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Ricordati di me

Il ruolo fondamentale della mamma nel percorso educativo di una persona: ella accompagna la crescita dei figli in sapienza, età e grazia, così come fece Maria con suo figlio Gesù. Potrebbe essere questa la sintesi più efficace della Festa della Mamma che la Pastorale familiare dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia ha organizzato domenica 6 maggio, presso il santuario della Madonna della Stella in Montefalco, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario delle apparizioni della Vergine al piccolo Federico Cionchi. La copiosa pioggia ha cambiato il programma dell’iniziativa, ma non ha scoraggiato le mamme a partecipare, accolte dall’arcivescovo Renato Boccardo e da don Sem Fioretti, direttore della Pastorale familiare della Diocesi.

Si doveva partire dalla chiesa di S. Biagio a Fratta di Montefalco e da lì doveva avviarsi una “camminata meditata” - mediante la testimonianze di quattro mamme e la lettura di alcuni brani sulla figura materna - verso il Santuario. E proprio il Santuario è stato il luogo dove si è simbolicamente tenuta la “camminata meditata”. La prima a prendere la parola è stata madre Natalina Todeschini, badessa del monastero di S. Rita a Cascia, che ha parlato della maternità spirituale: «l’essere “mamma” per una monaca – ha detto – trova la sua ragione nel silenzio e nella preghiera, nel dare speranza e nel sorridere, nel donare amore senza stanchezza e senza misura. Noi abbiamo, si può dire, tanti “figli” spirituali che, attraverso la nostra vita consegnata a Gesù, aiutiamo a crescere». Poi, è stata la volta della signora Caterina, mamma di quattro di figli, che ha testimoniato come sia possibile conciliare il lavoro con la maternità: «non facciamo nulla di speciale», ha affermato. «Cerchiamo solo di vivere insieme le piccole cose di tutti i giorni. A volte si sbaglia e altre si indovina. L’importante, però, è fare sempre la volontà di Dio». La signora Anna, invece, ha portato la testimonianza di una mamma coraggio: «nella mia mente non passava minimamente l’idea di un rapporto stabile, di un fidanzamento e tanto meno di una famiglia. Le mie certezze hanno vacillato quando ho incontrato il mio futuro marito, con grande coraggio ho detto sì all’amore. Poi, ho vissuto l’esperienza di essere madre per due volte: ammiravo le mie figlie, erano la meraviglia del creato. Tutto andava bene fin quando si è presentata una nuova gravidanza. Per vari motivi non volevo un altro figlio, tanto che ho pensato anche all’aborto. Durante la gravidanza si sono rivelati problemi di salute per mio figlio: sindrome di down. Non volevo un terzo figlio, non volevo un figlio malformato e tanto meno mongoloide. Ho passato un anno in ospedale con questo figlio e, giorno dopo giorno, ho cominciato a star bene in suo compagnia, stargli vicino mi dava gioia. Oggi, dopo 22 anni, mio figlio comunica la sua gioia di vivere e dà gioia a chi lo incontra. Mi ha insegnato che la vita merita di essere vissuta comunque, mi ha insegnato l’amore. Ogni giorno mi rivolgo a Dio e gli dico grazie, grazie perché tramite questo “angelo” (il figlio, ndr) ho sentito il suo amore per me, grazie perché non ho avuto il coraggio di togliere di mezzo questa creatura che è mio figlio». L’ultima testimonianza è stata quella della signora Enrica, tre figli: «dopo la nascita della primogenita ho subìto una forte pressione psicologica. La grande responsabilità di essere madre mi opprimeva. Dopo aver acquisito un po’ di coraggio nel fare la mamma ho imparato a non fare programmi a lungo termine, ma vivere bene l’ordinarietà di tutti i giorni». Al termine di questo momento, le mamme si sono spostate nell’auditorium del Santuario, dove si è tenuta una tavola rotonda sul tema dell’educazione, arte delicata e sublime. Quattro donne, moderate dal direttore dell’Ufficio stampa della Diocesi Francesco Carlini, hanno cercato di far emergere l’importanza della famiglia, della comunità cristiana, della scuola e della società civile nel processo educativo, nel far venire alla luce, cioè, qualcosa che è nascosto in ciascun essere umano. Cristina Mariottini, mamma di due figli e, insieme al marito Roberto condirettori della Pastorale familiare dell’Archidiocesi, ha parlato dell’educazione in famiglia: «è importante – ha detto – riscoprire l’autorevolezza, la responsabilità verso i figli. Educare non vuol dire “si fa come dico io”, ma vuol dire comunicare, dare e ricevere, prendersi cura, dire dei sì e dei no, dare del tempo, apprezzare anche i piccoli gesti della quotidianità». Suor Anna Maria Lolli, delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, impegnata nella Pastorale giovanile della Diocesi, ha, invece, parlato dell’educazione alla comunità cristiana: «educare è una passione, è una questione di cuore. Educare alla fede vuol dire mettersi accanto all’altro, aiutare le persone nel riscoprire i veri valori. La nostra gente ha sete di gioia e noi come Chiesa dobbiamo avere il coraggio di scelte forti, di uscire dai nostri recinti e andare là dove la gente vive per parlargli di Dio, senza giudicare, ma affiancandosi, ascoltando, parlando». Maria Concetta Capocci, insegnante, ha parlato dell’educazione nella scuola: «è importante non investire energie solo nell’aspetto della conoscenza, cioè del trasmettere nozioni, ma riservare un posto di riguardo all’aspetto educativo. L’insegnamento deve essere proposto e non imposto». L’ultimo contributo della tavola rotonda è stato quello di Battistina Vargiu, assessore all’istruzione del comune di Spoleto, che ha affrontato l’educazione alla comunità civile: «è necessario recuperare il senso delle cose, il significato profondo della vita, la responsabilità dell’adulto nel processo educativo. Dobbiamo essere consapevoli – ha detto - che anche il comportamento educa. Insieme dobbiamo provare a costruire un progetto educativo di città, che vuol dire corresponsabilità alla cosa pubblica, in grado di rimettere al centro i valori fondanti della vita».

Il pomeriggio si è concluso con la celebrazione eucaristica in Santuario presieduta dall’Arcivescovo. Nell’omelia il Presule, analizzando le Scritture del giorno, ha invitato i presenti a rimanere unito al tralcio che è Cristo. «Se non rimaniamo in Lui – ha detto mons. Boccardo – rischiamo una schizofrenia interiore, vivacchiamo anziché vivere, diamo solo qualche spennellata di cristianità alle nostre giornate». Al termine della messa il Vescovo – che parlato della maternità come mistero e avventura – ha consegnato a tutte le mamme presenti un tacchetto di legno con su stampata l’immagine della Madonna della Stella.