Accedi

Accedi al tuo account

Nome utente *
Password *
Ricordati di me

Giovedì 24 ottobre 2019 l’Arcivescovo, in qualità di Presidente della Conferenza episcopale umbra, ha rilasciato la seguente intervista al quotidiano La Nazione, alla giornalista Patrizia Peppoloni, in vista delle elezioni regionali di domenica 27 ottobre.

Monsignor Boccardo, un politico che tenga al bene collettivo cosa deve fare e cosa deve evitare?

Deve avere occhi ed orecchi attenti per poter scegliere ciò che costituisce il vero bene della collettività, soprattutto per la sua parte più fragile e debole, evitando calcoli e convenienze di parte o personali; deve essere discreto, lungimirante, aperto a tutti. E non deve demonizzare l’avversario, a qualsiasi colore appartenga (nessuno è completamente buono, ma neppure cattivo...). Agli amministratori è richiesta, come anche a noi preti e a tutti coloro che ricoprono un qualche pubblico ufficio, la testimonianza della vita, la coerenza e il sacrificio nel compiere generosamente il proprio dovere.

Che cosa vorrebbe dire agli amministratori della cosa pubblica?

A coloro che amministreranno la nostra Regione a partire dal 27 ottobre prossimo, a chi siederà tra i banchi della maggioranza e a quanti occuperanno quelli dell’opposizione, dico di impegnarsi senza riserve per assicurare agli umbri salute e lavoro, prospettive concrete di futuro e pace sociale. Con fantasia ed impegno contribuiscano a far crescere tra la gente l’armonia, il rispetto reciproco, l’accoglienza del prossimo anche se non la pensa come noi, la solidarietà verso quanti vivono nella sofferenza e nella fragilità. Come ci ricorda spesso Papa Francesco, un buon politico non deve mai seminare odio e paura, ma fiducia e speranza.

Che raccomandazione si sentirebbe di fare ai cattolici che vanno alle urne?

Innanzitutto di andare alle urne, che è un dovere civico sancito dalla Costituzione. Poi, di andarci preparati, informandosi seriamente circa i programmi delle diverse coalizioni, così da esprimere con consapevolezza il proprio voto. I vari gruppi in competizione elettorale vedono anche la presenza dei cattolici: a tal proposito mi sembra doveroso ribadire che la Chiesa umbra non si schiera per alcuna parte politica; devono essere i principi ispirati alla retta ragione e al Vangelo a guidare il voto dei cattolici. Senza dimenticare che, come ha affermato
recentemente il Presidente Conte, «oggi più che mai i cattolici sono chiamati a fornire il loro contributo di idee, di cultura politica e istituzionale, di credibilità personale, di passione civile».

Ricostruzione bloccata nelle aree colpite dal sisma del 2016? Lei ha fatto sentire più volte la sua voce. Cosa chiede alla Giunta che verrà?

Quello che ho chiesto tante volte e che non mi stancherò di ripetere, facendomi voce di quelle popolazioni. Dopo tre anni tante promesse sono risultate vane, la ricostruzione stenta a ripartire, la burocrazia ritarda ogni iniziativa e la sfiducia e la rassegnazione sono in agguato. Alla Giunta che verrà chiedo di ottenere dal Governo centrale e dal Commissario per la ricostruzione tutto ciò che renda possibile una vera “ripartenza”, sociale ed edilizia, favorendo senza indugio una ripresa delle attività commerciali e turistiche della Valnerina che scongiuri il rischio dell’allontanamento definitivo della gente dalle proprie case e dai propri paesi.

Il difetto maggiore di un politico?

L’assenza di generosità, la ricerca del dominio, la poca propensione a lasciare spazio ai più giovani, l’attaccamento morboso alla carica e al proprio piccolo potere, come l’edera che si abbarbica al muro...

E il pregio irrinunciabile?

Una grande libertà e onestà interiore, la capacità di promuovere il bene di tutti valorizzando i talenti di ciascuno, concepire la politica come un autentico servizio: Paolo VI diceva che la politica è la forma più alta di carità.

Chiesa e Palazzi della politica come possono dialogare e interagire per il bene comune?

Chiesa e politica, in un qualche modo, perseguono la stessa finalità: il bene delle persone e delle comunità; possono e devono dunque dialogare per costruire una salda piattaforma di virtù morali, su cui edificare la società e la convivenza civile. È necessaria una vera “alleanza”, nella chiarezza e nella verità, per far uscire l’Umbria da un certo torpore e dal ripiegamento sul proprio particolare che deprime la creatività ed impoverisce il lavoro in qualità e quantità. La terra dei Santi Benedetto e Francesco sarà una società generativa se, mentre fa crescere il lavoro e l’impresa, allarga l’orizzonte della fiducia e della speranza, costruisce legami sociali, recupera il senso della bellezza, fa diventare città e paesi luogo di incontro, di cultura, di vita civile. Una sfida appassionante che ci deve vedere protagonisti, ognuno per la sua parte e con le proprie specifiche competenze.

Quali a suo avviso le maggiori emergenze di questa regione?

Anzitutto la povertà economica di tante persone, provate dalla sofferenza e dalla mancanza di lavoro e di una reale prospettiva futura. Poi i giovani, che sono i più poveri tra i poveri a causa della mancanza di lavoro; molti di loro hanno smesso di crescere, affidando la capacità di pensare ai professionisti del pensiero unico e del governo socio-mediatico. A quanti desiderano costruire il proprio futuro attraverso una attività lavorativa remunerata deve essere evitato di doverla andare a cercare dall’altra parte del mondo. Come Chiesa umbra proviamo a contribuire concretamente offrendo tirocini formativi che hanno dato occupazione ad alcune decine di giovani disoccupati. Occorre però lo sforzo di tutti per invertire la rotta; il lavoro disponibile nel nostro territorio, infatti, è sempre più povero e precario. C’è l’urgenza di servizi sanitari più qualificati a favore di persone con disagio psichico e di anziani non autosufficienti: registriamo a volte il collasso economico e psicologico delle famiglie che vogliono assicurare, con ammirevole dedizione, adeguata assistenza.