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Oltre tremila pellegrini dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia hanno “invaso”, sabato 14 maggio, la Basilica Vaticana di S. Pietro per rendere omaggio al Beato Giovanni Paolo II. I 54 pullman – che eccezionalmente hanno potuto sostare a fianco del colonnato del Bernini - provenienti da tutte le parrocchie della Diocesi sono arrivati a Roma ad iniziare dalle ore 9.00. I primi sono stati quelli di Norcia, gli ultimi quelli di Spoleto.

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A guidare il pellegrinaggio è stato l’Arcivescovo, che è giunto in Vaticano a bordo dell’autobus numero 36, quello della Parrocchia della Cattedrale di Spoleto.

Il Presule, appena sceso in Piazza S. Pietro, è stato accolto da un lunghissimo applauso dei pellegrini. Mons. Boccardo ha salutato una ad una le persone della “sua” Chiesa e, insieme a loro, si è incamminato verso l’interno della Basilica di S. Pietro. «Grazie Eccellenza di questo bel regalo che ci ha fatto», ha detto commossa una signora di Spoleto. Il popolo spoletano-nursino si contraddistingueva dalle altre persone presenti in Vaticano grazie ad un foulard giallo. E l’Arcivescovo prima di entrare in Basilica si è voltato ed ha osservato la lunghissima fila di pellegrini: «Che bella emozione vedere tanta gente», ha commentato mons. Boccardo con i suoi collaboratori. Il primo gesto compiuto una volta giunti all’interno di S. Pietro è stato quello di rendere omaggio alla tomba del Beato Giovanni Paolo II, situata nella navata di destra, nell’altare di S. Sebastiano. La gente ha sfilato dinanzi al luogo dove è sepolto quell’uomo venuto da lontano. In silenzio, lasciando spazio alla preghiera personale, i pellegrini di Spoleto-Norcia hanno affidato al nuovo Beato le gioie e le difficoltà della vita. Non è mancata la commozione e neanche qualche lacrima. Il lungo corteo si è poi diretto presso l’altare della Cattedra, dove l’Arcivescovo e i presbiteri presenti hanno concelebrato la Messa, animata dalla Cappella Musicale del Duomo di Spoleto. Qui c’è stata una gradita sorpresa: il Cardinale Angelo Comastri, Arciprete della Basilica Vaticana e Vicario Generale del Papa per lo Stato Città del Vaticano ha salutato la speciale delegazione giunta dalla terra di S. Benedetto e S. Ponziano. «Siete qui – ha detto – sulla tomba del primo Papa, Pietro, e sulla tomba dell’ultimo, Giovanni Paolo II. Qui dove ora sorge questa splendida chiesa c’era un circo, un luogo di divertimento per l’Imperatore Nerone. Nell’anno 64 a Roma ci fu una grande persecuzione contro i cristiani e Pietro fu brutalmente ucciso. Fu sepolto nella nuda terra, qui dove ora noi ci troviamo. Dopo oltre 2000 anni, di Nerone non c’è più nessuna traccia. Questo luogo è, invece, il simbolo di quell’umile pescatore che era Pietro, primo Papa della Chiesa. Nel darvi il benvenuto, e nel salutare il vostro caro Arcivescovo, vi auguro di tornare a Spoleto maggiormente consapevoli che la fede è una grazia, un dono, una gioia».

«La presenza corale in questa Basilica del popolo di Dio che è in Spoleto-Norcia - una presenza che supera di gran lunga tutte le più ottimistiche previsioni - è testimonianza eloquente di quanto quel Papa, venuto da lontano ma diventato subito vicino grazie alla fede granitica che traspariva dalle sue parole e da tutta la sua persona, abbia lasciato un segno forte nella nostra vita». Con queste parole l’Arcivescovo Boccardo ha iniziato l’omelia. «Siamo qui, pellegrini, per dire il nostro omaggio di affetto e riconoscenza al padre e all’amico che ci ha testimoniato cosa può fare Cristo di un uomo che si lascia afferrare da lui, per lasciarci ancora ammaestrare dal suo esempio e dal suo insegnamento, per esperimentare ancora una volta la sua vicinanza e per affidarci alla sua intercessione presso Dio, certi della sua cura sollecita per tutti noi che gli siamo stati dati come figli. Chi ha avuto la gioia e la grazia di conoscere e frequentare Papa Giovanni Paolo II ha ammirato la radicalità della sua testimonianza evangelica; il suo abbandonarsi fiducioso nelle mani del Signore; la sua totale disponibilità ad essere quello che Dio gli domandava che fosse, sia quando era un giovane uomo vigoroso, sia quando non ce la faceva più; il suo amore per il Vangelo che diventava autentica “passione” per comunicarlo agli uomini e alle donne del nostro tempo; la capacità profetica di leggere nella storia i segni della presenza divina; e anche la sua umanità, il coraggio nell’affrontare le prove più tragiche. Così, il Papa ha potuto spalancare porte che erano chiuse, avviare dialoghi, riaccostare le nuove generazioni ad un’esperienza religiosa, portare a tutti una scintilla della verità e dell'amore di Dio. Non ha mai cercato di adulare con le parole, non ha rincorso l’onore e il consenso del mondo, ha annunciato la volontà di Dio senza timore anche lì dove essa è in contrasto con ciò che pensano e vogliono gli uomini».

Nel concludere l’omelia mons. Boccardo ha rivolto un ulteriore saluto ai pellegrini: «Vi abbraccio tutti, vi dico grazie per le generosità con la quale avete accolto il mio invito nel venire a venerare Giovanni Paolo II».

Il pellegrinaggio si è concluso al Santuario del Divino Amore, dove l’Arcivescovo ha presieduto una preghiera mariana.