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s-benedetto-2012«Giorno solenne, di gioia e di festa: Norcia ha il privilegio di aver dato i natali ad un grande personaggio, san Benedetto, che ha molto influito, e ancora lo fa tramite i monaci da lui fondati, nella Chiesa e nella società». Sono le parole che il cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito per la Congregazione dei Vescovi, ha pronunciato al suo arrivo a Norcia dove, invitato dall’arcivescovo di Spoleto mons. Renato Boccardo, ha presieduto le celebrazioni in onore del santo patrono d’Europa.

Dopo aver assistito al corteo storico nella piazza centrale di Norcia, in una giornata di sole degna dell’avvio della primavera, il Cardinale ha presieduto il solenne pontificale nella basilica edificata sul luogo dove sono nati i santi gemelli Benedetto e Scolastica. Nutrita la presenza delle autorità civili e militari: c’era il presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, e tanti sindaci della Diocesi con gonfalone, ad iniziare naturalmente da quello di Norcia, Gian Paolo Stefanelli.

Quest’anno, la festa ha assunto un significato particolare grazie alla ritrovata unità dei luoghi benedettini per eccellenza: Norcia, Subiaco e Cassino. Una delegazione congiunta di queste terre, ecclesiastica e civile, si è recata a Malta, i primi giorni di marzo, per accendere l’unica Fiaccola benedettina, accolta e benedetta dal Papa lo scorso 14 marzo.

Nell’omelia il card. Re ha manifestato la sua gioia di poter festeggiare san Benedetto nel luogo dove è nato «alla luce del sole e della grazia di Dio. Qui – ha affermato - ha vissuto le prime esperienze umane; qui ha respirato quella fede che è stata l’ossatura di tutta la sua vita. S. Benedetto non appartiene al passato, è vicino a noi ed opera in noi con l’attualità del suo messaggio e con la presenza dei suoi “figli” benedettini. Questo personaggio – ha proseguito Re - si adoperò molto per far sorgere l’alba di nuovo giorno, di un nuovo periodo non solo in Italia, ma in tutto il continente europeo. Diede, insomma, vita alla civiltà cristiana. Con il proprio cuore aperto solo a Dio, ha fondato una vita di preghiera e di grande desiderio di fare del bene. La Regola da lui scritta favorì uno sviluppo della vita monastica, ma fu un importante impulso anche per l’evangelizzazione, per la diffusione del Vangelo. San Benedetto voleva che il monastero fosse una sorta di società ideale che avesse alla base il Vangelo e l’amore per il prossimo. Partito da questa terra nursina, ha lasciato un segno nella storia della Chiesa e dell’umanità; la sua opera ha fatto crescere e ha unificato l’Europa nel fondamento della fede cristiana. Popoli e regni diversi convennero in una medesima scala di valori cristiani e umani. Europa e cristianesimo si intrecciarono nei secoli e l’Europa divenne faro di civiltà per tutti gli altri continenti». Poi, il card. Re ha contestualizzato all’oggi il messaggio di questo grande Santo: «ci ricorda – ha detto - come ci sia bisogno di cristiani consapevoli del grande apporto che la fede può dare alla società per superare la crisi valoriale ed economica che preoccupa non poco la gente. Ci ripete l’appello alla sobrietà, alla solidarietà fondata sulla fraternità che deve esistere tra i membri della medesima famiglia umana. Le difficoltà si superano unendo l’impegno di tutti. San Benetto – ha concluso il Porporato - con forza ci esorta a trovare tempo per Dio. Solo se Dio sarà al centro del nostro pensare, le persone e le istituzioni troveranno il giusto orientamento; senza Dio l’uomo e la donna non realizzano se stessi, non migliorano la società. San Benedetto benedica Norcia, benedica l’Italia, benedica l’Europa».

Martedì 20 marzo, nel pomeriggio, presso il Palazzo comunale, padre Edmund Power, Abate di S. Paolo fuori le Mura, ha tenuto una conferenza sulle origini del monachesimo benedettino. «Norcia – ha affermato - ha alcuni elementi impressionanti per uno straniero che arriva: i tratti dei suoi monti, rimasti immutati nei secoli, il silenzio che facilita un ascolto attento, capace di superare l’egoismo che oggi domina il cuore dell’uomo e la struttura muraria della città, segno di antichissima civiltà, simbolo di un luogo protetto e materno. Sicuramente san Benedetto ha acquisito qui il senso dell’ordine e della civiltà; in questa terra nursina vi sono le radici del suo modo di pensare, della sua ricerca della sapienza, di quella stabilità del luogo che caratterizza la vita monastica da lui voluta e fondata». Al termine, c’è stato l’arrivo della Fiaccola benedettina in piazza, l’accensione del tripode e la celebrazione del transito di S. Benedetto. L’arcivescovo Boccardo ha detto come «questa antica Chiesa è orgogliosa di aver dato i natali a san Benedetto, e altrettanto lo è per averlo consegnato alla Chiesa. Tra Norcia e i monasteri benedettini di tutto il mondo c’è una stretta parentela».