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Ricordati di me
Giovedì 24 novembre mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia, presiederà nella Basilica di S. Ponziano, alle ore 21.00, una Messa in memoria dei “figli in cielo”.
«Cari genitori – ha scritto il Presule a quelle mamme e a quei papà che hanno perso un figlio/a – nel mese di novembre del 2010 abbiamo pregato insieme per i vostri figlioli che ci hanno preceduto nella casa del Padre. È stato un momento di comunione e di preghiera, nel quale ho potuto esprimervi la vicinanza della nostra comunità diocesana e proclamare insieme con voi la fede comune nel Signore Gesù che vince la morte.

Da allora, ogni prima domenica del mese i Vicari episcopali, a turno, celebrano una Messa di ricordo e di suffragio nella Basilica di S. Ponziano. Amerei anche quest’anno raccogliermi in preghiera con voi nella memoria dei vostri figli. Vi invito pertanto alla Messa che celebrerò secondo le vostre intenzioni giovedì 24 novembre alle 21.00 nella Basilica di S. Ponziano. Alcuni cartelloni accanto all’altare – conclude mons. Boccardo – potranno accogliere, se lo desiderate, la fotografia dei vostri figlioli».

Ma cosa accade in una famiglia dopo la morte di un figlio, quando, se così si può dire, riprende la quotidianità della vita? Quali e quante domande si pongono i genitori? Qual è il rapporto con la fede? Nessuno può rispondere a questi interrogativi. Le reazioni sono molteplici. Nessuna è migliore delle altre, nessuna è giusta o sbagliata. Vanno solo accettate e rispettate, in quanto provengono da cuori feriti che mai guariranno. Una coppia di sposi di Campello sul Clitunno, che nel 1994 ha perso il loro secondogenito di diciassette anni, testimonia che la fede può aiutare a convivere col dolore. «Era una normale sera d’inverno - racconta la mamma di questo giovane prematuramente scomparso - e al campo sportivo del paese c’era una festa. Nostro figlio, che di solito usciva poco, non voleva andare perché doveva finire di sistemare un video (era, infatti, un esperto nel montaggio di cassette video e audio, ndr). Ricordo che il padre gli disse: “esci, stai sempre a casa!”. Passò un amico e andarono via. Nostro figlio non entrò neanche alla festa. Disse ai suoi amici: “vado a casa a piedi, voglio finire il montaggio delle cassette”. Si incamminò e lungo il tragitto un’automobile guidata da un ragazzo del paese lo investì togliendogli la vita». «I primi anni dopo la sua morte sono stati duri», racconta il papà. «Tra me e mia moglie non c’era più dialogo, sembravamo due estranei che vivevano sotto lo stesso tetto. La separazione era oramai vicina. Ricordo che un giorno l’altra mia figlia mi disse: “io non ho perso solo un fratello, ma anche i genitori”. Evitavamo di parlare di nostro figlio; nessuna sua foto in casa. In quegli anni forte è stata la tentazione di vendetta nei confronti del ragazzo che gli stroncò la vita. Poi, un giorno arrivò a casa una lettera del parroco di Campello: era l’invito a prendere parte ad un corso di cristianità di tre giorni a Foligno. Decisi di andare. Lì ho ri-scoperto la figura di Gesù. Tornai a casa più sereno e raccontai a mia moglie l’esperienza vissuta. Ero totalmente cambiato. Col tempo l’odio che provavo verso il ragazzo che investì nostro figlio e verso i suoi familiari svanì. Nel mio cuore iniziò ad entrare una grande pace». Vedendo il marito più sereno e tranquillo, anche la mamma di questo ragazzo decise di fare lo stesso corso. «Dopo questa esperienza – racconta - incominciai a pregare, rendendomi conto di come il Signore è capace di ridarti la vita. Io, a differenza di mio marito, ancora non ero riuscita a perdonare chi mi aveva portato mio figlio. Anzi, evitavo i luoghi pubblici di Campello per non incontrare né quel ragazzo né i suoi genitori. Poi, una domenica, siamo andati ad un pellegrinaggio a Roccaporena di Cascia. Giunti al paese natale di S. Rita, abbiamo celebrato la Messa. Al momento della pace, mi voltai e dietro di me c’era la mamma del ragazzo che investì mio figlio. Ci scambiammo il segno della pace e da allora ci salutiamo sempre. Grazie al Signore vedo la piaga della morte di mio figlio con gli occhi della fede; la croce la porto con più serenità. Sono convinta che nostro figlio era per il Signore e non per noi. Oggi io e mio marito parliamo tranquillamente di quanto successo e in casa abbiamo appeso le foto di nostro figlio».