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Ricordati di me
sardi.resizedImpressionante. Questo l’aggettivo migliore per raccontare la festa di S. Rita a Cascia, celebrata il 22 maggio scorso. La cittadina umbra è stata invasa da migliaia e migliaia di pellegrini giunti dall’Italia, dall’Europa e dal mondo. Fonti ufficiose parlano di 30.000 presenze, per un totale di oltre 500 autobus. La gente si è messa in cammino per venerare una donna, una moglie, una mamma, una vedova, una monaca, una Santa. A lei un popolo umile ha chiesto la conversione del cuore.

Fot-Gallery 22 maggio

Dopo giorni di pioggia e freddo, il 22 maggio il sole risplendeva su Cascia. Fin dalle prime ore dell’alba i pellegrini hanno iniziato una lunga processione per poter pregare dinanzi all’urna della Santa, per ringraziare quella donna forte e saggia, quella donna virtuosa che adorna la casa del Signore.

Sono giunto a Cascia intorno alle 7.00, mi sono fatto spazio tra la gente, sono entrato in Basilica e mi sono seduto nella zona del presbiterio, a fianco dell’ambone dal quale il Rettore, l’agostiniano Mario De Santis, dava il benvenuto ai pellegrini e li guidava nella preghiera. La chiesa era quasi buia, illuminata dalla luce del sole che penetrava dalle porte. L’urna, invece, era ben visibile, «il corpo di Rita così bello e sì grazioso che par che da lui uscisse un raggio di splendore, segno chiaro di essere stato albergo e stanza di un’anima santissima» (dalla Vita della Beata Rita da Cascia dell’Ordine di Sant’Agostino di frà Agostino Cavalucci, osa, del 1610). Intanto, sul viale esterno le persone iniziavano a riempire le seggiole per assistere al pontificale delle 11.00. In silenzio, con una rosa in mano, ascoltando le meditazioni di padre De Santis, i fedeli lentamente si avvicinavano al corpo della Santa, e da lì poi si dirigevano nel monastero per visitare i luoghi dove visse gli ultimi anni. Mi ha colpito la numerosa presenza di giovani, di tante coppie con le carrozzine o i passeggini. E solo il piacevole vagito dei neonati ogni tanto “spezzava” il surreale clima di silenzio. C’era chi aveva già le valigie in mano per tornare a casa, ma non senza aver salutato per l’ultima volta S. Rita. Chi, invece, era ansioso di farsi fotografare o riprendere dinanzi all’urna. In quell’ora e mezza che sono stato all’interno della basilica tantissime storie cariche di gioie e dolori, di speranze e ricordi sono state consegnate al Signore per l’intercessione della Santa. Sono rimasto profondamente colpito anche dalla lunga fila di persone in attesa di accedere alla penitenzieria per riconciliarsi con Dio. Alle 9.30 la basilica è stata chiusa e Cascia era “invasa” dai pellegrini.

I Carabinieri, che gestivano insieme alla Protezione Civile e al personale del Santuario il flusso delle persone, hanno riferito che c’erano sei chilometri di fila sulla strada che da Serravalle di Norcia conduce a Cascia (in totale è lunga dieci km). I frati hanno sistemato sul sagrato della Basilica l’altare e tutto l’occorrente per la celebrazione eucaristica. Dalle finestre del monastero si potevano già scorgere le facce delle monache, pronte a partecipare dalla grata della clausura alla festa. Sulle prime file hanno trovato posto le autorità e le tre donne che hanno ricevuto il “Premio Internazione S. Rita 2011” (Suor Eugenia Bonetti, Egidia Patito e Sara Fumagalli). Alle 10.00 è arrivata la processione proveniente da Roccaporena, seguita dal corteo storico che ha riproposto le scene salienti della vita di Rita. Applausi, grida festose, canti, sventolio di fazzolettini e cappellini colorati hanno accompagnato questo momento.

 

Alle 10.45 è giunto sul sagrato della Basilica il Cardinale Paolo Sardi, Patrono del Sovrano Militare Ordine di Malta, accompagnato da mons. Renato Boccardo, Arcivescovo di Spoleto-Norcia. Il porporato ha percorso a piedi il viale per raggiungere la sagrestia, sistemata per l’occasione nei pressi del convento dei padri agostiniani. Il tragitto è stato scandito da applausi, da gente che voleva stringergli le mani, che voleva una benedizione. Il Cardinale ha salutato quante più persone possibili. Alle 11.00 in punto è uscita la processione dei celebranti ed è iniziata così la messa in onore di S. Rita, animata dalla corale di Vito Martire di S. Vito dei Normanni, città della Diocesi di Brindisi-Ostuni gemellata quest’anno con Cascia.

 

Il Cardinale all’inizio della celebrazione ha detto di essere a Cascia, luogo benedetto, per la prima volta nella sua vita. Ai presenti ha portato il saluto di Papa Benedetto XVI: «proprio ieri sera, (21 maggio, ndr), quando gli ho detto che sarei venuto a celebrare la messa per la festa liturgica di S. Rita, il Papa mi ha chiesto di pregare per lui dinanzi alle spoglie mortali della Santa dei casi impossibili». Nell’omelia Sardi ha invitato i fedeli presenti, e quelli che erano collegati tramite le frequenze di Umbria Radio, a pregare S. Rita, ma soprattutto li ha esortati ad imitarla. «Da lei – ha affermato – impariamo la capacità di tacere, di sopportare, di reagire con dolcezza, di obbedire. È la Santa della riconciliazione, che altro non ha fatto che mettere in pratica il Vangelo». Al termine della messa il Cardinale ha benedetto le rose e ha recitato la supplica alla Santa: «S. Rita, prega per noi, prenditi cura di noi, ottieni per noi la benedizione del Signore».

 

Quando i celebranti hanno lasciato il sagrato della Basilica, con ordine la gente – quella che non è riuscita a farlo al mattino - si è messa nuovamente in fila per entrare nella Basilica e pregare dinanzi al corpo della Santa così famosa e così venerata. Eppure non è mai uscita da quel fazzoletto di terra compreso tra Roccaporena e Cascia, tranne che 1450, quando andò a Roma per il Giubileo. Impressionante.

 

Francesco Carlini