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Prosegue la vicinanza della Chiesa di Spoleto-Norcia, attraverso il progetto della Caritas “Su questa barca ci siamo tutti”, a quanti sono in difficoltà economica a causa del Coronavirus. Oltre 130 sono le famiglie spoletine che vengono assistite con il pacco alimentare, numero che cresce contando anche quelle degli altri comuni della Diocesi raggiunte direttamente da Spoleto o dai volontari delle Caritas di Pievania. Questo servizio, naturalmente, è svolto in sinergia con le istituzioni e le associazioni di volontariato.

Emerse tante sofferenze e povertà latenti. «Quello che ci preoccupa – afferma don Edoardo Rossi, nominato dall’Arcivescovo a gestire questo servizio Caritas nell’emergenza – è che ogni giorno entriamo in contatto con tante nuove famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Il consegnare il pacco alimentare nelle case, con tutte le misure di sicurezza ed igiene previste, ha portato poi alla luce nel nostro territorio tante povertà e sofferenze latenti. Una cosa bella – prosegue il sacerdote – è la solidarietà di vicinato: persone che ci chiamano per segnalarci come in quella via o in quel condominio ci sono famiglie in difficoltà e che per pudore magari non chiedono aiuto. Il numero che abbiamo dedicato all’ascolto delle persone anziane e sole, infine, è un servizio molto apprezzato. Siamo entranti in confidenza con tanti uomini e donne del nostro territorio che ci chiamano ogni giorno semplicemente per parlare, per raccontare le loro storie: è molto edificante. Poi, una volta a settimana chiamiamo le famiglie a cui abbiamo consegnato i pacchi alimentari per sapere come va, se hanno bisogno di altri aiuti. Abbiamo anche la collaborazione di qualche medico di base che propone alle persone anziane e sole di chiamare il numero dedicato all’ascolto».  

Il grazie dell’Arcivescovo a chi consente alla Caritas di svolgere questo servizio. E il 25 aprile scorso, festa liturgia di S. Marco evangelista, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo è andato al Centro Caritas emergenza Covid-19 per celebrare la Messa nella cappellina presente. Il Presule ha pregato in modo particolare per tutti i benefattori (chi mette a disposizione il proprio tempo, chi le competenze, chi il denaro e chi materie particolari) che – ha detto - «permettono a questa iniziativa di manifestare la vicinanza della comunità cristiani nei confronti di quanti devono affrontare, e fanno fatica, la situazione attuale. In questo Centro – ha sottolineato mons. Boccardo - si lotta contro il male, si moltiplicano i gesti di solidarietà, di condivisione e di amicizia, si va incontro alle diverse necessità non solo portando qualcosa di materiale, che è importante e utilissimo, ma soprattutto dicendo la condivisione e la vicinanza: questa è un’operazione di umanità e non di tecnica. A chi viene qui diciamo: non sei da solo, c’è qualcuno che condivide con te il peso della vita quotidiana e questo qualcuno è il Signore. E in suo nome ci siamo anche noi: non il Vescovo, non i preti, non questo o quel volontario, ma l’intera comunità cristiana di Spoleto-Norcia sensibile alle membra più fragili del suo corpo. Con semplicità la Chiesa in questo tempo cerca di riproporre e incarnare quanto detto da Gesù: lottate contro il male, moltiplicate il bene».

La provvidenza di Dio va al di là delle necessità e dei bisogni, è sempre puntuale. «Nei momenti più impensati e di maggiore bisogno – ha detto mons. Boccardo - c’è sempre qualcuno che arriva puntualmente portando proprio ciò che manca. L’altro giorno, ad esempio, don Edoardo mi ha detto che era terminato l’olio. Con i volontari si erano dati appuntamento al pomeriggio per acquistarlo. All’ora di pranzo arriva una telefonata di un’azienda del territorio che alle 15.00 avrebbe consegnato dieci cartoni d’olio. È davvero bello vedere come il Signore lavora confermando con le sue opere i gesti degli uomini. Ho chiesto a don Edoardo e ai suoi più stretti collaboratori – ha concluso il Presule - che col tempo mettano per iscritto queste testimonianze di provvidenza».

Le testimonianze dei volontari. Accanto a don Edoardo Rossi ci sono tanti volontari, molti giovani, che si alternano nel Centro Caritas per l’emergenza Covid-19 ogni giorno. Rita, ad esempio, ha scelto di fare volontariato perché “contagiata” dai figli: «Per noi cristiani – afferma – è naturale mettersi a disposizione di chi ha bisogno. In questo specifico tempo di Coronavirus, però, sono qui a fare volontariato dopo che i miei tre figli avevano iniziato. Mi sono accodata a loro». Poi c’è Giancarla, moglie e mamma di tre bambine: «Con tre figlie piccole a casa abbiamo dovuto ripensare, come tanti, l’andamento familiare. All’inizio non è stato facile, ma ora abbiamo riacquistato calma e serenità. La fede poi si è rafforzata, ci riuniamo in preghiera seguendo le tracce della Diocesi e tramite i social partecipiamo alla Messa. Ho scelto di venire qui a fare volontariato anche per far capire alle mie figlie che c’è molta gente che ha bisogno e che nei momenti di emergenza è importante dare una mano».

Pubblicato il 29 aprile 2020