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Ricordati di me

Lunedì 17 giugno 2020 la Chiesa ha fatto memoria di Santa Chiara della Croce, patrona della città di Montefalco. Quest’anno le restrizioni per evitare il diffondersi del Coronavirus hanno ridotto le celebrazioni nel loro contenuto esteriore, ma non nell’intensità spirituale. La sera prima della festa, il 16, infatti era prevista la tradizionale processione per le vie di Montefalco alla quale generalmente prendono parte moltissime persone. Al posto della processione l’Arcivescovo ha presieduto una veglia di preghiera nel Santuario, animata dalle monache agostiniane, custodi del corpo, della memoria e dell’attualizzazione del messaggio di Santa Chiara.

Video veglia di preghiera del 16 / Video della Messa del 17 / Foto della Messa 

Nella breve riflessione, mons. Boccardo ha sottolineato come «Chiara e le sue sorelle hanno fatto un cammino di ascolto della Parola di Dio e questo è il segreto della loro vita. La nostra Santa ci ricorda di accoglierci reciprocamente, di non sottolineare sempre le differenze tra noi e gli altri, di saperci perdonare, di superare il proprio egoismo». Il giorno seguente, 17 agosto, ci sono state cinque celebrazioni eucaristiche: alle 7.30, alle 8.30, alle 9.30, alle 11.00 (presieduta dall’arcivescovo Renato) e alle 18.00 (presieduta da padre Alejandro Moral Anton priore generale dell’Ordine di S. Agostino, alla sua prima visita a Montefalco). Alle Messa delle 11.00 erano presenti anche la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei (montefalchese) e il sindaco della Città Luigi Titta, che ha offerto l’olio per la lampada votiva dinanzi al corpo di Santa Chiara. Con mons. Boccardo hanno concelebrato: don Vito Stramaccia, priore di Montefalco, e un sacerdote della diocesi di Albano particolarmente legato al monastero e alla spiritualità agostiniana. Il servizio all’altare è stato curato dai padri agostiniani.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato come la croce «continua a stare davanti a noi: essa ci vuole dire qualcosa, se la contempliamo con amore, attratti dalla forza dello Spirito che è il dono di Cristo crocifisso. Se, come ha fatto Chiara, la guardiamo con stupore ed affetto essa diventa grande, attraente come il calore e divorante come il fuoco. E ci chiede tante cose. A noi e anche alle nostre comunità, alla nostra società, alla nostra cultura, al nostro mondo, la croce chiede di verificare se esistano strade diverse dalla sua per risolvere i problemi umani. Chiara ci invita oggi a guardare la croce insieme con lei: è l’appuntamento che conclude un cammino faticoso sul sentiero del Calvario, dove non è agevole piantare tende di attesa o bivacchi di gioia. Il Golgota non è il Tabor (cf Lc 9, 28-35), anche se le due colline sono sostanzialmente concatenate. La croce è il Crocifisso; su di essa gli strazi dell’agonia lo consumano ed attorno ad essa si infierisce con lo scherno. Ma è sulla croce che si incontrano la miseria dell’uomo e la misericordia di Dio: quel legno è piantato in terra e sembrerebbe affossato nelle radici dell’umana malizia, ma si proietta in alto, come un indice puntato al cielo, per indicare la fedeltà e la bontà di Dio».