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Ricordati di me

present tempio2012Il 2 febbraio, giorno in cui si fa memoria della Presentazione al Tempio di Gesù, è stata festa per i consacrati e le consacrate dell'Archidiocesi di Spoleto-Norcia. Nel pomeriggio, si sono ritrovati presso il santuario della Madonna della Stella dove si è tenuto un incontro, nell'auditorium, guidato da madre Milena Russo, abbadessa del Monasteo della Clarisse di S. Chiara in Trevi. Al termine, nella chiesa, l'arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la celebrazione eucaristica, durante la quale hanno effettuato la professione perpetua suor Fatima e suor Agrippina, appartenententi alle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e Maria, congregazione fondata dalla beata Eugenia Ravasco.

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Mons. Boccardo, rivolgendosi ai consacrati, ha ricordato: «Essere consacrati significa appartenere a Dio solo; vuol dire restituire a Dio una serie di doni molteplici di cui siamo come fasciati fin dall’eternità; vuol dire unirsi a Cristo che si offre al Padre e agli uomini giorno dopo giorno. E non possiamo non richiamare alla memoria del cuore il momento in cui anche noi, come fra poco faranno le nostre sorelle Fatima e Agrippina, abbiamo risposto trepidanti alla chiamata del Signore per “giocare con lui” tutta la nostra vita». Si tratta di lasciarsi andare a qualcosa che non si può controllare, affidarsi totalmente a Dio. «E tuttavia, se donne e uomini lungo i secoli intraprendono un tale cammino è perché osano credere che è Dio a chiederglielo. Una cosa infatti è prendere delle decisioni che dipendono dalla propria volontà e tutt'altra cosa è fondare la propria decisione sulla fedeltà di Dio. Vocazione vuol dire proprio fidarsi di Dio che chiama: “Eccomi, Signore, accetto”». E, ancora: «L'obbedienza della fede nella vocazione è un rimettersi a Dio, come quando Cristo si è affidato alle mani del Padre. Porre la questione in questi termini significa riconoscere fino a che punto, in ogni momento dell’esistenza, siamo chiamati ad un atteggiamento che si chiama fede; è riconoscere che questo mettere se stessi nelle mani di Dio è l'atteggiamento stesso di Cristo, è affermare che al di fuori di una comunione con la sua stessa esistenza non può esservi risposta vera ad una vocazione. Qual è infatti la nostra vocazione se non quella di compiere nella vita la scelta delle Beatitudini? E come potremmo farlo se non appoggiandoci solo a Dio?».

E, quindi, l'incoraggiamento per chi si è appena accostato al sacramento e chi lo vive già da tempo: «Le nostre vocazioni individuali e particolari sono nella Chiesa dei segni della comune vocazione alla quale tutti siamo chiamati. Voi perciò, care sorelle Agrippina e Fatima, e tutti noi non ci inoltriamo solitari in una scelta difficile, anche se la nostra fedeltà dovremo effettivamente viverla da soli. Ma questa solitudine a cui abbiamo parte è quella di Cristo e di tutti gli eletti. Avremo da condividere la felicità di Cristo fra le lacrime. Avremo da condividere la misericordia di Cristo nella misericordia ricevuta. Avremo da condividere il banchetto di Cristo nella fame. E avremo forse da condividere la pace di Cristo nella persecuzione. Tale è la Parola del Signore. Ma tutto ciò, lungi dall'impaurirci, deve darci sicurezza. Noi ci riceviamo gli uni gli altri nella Chiesa con le nostre vocazioni individuali e particolari come altrettanti doni che Dio ci fa, per essere tutti insieme dati al mondo affinché per mezzo nostro, se piace a Dio, si realizzi la Promessa».