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Ricordati di me

«La santità, la forza nel perdonare e l’amore per Cristo crocifisso sono i segreti che rendono meravigliosa e interessante la vita di S. Rita». Queste le parole che il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo emerito di Milano, ha pronunciato martedì 22 maggio a Cascia, all’inizio della Messa in occasione della festa liturgica della Santa definita dei “casi impossibili”. Il Porporato è stato accolto dall’arcivescovo Boccardo, dal Generale degli Agostiniani, padre Robert Prevost, dal Provinciale d’Italia del medesimo Ordine, padre Gianfranco Casagrande, dal Rettore della Basilica di Cascia, padre Mario De Santis, e dalle monache agostiniane. La copiosa pioggia scesa sull’Umbria e un clima molto più autunnale che primaverile-estivo non hanno scoraggiato le migliaia di persone che da ogni parte d’Italia, ma anche da vari Paesi europei, si sono ritrovate a Cascia per chiedere l’intercessione di questa donna umile e semplice, forte e sapiente.

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La giornata è iniziata con la processione partita da Roccaporena, paese natale della Santa; una volta giunto a Cascia il corteo si è aggiunto a quello dei figuranti e, insieme, sono saliti verso la Basilica. Sul sagrato di quest’ultima è stata celebrata la Messa, animata dal coro diocesano di Tivoli e trasmessa in diretta da Umbria Radio. Sul lato sinistro dell’altare era stata posizionata la Fiaccola di S. Rita, accesa in Brasile nella città di S. Cruz lo scorso mese di marzo, e giunta a Cascia nella serata di lunedì 21 maggio. Alla Celebrazione Eucaristica erano presenti molte autorità civili e militari. Tra gli altri c’erano: l’Assessore regionale alla Cultura Fabrizio Felice Bracco; il Presidente della Provincia di Perugia Marco Vinicio Guasticchi; l’Ambasciatore del Brasile presso lo Stato Italiano; il sindaco di Cascia Gino Emili; altri Sindaci della Valnerina; rappresentanti regionali e provinciali delle forse dell’ordine.

«Il Signore – ha detto il card. Tettamanzi nell’omelia – ha fatto l’uomo per cose grandi. Per questo ci chiede una vita dagli ideali alti e forti, ci spinge alla generosità e al dono totale di noi stessi, ci attende come nostro sommo bene e nostra intramontabile felicità». E le tre donne che hanno ricevuto il premio internazionale S. Rita 2012 sono la testimonianza di come sia possibile mettere in pratica le parole dette dall’Arcivescovo emerito di Milano. Carolina Porcaro, mamma privata del dono più grande quale il figlio Lorenzo, ha avuto parole di coraggiosa comprensione verso l’assassinio 17enne di suo figlio, dicendo: «non ho bisogno di perdonare chi ha ucciso mio figlio, perché non ho mai pensato di odiarlo». Nicoletta Bernardi, donna generosissima e amabile, ha saputo affrontare problematiche familiari complesse e dolorose con serenità, con sorriso e con disponibilità, proponendosi ogni giorno a servizio della malattia dei propri familiari. Anna Maria Landini, donna forte e coraggiosa, ha fatto delle difficoltà e necessità altrui il motore della sua azione quotidiana in famiglia e nella Caritas, sempre determinata e docile verso il prossimo. Queste donne, queste mamme non fanno nulla di straordinario, ma vivono semplicemente secondo il Vangelo le piccole e grandi cose quotidiane. A loro è andato l’apprezzamento del Cardinale che nell’omelia ha affermato: «Il discepolo di Gesù deve essere umile, pienamente consapevole delle proprie debolezze e miserie, ma non mai pigro o pauroso o rinunciatario. Sempre deve essere carico di slancio». Un ultimo pensiero Tettamanzi lo ha riservato alla società, «alla nostra società – ha detto – che sta attraversando situazioni difficili e complesse a causa dell’egoismo e della prepotenza di non pochi e che ha un enorme bisogno di giustizia, di tanta giustizia. Questa, però, non basta», ha rilevato il Porporato. «C’è bisogno – ha continuato – della misericordia che sa perdonare, la sola capace di cambiare in profondità i cuori umani. Se le singole persone, le famiglie, i gruppi, le comunità, l’intera società dovessero credere alla misericordia, così come ha fatto S. Rita, davvero qualcosa di nuovo e di bello potrebbe modificare il volto della nostra società». Al termine della Messa il Cardinale ha sostato in preghiera dinanzi all’urna della Santa ed ha incontrato le monache agostiniane che vivono nel monastero adiacente la Basilica.