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Ricordati di me

Nel pomeriggio di sabato 17 ottobre 2020 le comunità parrocchiali di S. Giacomo in S. Giacomo di Spoleto e di S. Gabriele dell’Addolorata in Cortaccione di Spoleto hanno accolto i nuovi parroci nelle persone di mons. Alessandro Lucentini, don Mirco Boschi e don Mahimai Dass Irudajam (don Machi, ndr), CPPS. Provengono dalle parrocchie del Sacro Cuore e di S. Sabino in Spoleto. Prendono il posto di don Giovanni Cocianga nominato parroco di Gualdo Cattaneo e Pomonte e di don Bartolomeo Gladson Sagayaraj trasferito nella zona di Cascia-Monteleone di Spoleto-Poggiodomo. È stato l’arcivescovo Renato Boccardo a presentare i nuovi parroci nel corso di una celebrazione eucaristica che si è svolta nella tendostruttura allestita nel cortile della parrocchia di S. Giacomo, cui hanno partecipato molti fedeli, nel pieno rispetto delle norme per contrastare il diffondersi del Covid-19. Oltre a S. Giacomo e Cortaccione, le parrocchie comprendono anche i paesi di Protte, Camposalese, Poreta e Silvignano.     

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Omelia dell’Arcivescovo. «Il Vangelo di questa domenica – ha detto il Presule – ci esorta a restituire a Dio quello abbiamo da lui ricevuto. Tante cose, ad iniziare dalla vita, ma prima su tutte l’immagine secondo la quale siamo stati creati. E come possiamo restituire a Dio la sua immagine? Vivendo nella nostra vita quello che lui ci ha insegnato, coltivando nel nostro cuore i suoi stessi atteggiamenti e nella nostra mente i suoi pensieri che scopriamo quando vediamo gli atteggiamenti di Gesù. Poi ci sono le opere, i frutti immediati. Ma se manca il progetto di ripetere le parole e i gesti di Gesù, non possiamo affermare di incarnare l’immagine di Dio. Mi piace leggere in questa prospettiva quanto stiamo vivendo questa sera: due comunità parrocchiali così ricche di tradizione, di fede e di pensiero cristiano accolgono i sacerdoti che vengono per continuare il lavoro ed il servizio ministeriale esercitato nel corso degli anni da tanti loro predecessori. Ogni cambiamento porta con sé un rinnovamento, bisogna ritrovare un equilibrio, bisogna rimettersi in marcia senza rimpiangere il passato e senza sognare il futuro, ma vivendo con pienezza e responsabilità il tempo presente. Per questo don Alessandro, don Mirco e don Machi vengono in queste comunità: per inserirsi in un cammino che è già in movimento e per guardare avanti tutti insieme. La loro presenza si riassume nella volontà di aiutare le persone loro affidate di restituire a Dio quello che da lui hanno ricevuto. Lo dovranno fare in prima persona loro tre e poi, in forza della missione, dovranno aiutare i loro compagni di cammino».

Don Alessandro Lucentini, dopo il benvenuto di un rappresentate delle parrocchie, a nome anche di don Mirco e don Machi, ha detto: «Grazie alle comunità di S. Giacomo e Cortaccione e grazie al Vescovo della fiducia che ci accorda. Pensavo all’immagine di S. Giacomo, un pellegrino: questa comunità è nata nel 1290 circa con la costruzione di un piccolo ospedale per i pellegrini, che è stata se così possiamo dire la prima casa di questo paese, un’opera di fede semplice e di carità concreta situata lungo la strada consolare per andare pellegrini a Roma e a Santiago di Compostela. E allora, noi veniamo pellegrini in queste parrocchie per percorrere con voi la strada della fede, della carità e della speranza. La meta di ogni pellegrinaggio – ha detto ancora don Alessandro - non è la meta come si pensa, ma è il cammino: quando ci si incontra lungo quello di Santiago de Compostela non si dice “ci vediamo alla meta”, ma “buon cammino”. Ed il segreto di un buon pellegrinaggio è avere nello zaino le cose essenziali e camminare insieme. Questo è quello che ci deve contraddistinguere come cristiani, avendo pazienza con i più fragili, l’umiltà di rallentare per aspettare gli altri e la capacità di mettere nello zaino l’essenziale. L’augurio che faccio questa sera, a nome di tutti e tre, è semplice: buen camino, buon cammino a tutti».

Prima della benedizione finale mons. Boccardo ha lasciato una raccomandazione alle parrocchie: «Non ci sono due strade parallele, quella di S. Giacomo e quella di Cortaccione. C’è una strada sola: vi esorto allora a mettere insieme le forze, perché la concorrenza non sta bene nella casa di Dio. Iniziamo a pensare e lavorare insieme, a volerci bene superando le difficoltà e le incomprensioni».