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Ricordati di me

Paterniano confessore, santo, vescovo, eremita, guida tu la nostra vita, falla piena di bontà”. È il ritornello dell’inno a S. Paterniano che domenica 7 luglio 2019 è stato intonato più volte dai molti fedeli che hanno partecipato alla Messa presieduta dall’Arcivescovo nell’eremo dedicato al Santo situato nel territorio comunale di Sellano, facente parte però della parrocchia di Santa Maria Assunta in Verchiano di Foligno guidata da don Dieudonné Mutombw Tshibang.    

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Vita di S. Paterniano. Secondo un’antica tradizione, il Santo nacque a Fano verso il 275. Eremita in più zone, tra cui sembrerebbe anche questo eremo nel sellanese. Mentre infuriava la persecuzione di Diocleziano una visione angelica lo avvertì di lasciare la città, riparando in luogo deserto al di là del fiume Metauro. Più tardi, quando le persecuzioni cessarono e il Cristianesimo divenne Religione di Stato con l'imperatore Costantino, la cittadinanza fanese reclamò Vescovo il virtuoso eremita che la voce comune considerava santo. Invano egli tentò di opporsi, tanto che “quasi a viva forza” fu portato in città. Governò la diocesi per 42 anni placando gli animi, istruendo e confortando. I pagani, trascinati dalla sua predicazione, abbandonarono gli idoli e distrussero i templi stringendosi al santo Vescovo. Il Signore avvalorò il suo zelo con una bella fioritura di prodigi. Avvertito della fine imminente, intraprese la visita all'intera diocesi, volendo arrivare di persona dove non era giunto il suo insegnamento di Vescovo. Morì alla periferia della città il 13 novembre, probabilmente dell’anno 360. Sul suo sepolcro si moltiplicarono i prodigi e il suo culto si estese rapidamente anche oltre i confini d'Italia. Trentadue paesi l'hanno scelto patrono e molte località portano il suo nome. Le sue reliquie si venerano a Fano, nella Basilica a lui dedicata. Il comune e la diocesi di Fano lo ricordano il 10 luglio (Fonte: padre Giustino Jacopini, in Enciclopedia Santi e Beati).

Eremo di S. Paterniano a Sellano. È immerso in una bella faggeta ed è legato ad antiche tradizioni che lo vogliono luogo santo per sanare le malattie delle ossa. L’eremo fu fondato nel XIII – XIV secolo, ma l’edificio attuale è più recente, molto probabilmente riferibile al sec. XVI  o posteriore, ed è stato più volte restaurato e modificato anche negli ultimi secoli.
La facciata a capanna è preceduta da un semplice portico che permette l’accesso alla chiesa. Su questo si affacciano una porta e tre finestrelle: due laterali e una superiore alla porta stessa. Alla destra dell’ingresso, protetta dal tettuccio del porticato, troviamo la pietra della devozione che presenta sulla superficie degli incavi ‘scavati’ nella viva roccia: il racconto popolare li attribuisce alle impronte lasciate dal ginocchio, dal gomito e dal bastone del Santo che qui si raccoglieva in preghiera. All’interno della chiesa si venera il simulacro di san Paterniano. Sul tetto c’è un campaniletto a due campane, che si sviluppa nel senso della lunghezza dell’edificio. Poco al di sotto della strada che conduce alla chiesa, annotiamo la presenza di una fonte storica: la fonte di San Paterniano, alle cui acque la tradizione locale assegna proprietà terapeutiche.

La festa. Ogni anno, a luglio a ridosso della festa del 10 luglio (quest’anno anticipata alla domenica precedente), i fedeli, provenienti dalle comunità di Orsano e Cammoro nel comune di Sellano e da quella di Pettino nel comune di Campello sul Clitunno si radunano nel piazzale di fondovalle, poco distante dalla chiesa, dove si recano in processione per partecipare alla Messa, quest’anno presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo. Un tempo raggiungevano il santuario con un lungo tragitto compiuto a dorso di un mulo. Ancora oggi indossano gli abiti tipici delle Confraternite locali. La festa è stata organizzata dalla parrocchia nelle persone dei santesi Marco Emili e Fabio Bianchi.

L’omelia dell’Arcivescovo. Mons. Boccardo ha ricordato che Paterniano è conosciuto quale «dolce Santo solitario che fa risuonare nel suo cuore la Parola di Dio. A Fano, città ove fu Vescovo, predicò la buona notizia del Vangelo che aveva letto interiorizzato nella sua vita eremitica, trascorsa per un periodo anche tra questi nostri monti. E noi, in qualche modo eredi del suo insegnamento, siamo chiamati a diffondere con responsabilità la Buona Novella con uno stile di vita serio, in una società che cerca di convincere il prossimo con parole e immagini forti. Invece c’è bisogno di serietà, di far vedere col comportamento di ogni giorno che essere cristiani dà un orientamento significativo alla vita. Al Santo chiediamo di guidare i nostri cuori con fraterna carità».