Accedi

Accedi al tuo account

Nome utente *
Password *
Ricordati di me

I festeggiamenti in onore dell’Assunta, patrona della nostra Archidiocesi, sono iniziati la sera del 13 agosto 2019 nella Cattedrale di Spoleto con una veglia di preghiera mariana presieduta dal cardinale Edoardo Menichelli, arcivescovo emerito di Ancona-Osimo. Dinanzi all’altare maggiore era stata sistema la Santissima Icone. Ha animato nel canto la Cappella Musicale del Duomo. Accolto dall’arcivescovo Renato e dai Canonici, il card. Menichelli ha proposto una significativa catechesi, che pubblichiamo.

Foto-gallery

Catechesi del card. Edoardo Menichelli “Maria, discepola e serva del Signore”

Grazie Eccellenza per questa occasione di vivere con voi questo momento di preghiera in preparazione alla Festa dell’Assunta. Siamo davanti a Maria, Maria Santissima Madre di Cristo e madre della Chiesa. Davanti a questa bella Icona che voi custodite e che traduce visibilmente una testimonianza di amore e di fedeltà verso Maria, vorrei con voi prendere due strade per offrire una riflessione: quella della contemplazione e quella dell’imitazione di Maria.

Contemplazione di Maria nella sua unicità, nella sua singolarità, nella sua santità e perfezione. A cominciare dai lineamenti umani: lei è una creatura come noi, è donna, consapevole di sé, è fidanzata e guarda un progetto di vita, è sposa, è madre. E qui la sua unicità diventa grande, unica, irripetibile: Madre del Figlio di Dio. Donna credente e alleata di Dio, serva per il progetto di salvezza e di misericordia; quindi missionaria, evangelizzatrice. Prima ancora di avere tra le braccia il Figlio Gesù lo porta nei luoghi della vita: da Elisabetta e Zaccaria. Anche quella è una casa misteriosa di un progetto di Dio. E Maria portandovi Cristo realizza già una santificazione: il bambino sussultò nel grembo dice il Vangelo. Maria è serva, cioè tutta donata a Dio. Ma contemporaneamente tutta donata alla vita celebrandola come vuole Dio in un esproprio libero di sé. In questa visione Maria vive in intimità profonda con Cristo, dentro una obbedienza alla Spirito che la santifica, in un cammino di fede che diventa servizio, fecondità e preghiera, con la quale assiste e rende obbediente a Dio tutta la sua vita e dà esempio futuro alla Chiesa.     

Imitazione di Maria: nessuno di noi deve pensare di essere come lei. La sua è una vocazione personale, irripetibile, misteriosa. Eppure lei è una testimonianza da imitare nelle modalità delle nostre singole vocazioni. Per passare dalla contemplazione alla imitazione tento di leggere il brano del passaggio del Vangelo delle nozze di Cana che abbiamo ascoltato. Sappiamo che a Cana c’è un problema, la festa di uno sposalizio può saltare perché manca il vino. Chi se ne accorge? Lei. Maria è sempre attenta alla vita delle persone. Si accorge che le brocche sono vuote. E fa quell’intervento presso Gesù e lui fa il miracolo, trasforma l‘acqua in vino. E generalmente ci fermiamo a questa immagine miracolosa. Però io mi faccio una domanda e la faccio anche a voi: il tempo che viviamo (questo), la cultura in cui siamo dentro (questa), io e voi abbiamo o no qualche brocca vuota? E quando ci sono delle brocche vuote Maria ci dice solo una parola: fate quello che Egli vi dirà.

Le “nostre” tre brocche vuote. Se dovessi illustrare tutte le brocche vuote che abbiamo, ma non di vino, dovrei parlare fino a domani mattina. Ne indico solo tre e dentro queste non crediate che io sia fuori, perché il tempo che viviamo è condiviso, vissuto, sofferto, da rinnovare da parte di tutti.  Prima brocca vuota: siamo in presenza di una forte debolezza di fede. Se volete una parola più chiara, più adatta a questi tempi moderni che inventano anche parole nuove: siamo dentro un qualunquismo spirituale. Lo traduco meglio: conta più la devozione che l’imitazione. E abbiamo messo in gara anche le varie Madonne. Seconda brocca vuota: siamo dentro una pochezza di servizio. Non nel senso che non lo facciamo. Nel senso che ci sta sfuggendo una parola: servo. Siamo caduti dentro una sorta di umanitarismo sociale. Terza brocca vuota: una stanca evangelizzazione. Siamo caduti dentro un mortificante ritualismo.

Queste tre brocche, figlioli, le ho io e le avete voi. Vorrei che queste tre brocche le mettessimo a confronto con la vita di Maria: aiutaci a riempirle. Lei ci aiuta perché essa è l’unica vera credente, la credente perfetta, l’unica vera discepola di Cristo. Maria si è definita serva, non si è messa la corona della regalità. Senza indugio andò. Maria deve educare il figlio a diventare immolato sacerdote.

Allora carissimi facciamo un po’ di esame? Siamo credenti noi? Siamo in Cattedrale, c’è il Vescovo, un Cardinale, stiamo parlando della Madonna, come facciamo a non essere credenti. Non lo so. Vi racconto un episodio del mio ministero di Vescovo: dovevo incontrare i ragazzi della cresima in una parrocchia della Maiella in Abruzzo. Arrivo un po’ tardi a causa del traffico difficile, era notte. Come comincio la mia riflessione? Così: “Cari ragazzi siete cristiani? E loro: sì.  Io: siete cristiani-credenti? Loro: sì”. Poi ho detto loro di fare a me le stesse domande. E loro: “Edoardo sei cristiano? Io: sì, sono battezzato. Edoardo sei cristiano-credente? Io: ci provo!”. Ecco qui bisogna mettere a fila alcune cose e Maria ce lo dice. Lei mette in pratica quattro verbi: ascolta la Parola di Dio; segue la volontà di Dio; vive in comunione con Gesù Cristo Figlio di Dio e figlio suo; mette in pratica quello che il figlio gli dà. Questi quattro verbi li posso applicare alla mia vita? La regola della nostra vita figlioli non è l’etica mondana di questo tempo che ti dà le soluzioni a tutto, ma è la Parola di Dio.  E se il nostro linguaggio e le nostre scelte sono fuori dalla Parola di Dio io non sono credente. Seguire Cristo: chi vuole essere suo discepolo prenda la sua croce e mi segua.

Come cercare di riempire la brocca vuota della debolezza di fede. Maria vive in comunione profonda con Dio: la nostra intimità con Cristo non si costruisce con le giaculatorie (che pure vanno fatte e dette), ma con i sacramenti. L’Eucaristia e la Misericordia. Creare questa intimità e poi Gesù dice: sarete miei discepoli se farete quello che io vi comando. E poi a scanso di equivoci dice: questo vi comando, amatevi come io vi ho amato. C’è tutto questo grande amore in giro? I linguaggi di questo tempo sono linguaggi di amore? Parlo di linguaggi perché non posso giudicare le opere. Allora vedete che Maria ci dice: cercate di essere discepoli di mio Figlio, partendo dalla Parola di Dio. Ci vuole poco: alla sera fermiamoci un attimo nelle nostre famiglie a leggere un pezzetto della Parola di Dio. Perché non lo facciamo più? Bisogna educare i ragazzi a questa Parola, poi faranno il cammino per accoglierla pienamente, forse anche per rifiutarla e poi riprenderla. Ma se nessuno la annuncia, non la sanno.

Come cercare di riempire la brocca vuota della pochezza di servizio. C’è una parola terribile che Maria dice quando le viene annunciato il progetto di Dio: eccomi, sono disponibile, divento alleata, sono pronta a cambiare interiormente il progetto della mia vita per assumere il progetto di Dio. Lo fa non per la sua gloria, ma a servizio della misericordia di Dio che si realizzerà attraverso l’opera di suo Figlio. Poi, l’ultimo servizio che Maria rende a Cristo è sotto la croce, diventa socia del Figlio. E noi? A volte abbiamo ridotto il servizio a qualcosa di anonimo. Quante sollecitazioni abbiamo: con un sms aiuti l’altro. Ma chi è questo altro? Bo! Gesù non ci ha salvato per sms, si è fatto carne, ha incontrato la povertà dell’uomo. Allora il servizio deve avere la persona davanti, il vicino di casa. Ma c’è di più. Abbiamo smarrito la parola fratello e abbiamo adottato la parola straniero. Questo è peccaminoso. E vi spiego perché. Se vi domandassi: dove abitate? Mi direste: a Spoleto. Non va. Dove abitiamo noi umani? In un luogo che non è nostro che si chiama creato, che è di Dio. Questo creato è dato all’umanità, ai figli di Dio: e ogni figlio ha diritto di stare dove vuole. E siccome anche quelli che sono poveri e non hanno da mangiare vedono in un certo Paese che si chiama Italia che i cani e i gatti mangiano tranquillamente e fanno anche la cura dimagrante: che fareste voi se avreste fame? Che farei io? Andrei là. Figlioli non cadiamo nel tranello di derubare il Vangelo. Dio nel suo amore è un essere in relazione con tutti noi, è un Padre che include e non esclude. Escludere non è servizio.

Come cercare di riempire la brocca vuota della stanca evangelizzazione. Come cristiani stiamo diventando insignificanti. Perché? Forse perché diciamo troppe parole nostre e diciamo poco la Parola di Dio. La Chiesa deve annunciare e orientare a Cristo. Senza un progetto di misericordia c’è solo un ritualismo vuoto. Ai miei tempi al catechismo ci insegnavano che per confessarci bene era necessario: l’esame di coscienza, il dolore dei peccati, il proponimento di non farli più, dire i peccati al confessore, dire la preghierina finale. Queste cinque cose non servono a nulla se manca quella essenziale: cioè che Dio mi perdona. La Chiesa non deve educare alla paura di Dio, ma alla sua misericordia. La Chiesa, partendo dalla Parola, non deve essere mai muta e non deve diventare mai inutile. Ancora. La pastorale è vicinanza, coraggio per la giustizia e per la difesa dei poveri. La Chiesa lo farà se si ricorderà di stare in due luoghi: nel cenalo, ossia l’Eucaristia, e nel mondo dove abita l’umanità. Maria ci aiuti a fare questo.