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Il Duomo di Spoleto” è un’app (struttura informatica semplice, leggera, essenziale e veloce, ndr) innovativa che consente ai tantissimi turisti che ogni varcano la porta della Cattedrale di S. Maria Assunta di vivere un’esperienza unica e immersiva di tutti i luoghi e le opere in essa contenuti. L’applicazione è stata presentata venerdì 12 maggio 2017 alle 11.30 nella Sala chiamata delle “Poltrone” in Via del Seminario, sul retro della Terrazza Frau. Sono intervenuti: mons. Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia; mons. Giampiero Ceccarelli, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi; Camilla Laureti, assessore alla Cultura del Comune di Spoleto; Chiara Parmeggiani per conto dell’Associazione Opera Segno dell’Alta Marroggia, la Onlus di riferimento della Casa Famiglia per disabili OAMI di Baiano di Spoleto che gestirà commercialmente la app; Consalvo Cattuto, della società Catnic srl che ha realizzato la app.

Facciata CattedralePiazza del duomo è per eccellenza, al termine di via dell’Arringo, cioè dell’assemblea popolare, è il luogo del libero comune di Spoleto. Il popolo vi si adunava per prendere le decisioni più importanti. Anche oggi è la piazza più importante. Per 50 anni il maestro Giancarlo Menotti vi concluse il Festival.

E’ lo spazio dove, a memoria d’uomo, si sono svolte le manifestazioni di popolo più rilevanti. A Spoleto ciò che veramente conta finisce in Piazza Duomo, la piazza della Chiesa madre di tutte le oltre 1000 chiese della diocesi.

Lettera autografa di San FrancescoUna delle relazioni particolari tra S. Francesco e la città di Spoleto è la celebre lettera autografa scritta dal Santo a frate Leone, che costituisce uno dei cimeli più importanti dalla città, conservato nella basilica cattedrale.

Non c’è dubbio infatti che, dopo le sacre spoglie custodite e venerate nella cripta della basilica di S. France­sco in Assisi, le reliquie più preziose di Francesco siano i suoi autografi, documenti di inestimabile valore anche per la loro rarità; sono infatti soltanto due. Il primo autografo è la cosiddetta «chartula», un foglietto scritto subito dopo la stigmatizzazione sul monte della Verna, nel settembre del 1224, e conservato nella cappella delle reliquie della basilica di S. Francesco in Assisi. Contiene, da un lato, il testo delle «Lodi di Dio Altissimo» e, dall’altro, la «Benedizione a frate Leone».

Il secondo autografo è appunto la «Lettera a frate Leone», conservata originariamente nella chiesa minoritica di S. Simone a Spoleto, salvata per fortuna dopo varie peripezie cui andò incontro tra la fine del secolo scorso e gli inizi di questo, e oggi esposta nella cappella delle reliquie della cattedrale spoletina.

Si tratta di un piccolo foglietto rettangolare di pergamena, tratta da pelle di capra, che misura cm 13x6; è formato da diciannove righe complessive e perfettamente conservato. La lettura più accreditata della lettera di Spoleto è quella che accentua il segno di fraterna tenerezza che Francesco ha voluto manifestare a Leone. Questi era in crisi e, nonostante il colloquio avuto da poco con Francesco mentre erano in cammino, voleva di nuovo andare da lui per consultarlo su qualche punto della sequela di Cristo e dell’osservanza regolare, soprattutto in tema di povertà.

Il problema sollevato da frate Leone non era solo suo, come si può facilmente evincere dalla risposta di Francesco, che passa improvvisamente dalla seconda persona singolare alla seconda persona plurale («... in qualunque modo ti sembra meglio... fatelo...»). Egli si era fatto portavoce di al­tri frati che intendevano in modo diverso da altri qualche norma e desideravano un confronto con Francesco. Nessuna meraviglia: la fraternità francescana, ormai numerosa, non poteva essere esente da una pluralità di idee, da interpretazioni diverse, da discussioni e contrasti anche animati.

Santissime Icone 

La SS. Icone. La preziosa tavoletta raffigurante la Vergine senza il Bambino e con le braccia alzate sullo stesso lato, secondo il tipo iconografico bizantino della Haghiosoritissa. Dipinta probabilmente nel sec. XII, fu regalata alla città dal Barbarossa nel 1185 in segno di pace.

 

Croce del Sotio 

La Croce del Sotio

La moderna storiografia attribuisce ad Alberto “Sotio” questa croce dipinta sagomata, tra le più antiche opere datate giunte fino a noi. Recentemente restaurata e riconsegnata in Duomo, è uno degli esempi più felici della produzione pittorica umbra tra XII e XIII secolo. 

 

Abside del Lippi 

Gli affreschi del Lippi

L’abside accoglie questo ciclo pittorico che l’artista (ca. 1406-1469) eseguì con l’aiuto di fra’ Diamante e di Pier Matteo d’Amelia. Nel tamburo, Annunciazione, Transito di Maria (a destra, in un gruppo, si vogliono ravvisare i ritratti di fra’ Filippo, di suo figlio Filippino, di fra’ Diamante e di Pier Matteo d’Amelia), Presepio e, nel catino, Incoronazione di Maria, grandiosa composizione di figure e di colore. 

 

Pintoricchio

Il Pintoricchio

Nella cappella di S. Leonardo della cattedrale si trova un affresco di Bernardino di Betto, detto il Pintoricchio, databile 1497. Di particolare interesse la Madonna con Bambino. 

 

Interno

Gli altari

L’altare maggiore, gli otto altari nelle navate laterali, i due nelle testate del transetto e le quattro grandi porte nelle nicchie situate alle estremità delle navi laterali sono opera di Giuseppe Valadier che ne curò la costruzione dal 1785 al 1792 insieme con il maestro scalpellino Alessandro dell’Oste. Realizzati con bel disegno neoclassico e con profusione di scelte di marmi, sono particolarmente notevoli gli altari delle navate e le quattro splendide porte; all’ingente spesa concorsero il capitolo e il vescovo Lccatelli, papa Pio VI che donò fra l’altro le quattro colonne di granito orientale ai lati dell’altare maggiore, e il Comune, che curò la costruzione dell’altare di S. Ponziano nella testata sinistra del transetto.

La Cattedrale di S. Maria Assunta racchiude nel suo prospetto le testimonianze delle epoche che, a Spoleto, si sono espresse con il più rigoglioso fervore dell’arte. Anno 956: è la data della più antica notizia conosciuta relativa alla Cattedrale. Nell’area dove sorge, esistevano sia l’episcopio sia la “chiesa di S. Maria del Vescovato”, cioè la Cattedrale.

La maggior parte dei frammenti decorativi altomedievali induco a pensare che la “chiesa di S. Maria del Vescovato” esistesse già nel secolo VIII-IX, nel momento storico in cui alla fine della dominazione longobarda corrisponde un forte aumento di autorità e di potenza della Chiesa e delle sedi vescovili.

L’interno è a croce latina, a tre navate con grande abside semicircolare. L’antica costruzione romanica, con il presbiterio sopraelevato, tre navate divise da colonnato e il tetto a travature palesi, fu rinnovata quasi per intero da Luigi Arrigucci, architetto camerale di Urbano VIII, che voltò una cupola sul presbiterio, spostò il transetto e impostò le volte su massicci pilastri. Gli altari e le quattro grandi porte nelle navate sono opera di Giuseppe Valadier. Sul portale mediano è il busto di Urbano VIII in bronzo, opera del Bernini (l’originale si trova esposto al Museo diocesano).

Particolare del pavimentoLa navata centrale conserva in parte il pavimento cosmatesco della cattedrale romanica; le due acquasantiere sono del 1484. La cripta di S. Primiano, del sec. IX, è ora oggetto di restauro; la Cappella di S. Anna è visibile da una cancellata; quella del Sacramento e  quella della Santissima Icone sono state restaurate nel 2010. La Cripta è un raro monumento altomedioevale e unico resto dell’antica sistemazione degli edifici della cattedrale.

La facciata è spartita orizzontalmente in tre zone: in quella inferiore si apre un magnifico portale romanico con tre grandiosi stipiti e un superbo architrave a decorazione vitinea d’ispirazione classica. Nella zona mediana, sopra una galleria cieca con due telamoni, si apre una grande rosa centrale coi simboli degli evangelisti fiancheggiata da quattro rosoncini; al di sopra corre una serie di archetti su colonnine.

Nella zona superiore, a coronamento triangolare, ornata da tre rosoncini, si profilano tre arcate ogivali; quella mediana è ornata da un grande mosaico bizantineggiante (Cristo benedicente tra la Vergine e S. Giovanni) firmato Solsterno e datato 1207. A sinistra della facciata si leva il poderoso campanile, costruito nel sec. XII con materiali di spoglio romani, paleocristiani e altomedievali; la cella campanaria fu eseguita tra il 1512-1515 su disegno di Cola da Caprarola.

PorticoAlla destra del campanile si trova l’elegante portico rinascimentale a cinque arcate, opera di Ambrogio da Milano e Pippo di Antonio da Firenze, iniziato nel 1491; lo sormontano un ricco fregio e una balaustra e lo fiancheggiano due graziosi pulpiti.