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Basilica di S. Eufemia

La Basilica di S. Eufemia sorge all’interno del Palazzo Arcivescovile, la cui area era occupata dalla residenza dei Duchi Longobardi, come ricordano i documenti dei secoli VIII e IX. La prima notizia del monastero di S. Eufemia e dell'annessa chiesa risale al secolo X, quando la badessa del Monastero di S. Eufemia, chiese al monaco benedettino Giovanni Cassinese di scrivere la vita di S. Giovanni Arcivescovo di Spoleto.

Verso la metà del secolo XII il complesso fu adibito a Palazzo Vescovile, probabilmente in seguito ai lavori di ampliamento della cattedrale che comportarono l'utilizzo dell'area occupata dalla antica residenza dei Vescovi.

Verso la fine del XIV secolo fu commissionato ad un modesto pittore di ritrarre il complesso del Palazzo Vescovile; costui ci ha lasciato, nei locali dell'azntica cancelleria, se così si può dire, un'istantanea del complesso e di S. Eufemia prima che cominciassero i grandi interventi edilizi sulle strutture del palazzo. Verso la metà del XV secolo la diocesi spoletina fu retta dal Patriarca d'Alessandria, il veneziano Marco Condulmer e all'incirca a quell'epoca la chiesa sembra aver cambiato l’antico titolo di S. Eufemia o S. Giovanni Arcivescovo, in quello di S. Lucia, e venne realizzato il trittico per l'altare maggiore, oggi conservato al Museo Diocesano.

Abside Sant'Eufemia

Alla fine del XV secolo è riferibile il dipinto del semicatino dell'abside principale che presenta l'Eterno tra i cherubini.

L'interno, pur nella esiguità degli spazi, colpisce per la giustezza di ritmi e di proporzioni: le colonne e i pilastri, spesso ottenuti con elementi di spoglio provenienti da edifici classici ed alto medioevali, scandiscono le tre navate; la presenza di matronei, è stata posta in relazione con la tradizione secondo cui Sant'Eufemia occupò l'area dell'antica residenza regia e ducale dove, sul tipo della cappella palatina di Aquisgrana, esistevano i matronei.

Matroneo Sant'Eufemia

La navata centrale è preceduta da un nartece interno, che occupa lo spazio della prima campata e rende possibile la comunicazione fra i due matronei;

Basilica di Sant'Eufemia - Particolare della colonna

la copertura è a volte. Fra la seconda e la terza campata è usato come sostegno un pilastro preziosamente decorato su 3 facce, resto di una trabeazione che doveva appartenere ad un ricco edificio altomedioevale; sulla seconda colonna un affresco rappresentante S. Lucia, datato 1455; sul terzo pilastro è rappresentata una Santa martire, affresco riferibile a Bartolomeo da Miranda.

Nel presbiterio l'altare marmoreo, è ornato di un bellissimo paliotto del sec. XIII, arricchito di ornati cosmateschi e cinque finissimi rilievi rappresentanti l’Agnus Dei ed i Simboli degli Evangelisti.

Nona SalaIl passetto è stato ricavato nell’antico passaggio che collegava il Palazzo Arcivescovile con la Basilica di S. Eufemia. La basilica, infatti, è nata come chiesa inserita in un complesso, sia esso monasteriale o di palazzo. Quando nel 1907 iniziarono i lavori di restauro della basilica, il passaggio sopraelevato che collegava il palazzo alle gallerie superiori della chiesa venne demolito. Purtroppo l’abbattimento del corridoio, nato da un’erronea e arbitraria interpretazione della chiesa come pieve romanica isolata rispetto al complesso palatino, creò un notevole sbilanciamento della struttura rispetto al cortile interno. Fu l’Arcivescovo Riccardo Fontana a ripristinare il passetto durante i lavori di restauro del 1999, sulla base di un affresco eseguito nel XIV secolo, che testimonia l’aspetto del Palazzo Arcivescovile e della Basilica di S. Eufemia in quell’epoca. È detta Sala di Berengario in ricordo della visione avuta da Berengario di Saint’Affrique, vicario del Vescovo Pietro Trinci che risiedeva ad Avignone, mentre pregava nella Basilica di S. Eufemia.

Nel Passetto sono esposti dipinti del XVIII secolo e, a rotazione, paramenti liturgici, tessuti antichi e suppellettile liturgica.

Ottava SalaLa Cappella Palatina o del Cardinale presenta una decorazione a tempera grassa, opera di un pittore di ambito romano del 1660 circa. Il ciclo comprende l'allegoria della Chiesa, nello spazio sopra la porta di ingresso, a destra e a sinistra i Santi Pietro e Paolo e nei pennacchi gli Evangelisti. Nei cornicioni della cupola sono dipinti motivi decorativi ed angeli. Il ciclo barocco della Cappella del Cardinale è una delle più interessanti realizzazioni seicentesche di Spoleto.

Settima SalaLa sala era un unico ambiente con l’attiguo Salone dei Vescovi fino ai lavori che fece eseguire il Card. Orsini nel 1580; il soffitto attuale fu realizzato ai tempi di Mons. Vincenzo Dell'Acqua dopo i guasti provocati dal terremoto del 1762. Da qui è possibile accedere al “Salone dei Vescovi”, antico salone d'onore o sala del trono, che prende il nome attuale dai ritratti dei vescovi spoletini che ne ornano le pareti. Nella sala sono esposti dei capolavori del barocco romano e del secolo XVIII.

Sesta SalaLa sala è menzionata nelle cronache del palazzo come “Camera del Cardinale”, ed alla fine del secolo scorso presentava ancora un ricco letto a baldacchino ed armadi in legno di noce intagliato. La decorazione dell’ovale al centro della volta fu eseguita ai tempi di Mons. Lorenzo Castrucci, Vescovo di Spoleto dal 1617 al 1655. Nella sala attualmente è allestita un’esposizione monografica dedicata alla iconografia della Madonna del Rosario.