ai loro familiari. Alle 11.30, poi, ha celebrato la Messa del giorno in Duomo. Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato ai molti fedeli riuniti come il Natale tra tutti i ricordi del passato è quello evocato con maggior fervore. «Perché tutto ciò?», si è chiesto il Vescovo. «Nel solo fatto della celebrazione del Natale c’è qualcosa – ha detto - che ci supera e sfugge a tutte le leggi della socio­logia, del­la psicologia e anche della religione; qualcosa che nes­suna tra­dizione acquisita saprebbe giustificare. Si tratta di un “fenomeno” che, da duemila anni, attraversa tutte le cul­tu­re, le civiltà e le epoche e raggiunge il più profondo dei cuori. È come se l’uomo (più o meno consciamente, è vero, ma an­che in modo molto reale) ritrovasse qui il ricordo di qualcosa di es­sen­ziale. Si tratta dei beni più preziosi e desiderati: la verità, la li­ber­tà e l’amore, ­tre doni la cui sorgente sgor­ga a Natale».

Il primo dono del Natale, dunque, è la verità, oggi ridotta alla semplice sincerità: ciò che è vero per sé è percepito come vero in sé. Ed ecco allora che scetticismo, nichilismo, ­­­esi­stenzialismo, relativi­smo di­ven­tano altrettante “religioni”. «Il Natale, invece, - ha affermato mons. Boccardo – ci dice che la verità è Dio stesso che illumina, conduce e governa il mondo. Solo il creatore dell’uomo può dire all’uomo tutta la verità circa la sua vita».

Il secondo dono del Natale è la libertà. Si è chiesto il Presule: «A che cosa ser­ve vivere, se poi bisogna morire? A co­sa serve essere liberati da una folla di alienazioni, se è per rimanere, nel più profon­do di noi stessi, pri­gionieri del nostro mon­do, del nostro peccato? A cosa serve essere autonomi, rea­liz­zati, ricchi, ammirati, se poi rimaniamo schiavi di noi stes­si o alla mercé di un rovesciamento di carrie­ra o di un problema di salute?». Con la nascita del Salvatore è restituita all’uomo la libertà più vera, malgrado le tante contraddizioni. «La morte rimane – ha detto ancora l’Arcivescovo -, ma diventa l’ingres­so nella vita. I no­stri peccati persistono, ma possiamo ottenerne il perdono. Restia­mo ancora schiavi di noi stessi, ma è possibile ­svuo­tar­si di sé per accogliere la vita di Dio. Siamo de­bo­li e pau­rosi, ma a tut­ti è data la grazia sufficiente per diventare santi».

Il terzo dono del Natale è l’amore. Tutti vorremmo a­ma­re ed essere amati. Ma conosciamo fin troppo bene le difficoltà che dobbia­mo continuamente superare per realizzare un tale progetto. Che cosa ci rivela in proposito il Natale? «Una meravi­gliosa Buo­­na Noti­zia: noi siamo amati senza misura da Dio stes­so, e pos­siamo a­mar­lo, in risposta, con tutto noi stessi», ha detto mons. Boccardo. «Davanti alla tenerezza manifestata dall’Onnipotente che si fa “pic­co­lo bambino” – ha concluso il Vescovo - come non sentirci chiamati ad amarlo e a la­sciarci amare? Un desiderio immenso di comunione discende dal cielo e coinvolge tutta la terra: Dio è nell’uomo e l’uomo abi­ta in Dio».