Accedi

Accedi al tuo account

Nome utente *
Password *
Ricordati di me

Una folla di fedeli a Montefalco il 16 e il 17 agosto 2019 per rendere omaggio a Santa Chiara della Croce, agostiniana, nata il 1268 e morta il 17 agosto 1308: donna arricchita dei doni spirituali della scienza infusa e del discernimento, difese con passione l’ortodossia della fede contro insidiose deviazioni ereticali. Fu consigliera spirituale di persone anche influenti della Chiesa e della società del tempo. La sua spiritualità si incentrò sulla meditazione della passione di Cristo e sulla devozione alla Croce. Dopo la sua morte le consorelle, premurose di conservare il suo corpo, le aprirono il cuore e vi trovarono impressi i segni della Passione.

Foto-gallery

La sera del 16 agosto l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto la memoria del transito della Santa e la processione delle lampade con la reliquia di Chiara per le vie della bella Città di Montefalco. La mattina del 17 agosto, invece, il Presule ha presieduto in Santuario il solenne pontificale delle 11.00 insieme al priore don Vito Stramaccia, a diversi sacerdoti diocesani e religiosi, tra i quali alcuni agostiniani. Presenti naturalmente le monache guidate dalla priora Maria Rosa Guerrini. Ha animato la liturgia il coro della parrocchia di Montefalco con l’aggiunta di alcune persone legate al monastero. Diverse le autorità civili e militari, tra cui il sindaco del luogo Luigi Titta, quello di Campello sul Clitunno, Comune che ha offerto l’olio per la lampada votiva dinanzi all’urna della Santa, Maurizio Calisti, e la senatrice Donatella Tesei.  

«Chiara della Croce – ha detto nell’omelia l’Arcivescovo, si era talmente unita a Cristo crocifisso da poter affermare “Io ajo Jesu Cristo mio crucefisso entro lo core mio. Gesù rivolge poi un'altra richiesta a chi lo segue: «Prenda la sua croce!». Questo significa auto rinnegamento totale: la croce non è qui il simbolo dei dolori o la pena quotidiana; portarla significa portare lo strumento della propria esecuzione come lo ha portato Gesù verso il Calvario. Occorre prendere “la propria” croce, non “la croce”, ma quella che Dio consegna a ciascuno: nessuno di noi può portare la croce degli altri, nessuno di noi può portare il male del mondo e rivivere la scena del Calvario di per se stesso; lo possiamo fare soltanto dietro a Gesù; alla sua sequela possiamo camminare come lui ha camminato. La nostra fede ci dice che quando soffriamo, Gesù patisce con noi; quando moriamo, lui muore con noi. Egli ha già fatto tutto, ma il rapporto radicale fra il Figlio dell’Uomo e il suo popolo fa sì che ogni credente partecipi alla sua passione. Ora che tutto è compiuto, nessuno può rimanere semplice spettatore; piuttosto, ciascuno dovrà farsi coinvolgere e trascinare nel passaggio pasquale di morte-resurrezione. È la “lezione” che oggi ancora una volta – ha concluso mons. Boccardo - impariamo dalla vita e dalla storia di Chiara della Croce. Essa ripete a noi l’esortazione del sapiente dell’Antico Testamento, che abbiamo sentito nella prima lettura: “Avvicinatevi a me... prendete dimora nella mia scuola”. La sua intercessione ci ottenga di saper seguire il Signore secondo la vocazione data a ciascuno, affinché compiendo la nostra opera per tempo, Egli a suo tempo ci ricompensi».