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Ricordati di me

Il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, prof. Lorenzo Ornaghi, è stato il primo ospite del 2012 dell’iniziativa dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia, “Dialoghi in città”. L’evento si è tenuto martedì 13 marzo presso il Centro congressi dell’Hotel Albornoz di Spoleto. Il Ministro è stato accolto in Episcopio dall’arcivescovo Renato Boccardo: i due, dopo aver dialogato e visitato la Basilica di S. Eufemia e il Museo diocesano, hanno raggiunto a piedi la sede dell’incontro. Ad attendere Ornaghi c’erano le autorità civili - regionali, provinciali e locali - quelle militari e molti cittadini desiderosi di conoscere i contenuti della relazione del Ministro, sul tema “Una visione culturale per il domani dell’Italia”.

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«Ringrazio il prof. Ornaghi per aver accettato con cortesia ed amabilità il mio invito ad essere relatore dei “Dialoghi in città”». Con queste parole l’arcivescovo Boccardo ha introdotto l’incontro, moderato dal dott. Francesco Carlini, direttore dell’Ufficio stampa della Diocesi di Spoleto-Norcia. «Dinanzi alle incertezze di questo tempo – ha affermato il Presule – ci vogliono punti di riferimento affidabili e tanta speranza. È necessario un colpo d’ali, riscoprire le ragioni vere della vita, che non sono solo l’”euro”, la “salute” e il “lavoro”. Con questa iniziativa la Chiesa vuole offrire il proprio contributo per aiutare la gente a pensare in grande, a costruire la storia da persone libere. Ci vogliono, insomma, idee fresche».

Prima di entrare nel tema dell’incontro, il Ministro Ornaghi si è complimentato con l’iniziativa culturale della Diocesi, sottolineando l’essenzialità del suo titolo: “Dialoghi in città”. «Oggi – ha detto – c’è tanta comunicazione e poco dialogo. Quest’ultimo, invece, è fondamentale per ri-costruire un tessuto sociale del quale tutti sentiamo la mancanza. Poi, la città, i dialoghi in città, i dialoghi a Spoleto, i dialoghi in Italia: il dialogo e il confronto sono fondamentali per garantire orizzonti di speranza, per andare oltre queste società attuali, chiuse nel proprio presente». Nello specifico del tema proposto, il titolare del Dicastero dei Beni culturali, ha parlato di una società in forte trepidazione, in continuo cambiamento, dove la parola progresso è al centro di ogni dibattito, ma dove l’uomo è incapace di guidare questo cambiamento. «Tutte queste trasformazioni – ha detto – e la conseguente inadeguatezza delle persone di governarle hanno determinato le congiunture economiche e sociali in cui ci troviamo. A ciò – ha proseguito Ornaghi – dobbiamo aggiungere un sistema politico fermo, autoreferenziale, poco amabile, distante dalla gente, non in grado di alimentare i rapporti con i cittadini. Poi, c’è da considerare anche lo stallo dei sistemi democratici occidentali, troppi chiusi nel loro presente. Infine, le repentine trasformazioni sociali, e il naturale confronto di una cultura con altre culture, provoca quella che possiamo definire invidia sociale. Alla base di questi fenomeni – ha affermato il Ministro – c’è una debolezza dell’uomo». Come superare tutto questo? Per il prof. Ornaghi è indispensabile una nuova visione culturale. «Senza cultura – quella per molti e non quella per le elite – siamo destinati ad essere prigionieri di questa società chiusa, individualista. Dobbiamo cercare nuove idee, costruire un modello di sviluppo che tenga conto delle trasformazioni in atto nella società, ma soprattutto che tenga conto del fatto che la nostra cultura fonda le sue radici ad Atene, a Gerusalemme, a Roma, sul messaggio di S. Benedetto e di S. Francesco. Certo, mi rendo conto che non è facile – ha proseguito il Ministro -, ma è possibile. Dobbiamo avere la consapevolezza che la cultura è il cuore dell’essere cittadini e che sempre di più è necessario andare verso una cittadinanza culturale, la quale ci proietterà verso un nuovo umanesimo. In questo processo i cristiani hanno un ruolo determinante, devono dare qualcosa più degli altri (quel supplemento d’anima che un cristiano anonimo scriveva nella Lettera a Diogneto nella seconda metà del II secolo, ndr). A loro – ha sottolineato Ornaghi – è giustamente chiesto di portare più etica, più morale, più bene comune nella società. In questo momento storico, però, a loro è chiesta soprattutto un’azione diretta e attiva, capace di mostrare spirito di sacrificio, piena di voglia di fare e non di apparire: così la visione culturale – ha concluso il Ministro - uscirà dalle nebbie dell’oggi».