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Ricordati di me

05.resized«Wojtyla è stato per il mondo un vento di speranza». È una della definizioni che il prof. Andrea Riccardi, Ordinario di Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha usato a Spoleto per parlare del Beato Giovanni Paolo II. L’incontro, tenuto all’auditorium della Scuola di Polizia, secondo appuntamento di questo ciclo primaverile dell’iniziativa culturale dell’Archidiocesi “I Dialoghi in città” , è stato introdotto dal saluto dell’Arcivescovo Renato Boccardo, legato da lunga amicizia al fondatore della Comunità di S. Egidio.

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Per Riccardi si è trattato di un ritorno a casa. È, infatti, nato a Trevi e quindi la Chiesa di Spoleto-Norcia è in qualche modo la “sua” comunità diocesana. E lui lo ha ribadito: «qui mi sento a casa. Quanti ricordi di Trevi, di un mondo povero ma ricco di radici religiose e di santità. Un mondo piccolo, ma delicato e di classe, permeato di storia. Non posso non ricordare i miei legami con l’eremo francescano di Campello sul Clitunno che quest’anno celebra i cinquanta anni della morte di sorella Maria. Ed ora a Spoleto, che è anche la mia Diocesi, c’è un Vescovo al quale sono legato da profonda amicizia: grazie Eccellenza per avermi invitato».

Dopo i saluti iniziali e i ricordi personali, si è entrati nel vivo dell’argomento: “Giovanni Paolo II: ma tutto può cambiare”. Con grande passione, con enorme rigore scientifico e con un linguaggio semplice Riccardi ha fatto ripercorrere alle numerose persone presenti gli anni nei quali è vissuto Giovanni Paolo II e il suo modo di stare nel mondo. Un mondo martoriato dalla Seconda Guerra Mondiale e dai totalitarismi, anni segnati dal dolore, dalla rassegnazione, dal grigiore culturale. In questa storia Karol Wojtyla - rimanendo semplicemente un prete e facendo della preghiera la sua forza - si è inserito, fino a diventarne il protagonista. «Giovanni Paolo II – ha detto il relatore – è uno dei grandi del ‘900. La storia di questo secolo non si può scrivere senza di lui. È sempre stato “piantato” in mezzo agli avvenimenti. E questo non lo può cancellare nessuno, credente o non. Quell’uomo “venuto da lontano” è stato un vento di speranza per tutti, per il mondo, per la Chiesa». Da ricordare che nel 1978, anno della sua elezione a Papa, la società, e di conseguenza anche la comunità cattolica, viveva un tempo di rassegnazione segnato da tragiche utopie come il comunismo. Si aveva paura di un mondo moderno che avanzava. La Chiesa era al bivio tra una posizione conservatrice e una progressista. In molti si domandavano: ed ora questo Papa che viene dalla Polonia – Paese considerato fuori dal mondo - come sarà, cosa farà? «Giovanni Paolo II – ha affermato lo storico - fa completamente saltare il binomio progressista-conservatore. Apre agli uomini e al mondo. Ha interpretato con forza una verità cristiana e cioè che il cristianesimo cambia il mondo cambiando gli uomini, i popoli. È stato un gigante, un capitano. La sua vita è l’epopea di un Santo, è una lezione di storia cristiana. Lui ha sfidato uomini grigi che volevano ingrigire la sua persona provando a screditarne il pontificato. Non aveva armi, eppure faceva paura, al punto di fargli un attentato. Aveva capito che non bisognava rassegnarsi al comunismo. Fin da giovane ha affrontato la vita di petto con la sola forza della preghiera, preghiera anche geografica, in quanto mentalmente era capace di spostarsi da un santuario all’altro del mondo».

Questa grande capacità di Giovanni Paolo II di calarsi nella realtà, di cercare costantemente il dialogo con le persone e il suo senso dell’umorismo, col tempo, hanno fatto ravvedere anche quelli che erano suo “nemici”. Ad esempio l’ex presidente della Polonia, il generale Jaruzelski, con il quale il Papa aveva avuto diversi diverbi, lo definì «uomo di grande statura, cammina sulla terra e allo stesso tempo ha la testa sulle nuvole, in senso positivo».

Un’altra grande caratteristica emersa del nuovo Beato era la sua simpatia. «Non lo si vedeva mai triste», ha detto Riccardi. «Era un uomo mai dominato dal pessimismo che amava ripetere: “la storia è piena di sorprese”. È stato un grande umanista, un Padre della Chiesa del nostro tempo che ha conquistato le persone non nascondendosi, nemmeno quando la malattia gli ha tolto prima il sorriso e poi la parola. Inoltre Giovanni Paolo II – ha proseguito il fondatore della S. Egidio – amava l’Italia, della cui capitale (Roma) è stato un grande Vescovo. Ha creduto nel riscatto dell’Italia più dei politici e dei Vescovi italiani».

Nel concludere il suo intervento, Riccardi ha detto: «chiediamo aiuto alla sua preghiera, ma soprattutto sforziamoci di capire quest’uomo di visione, essenziale».

La Chiesa di Spoleto-Norcia ha nuovamente offerto un approfondimento sulla figura di Giovanni Paolo II, vento di speranza per il mondo, grande lettore della storia alla luce della fede, uomo di preghiera, prete fino al midollo, uomo in continuo ascolto della gente e mai triste, uomo del dolore fin da giovane e delle grandi visioni, uomo mai dominato dal pessimismo, uomo dell’essenzialità. Il prossimo appuntamento con “I Dialoghi in città” è per lunedì 20 giugno alle ore 18.00 sempre alla Scuola di Polizia di Spoleto. Il Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia e per quaranta anni segretario del Beato Giovanni Paolo II, racconterà “La mia vita con Karol”.