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Ricordati di me

Cari Confratelli,

  1. avete certamente preso conoscenza del Decreto con il quale, in data 19 marzo u.s., la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti ha fornito alcune indicazioni generali circa la celebrazione del Triduo Pasquale della Pasqua in tempo di Covid- 19. In proposito, chiedo a tutti per ora di non assumere decisioni e predisporre programmi ma di attendere quanto definirà la CEU per la nostra Regione, nel rispetto della norma stabilita dall'Autorità civile e sulla base delle linee di azione che saranno comunicate prossimamente dalla CEI. È una misura di prudenza tesa ad evitare un "fai da te" rischioso e problematico, che - al confronto tra Diocesi e, al loro interno, tra parrocchie - consegni un'immagine frammentata. Nessuno pertanto si attribuisca deroghe improbabili o ponga gesti creativi che metterebbero i confratelli in difficoltà.
  1. In queste settimane, si sono levate qua e là voci diverse e discordanti circa la S. Messa che i sacerdoti celebrano quotidianamente "da soli" sebbene "pro populo"; qualcuno è arrivato ad affermare che «senza la presenza del popolo non c'è Eucaristia». Non è questo il luogo per entrare in discussioni approfondite, che potremo affrontare in momenti più favorevoli. Ritengo però doveroso condividere con voi alcune convinzioni, riferendomi liberamente a quanto è stato scritto recentemente da un commentatore: la fede della Chiesa e la Tradizione ci insegnano che nessuna Messa è solitaria, perché ogni celebrazione avviene sempre a nome di "tutta" la Chiesa (cf CCC 1553) e non solo degli astanti (cf SC 33) e in favore di tutti gli uomini (cf CCC 1368), inclusi i defunti bisognosi di purificazione (cf CCC 1371). La Messa dunque ha sempre natura "pubblica".

Particolarmente in momenti come quello attuale il sacerdote, costituito «per la santificazione del suo popolo e per l'offerta del sacrificio» (cf Rito di ordinazione), insieme alla propria, offre nella Messa la vita di coloro che non si sono potuti radunare con lui. Così, infatti, «la vita dei fedeli, la loro lode, la loro sofferenza, la loro preghiera, il loro lavoro, sono uniti a quelli di Cristo e alla sua offerta totale, e in questo modo acquistano valore nuovo» (CCC 1368). Proprio perché è l'Eucaristia che fa la Chiesa e non viceversa, anche l'Eucaristia celebrata in solitudine fisica edifica la comunità cristiana, invoca l'azione di Dio ed ottiene abbondanza di grazia e benedizione (esistono infatti le Messe "votive" per l'unità dei cristiani o per l'umana concordia, sebbene ad esse non prendano parte tutti i cristiani né tutta l'umanità).

Vi ringrazio dunque ancora una volta per la dedizione generosa e la fantasia creativa che state dimostrando nel servizio pastorale - ora con modalità così diverse da quelle abituali - e vi esorto a non venire meno all'offerta quotidiana "pro populo" del sacrificio di Cristo. Ogni volta che in questi giorni celebriamo la Messa, non ci è difficile ritrovare raccolta idealmente attorno all'altare tutta la nostra gente: a nome loro e insieme con loro deponiamo sulla mensa eucaristica preghiera, paura e disorientamento, mentre intercediamo per tutti sapienza, consolazione e speranza. Io lo faccio insieme con voi ogni sera alle ore 18 nella cappella della SS.ma Icone, affidando alla Madre di Gesù tutto il nostro presbiterio diocesano, affinché continui ad essere segno e strumento efficace dell'amore e della misericordia del Padre per l'umanità.

  1. L’immagine dei mezzi militari che trasportano le bare vero i forni crematori rende in maniera plastica la drammaticità della situazione che sta vivendo il Paese. Per rispetto delle misure sanitarie, tanti di questi defunti sono morti isolati, senza il conforto degli affetti più cari né quello dei sacramenti. In comunione con tutti Vescovi d’Italia - che lo faranno nelle loro diocesi - venerdì prossimo 27 marzo alle ore 15 mi recherò da solo al Cimitero Monumentale di Spoleto per un momento di raccoglimento, preghiera e benedizione, intendendo così affidare al Padre tutti i defunti di questa pandemia nonché manifestare la vicinanza della Chiesa a quanti sono nel pianto e nel dolore. Vi invito ad unirvi a me in questo gesto simbolico celebrando quel giorno la S. Messa in suffragio di tutti i defunti di queste settimane. Nella comunione dei santi, la nostra preghiera li raggiunga e li accompagni: ora che per loro sono passate le cose di questo mondo, il Padre li accolga nella sua casa, dove non è più lutto, né dolore, né pianto, ma pace e gioia (cf Rito delle esequie). E ai loro cari venga donata consolazione e speranza.

Rimaniamo uniti nei doni del Signore e nel servizio dei fratelli. Con un saluto fraterno

 

Spoleto, 21 marzo 2020

+ Renato Boccardo
Arcivescovo