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Ricordati di me

virgili“Piccole cose fatte da tutti fanno grandi cose”. Questo era il motto di mons. Sergio Virgili che avrebbe festeggiato 50 anni di sacerdozio il prossimo 23 ottobre presso la chiesa del Sacro Cuore a Spoleto, comunità che ha guidato fino al settembre 2010 quando, per raggiunti limiti di età, così come previsto dal Codice di Diritto canonico, aveva passato il testimone a mons. Alessandro Lucentini. E invece Dio – che è “il principio e la fine” di ogni cosa, come scritto nell’Apocalisse – lo ha richiamato a sé nella mattina di venerdì 7 ottobre, alla soglia dei 78 anni.

Don Sergio, dopo aver lasciato la guida della parrocchia più grande dell’Archidiocesi, si era ritirato a vivere insieme al fratello e alla cognata a Terni. Ogni giorno si recava a celebrare la messa nella chiesa di S. Maria Regina. Ciò ha fatto anche venerdì 7 ottobre. Al termine della celebrazione, all’uscita della chiesa, nei pressi della sua automobile, si è accasciato a terra ed è morto a causa di un infarto. Grande lo sconcerto dell’Arcivescovo, dei presbiteri, dei familiari e di quanti lo hanno conosciuto per questa improvvisa dipartita.

Le esequie sono state presiedute dall’Arcivescovo sabato 8 ottobre nella chiesa del Sacro Cuore. «Tutti ricordano con affetto e gratitudine il suo impegno generoso a S. Venanzo e al Sacro Cuore, dove la sua voglia di fare e la sua fantasia pastorale inventavano modalità sempre nuove per andare incontro alla gente ed annunciare il Vangelo con la testimonianza della verità e della carità, specialmente verso i più piccoli e poveri. La morte che ha colto don Sergio è per tutti noi un ammonimento serio, anche se non privo di una sua soavità alla luce della parola e dell’amore di Cristo. Essa ci insegna a vigilare e ad essere sempre preparati per l’incontro con il Signore, ricordandoci che “nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore; se noi mo­riamo, moriamo per il Signore. Sia che viviamo, sia che mo­ria­mo, siamo dunque del Signore” (Rm 14, 7-8)».

Il sacerdote era nato a Cesi di Terni il 24 ottobre 1933. Ordinato presbitero a Spoleto nel 1961, aveva trascorso i primi anni da sacerdote come vice-parroco al Sacro Cuore, al fianco di don Salvatore Leonardi; poi fu nominato parroco di S. Venanzo; dopo otto anni il ritorno al Sacro Cuore come parroco dove è rimasto per oltre trentacinque anni. Papa Giovanni Paolo II lo aveva nominato monsignore e l’arcivescovo Boccardo Canonico onorario della Cattedrale di Spoleto.

Don Sergio era un prete dalla fede concreta, un uomo che poteva sembrare “burbero” ma che in realtà era gioviale e generoso, sempre pronto ad ascoltare chiunque bussasse alla porta della canonica. Non aveva paura di “sporcarsi” le mani per il popolo a lui affidato, in particolare per i più bisognosi. Rendeva il suo servizio a Dio e al prossimo consapevole che la stola (paramento liturgico che indossano i diaconi e i preti) senza il grembiule della carità (tutti ricordiamo l’episodio in cui Gesù, con un gesto inatteso, depose la veste, si cinse un grembiule, prese un catino con l'acqua e lavò i piedi agli apostoli) resterebbe semplicemente calligrafica e che il grembiule senza la stola sarebbe fatalmente sterile. Queste caratteristiche le ha dimostrate in parrocchia e nel servizio reso alla Caritas diocesana. Fu proprio don Sergio ad avviare nella nostra Chiesa locale, quasi quaranta anni fa, la Caritas: ne fu Direttore fino al 2001, anno in cui gli è subentrato don Vito Stramaccia. Come non ricordare il volontariato alla Casa di riposo di S. Paolo, il vecchio manicomio: grazie al servizio dei volontari Caritas emerse come quel luogo fosse un ghetto affatto conosciuto dalla maggioranza della popolazione. Quel piccolo seme gettato anni fa ha dato i suoi frutti nell’anno Santo del 2000, quando gli anziani del S. Paolo sono stati trasferiti in un ambiente più accogliente a Terraia. Poi i barboni: quante volte don Sergio e i giovani di Spoleto sono andati a recuperarli alla stazione ferroviaria per accoglierli nella canonica di S. Sabino. Ma ancora: le raccolte di stracci e carta per recuperare soldi da destinare ai poveri, i primi soggiorni estivi per ragazzi diversamente abili (fu una vera innovazione per Spoleto), la casa per ragazze madri (una delle prime sorte in Italia) e la Mensa della misericordia. Per coordinare tutti questi servizi don Sergio riusciva a coinvolgere un gran numero di persone, soprattutto i giovani, molti dei quali oggi sono impegnati, a vari livelli, nel sociale. Aveva la grande capacità di leggere i segni dei tempi, di intervenire tempestivamente ogni volta si presentasse un’emergenza. Al tempo stesso, però, quando si accorgeva che le Istituzioni pubbliche erano in grado di gestire autonomamente un servizio avviato dalla Caritas, aveva la lucidità di “lasciarlo” e di guardare oltre, interpretando al meglio il ruolo pedagogico della Caritas. Grande fu anche l’impegno per il terremoto in Irpinia del novembre 1980: don Sergio e molti volontari della Diocesi si recarono più volte in quelle zone e realizzarono una sala multifunzione nel centro montano di S. Menna. Avevano un mezzo di trasporto eccezionale: la jeep usata da Giovanni Paolo II nella visita a Norcia del 23 marzo 1980.

L’attenzione ai poveri e agli ultimi lo ha contraddistinto anche come parroco. Al Sacro Cuore, tra le altre cose, avviò la casa famiglia per anziani, tuttora in servizio. Poi, come non ricordare il suo impegno per i giovani. Quanti campi scuola a Macereto prima e Norcia poi, veglie di preghiera, esperienze missionarie e tanto altro ancora. La sua attenzione per le nuove generazioni ha trovato concretezza nell’Oratorio parrocchiale del Sacro Cuore.