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Ricordati di me

Il Mercoledì Santo, 17 aprile, a Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa Crismale, celebrazione che realizza e manifesta l’unità del sacerdozio ministeriale e la sua diaconia nella Chiesa locale; mai come in questo momento il mistero eucaristico si rivela come segno operativo di unità e vincolo di carità. La liturgia è iniziata nella Basilica di Sant’Eufemia, all’interno del Palazzo Arcivescovile. Da lì Vescovo e concelebranti - erano presenti tutti i presbiteri dell’Archidiocesi – sono giunti processionalmente in Duomo per il prosieguo della celebrazione. Molti i fedeli giunti dalle varie comunità parrocchiali. I concelebranti principali sono stati: mons. Giovanni Scanavino, vescovo emerito di Orvieto-Todi, e mons. Luigi Piccioli, vicario generale. Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi e dal gruppo ministranti, coordinati dal cerimoniere arcivescovile don Edoardo Rossi. La liturgia è stata animata nel canto dalla Cappella musicale del Duomo diretta dal maestro Francesco Corrias, con all’organo il maestro Andrea Baratti.

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Consacrazione degli Oli Santi. Nella Messa Crismale il Vescovo ha consacrato gli Oli Santi e i presbiteri hanno rinnovato le promesse fatte il giorno dell’ordinazione. L’Olio degl’infermi cancella nel cristiano sofferente i resti del peccato, lo fortifica nell’estremo combattimento e, per la virtù soprannaturale che possiede, talvolta gli restituisce anche la sanità corporale. Il Crisma, olio più balsamo, conferisce robustezza: unto di quest’olio, il fedele diviene visibilmente membro dell’Uomo-Dio, il cui nome Cristo significa l’unzione ricevuta come Re e Pontefice. È usato nel Battesimo, nella Cresima, nella consacrazione dei Vescovi e dei presbiteri, nella dedicazione delle chiese. Questo sacro olio a Spoleto verrà usato per la prima volta il 27 aprile prossimo quando alle ore 18.00 in Cattedrale l’Arcivescovo ordinerà sacerdote il giovane spoletino Pier Luigi Morlino. Con l’Olio dei Catecumeni, infine, viene unto il petto di chi si prepara a ricevere il Battesimo. Tale Unzione significa la forza di Dio per vincere il combattimento contro il peccato.

Anniversari di ordinazione dei presbiteri. All’inizio dell’omelia l’Arcivescovo ha ricordato i nomi di quei presbiteri che in questo 2019 celebrano un anniversario significativo di sacerdozio: don Natale Rossi (parroco emerito di S. Giorgio di Cascia, presbitero più anziano della Diocesi) 70 anni di Messa; don Antonio Diotallevi (parroco emerito di Norcia) e padre Giorgio Giamberardini (dei Passionisti della Madonna della Stella in Montefalco) 65 anni; mons. Luigi Galli (canonico penitenziere della Cattedrale), don Guido Mondi (parroco emerito di Turrita di Montefalco), padre Luigi Sperduti (degli Agostiniani Scalzi di Santa Rita in Spoleto) e padre Alipio Vincenti (degli Agostiniani di Cascia) 60 anni; mons. Giovanni Scanavino (vescovo emerito di Orvieto-Todi, residente nel convento degli Agostiniani di Cascia) e don Mario Giacobbi (canonico della Cattedrale) 55 anni di sacerdozio; mons. Luigi Piccioli, (vicario generale), mons. Vittorio Pignoloni (cappellano militare emerito), padre Oronzo Saponaro (dei Frati Minori di Monteluco di Spoleto) e don Mario Giacometti (dei Missionari del Preziosissimo Sangue di Giano dell’Umbria) 50 anni; padre Giuseppe Thekkummattom (parroco di Montefranco) e padre Raffaello Tonello (dei Frati Minori della Custodia di Terra Santa) 25 anni di Messa. Si è pregato anche per i confratelli che nell’ultimo anno sono tornati nella Casa del Padre: padre Remo Piccolomini (degli Agostiniani di Cascia) e il diacono permanente Fernando Masetti.

Il dolore e la pena dell’Arcivescovo per gli scandali dei preti di cui i giornali del mondo sono pieni: «In un’ora tanto importante e feconda per la nostra Chiesa diocesana e per la nostra vita – ha detto mons. Boccardo nell’omelia - non possiamo dimenticare che attorno a noi voci desolanti e scoperte crisi denunciano gravi turbamenti nella stima del ministero sacerdotale. Condivido con voi il dolore e la pena che causano in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni. La notte della Chiesa non è la persecuzione che, puntualmente, la segue nella sua storia bimillenaria; la vera notte è il peccato dei suoi figli. Qualcuno ha parlato di quanti oggi, anche fra il clero, crocifiggono la Chiesa. Non possiamo ritenerci immuni da questa responsabilità. Le nostre mediocrità spirituali, le reciproche chiusure, anche nella carità sacerdotale, il risentimento alimentato da riconciliazioni mai avvenute, le sordità alla voce del Vangelo, gli accomodamenti e i cedimenti allo spirito del mondo, anche i peccati che solo Dio conosce, non sono forse le pietre che lanciamo contro la Chiesa, i chiodi della sua crocifissione? Certo la Chiesa troverà la forza di uscire anche da questo momento doloroso con più forte energia di rinnovamento e di testimonianza; ma non ci è lecito, in forza di questa certezza, far finta di nulla. Perché non possiamo dimenticare di essere comunità, con una solidarietà spirituale che ci eleva quando operiamo il bene, e ci deprime quando commettiamo il male. Per questo ci sentiamo in dovere di chiedere perdono non solo per i nostri errori ma anche per i fratelli che hanno sbagliato. Tutta questa triste vicenda è innanzitutto un invito alla conversione e alla penitenza. Perché il rinnovamento della Chiesa - lo sappiamo bene - non consiste che in questo: in una trasparente, umile e progressiva fedeltà al Vangelo, da interpretare con la vita, la parola e le opere».

Il prete torni ad avere una spiritualità seria, profonda, impegnata. «Non è sufficiente – ha detto ancora mons. Boccardo - restare ad un livello di pura astrazione e idealità; tanto meno accontentarsi di generosi sentimentalismi. Il rapporto vitale con Cristo esige da noi una spiritualità seria, profonda ed impegnata. Non possiamo essere semplicemente i "ministri" del culto; dobbiamo essere gli uomini della preghiera, che è adorazione gratuita, rendimento di grazie, grido di implorazione e di pietà su noi e sul mondo, alimento della nostra vita, sostegno e anima del nostro ministero. È la mancanza di preghiera che fa cadere nel funzionalismo e mette in crisi, in noi e negli altri, la stima del nostro sacerdozio, degradandolo ad una desolata e ad ambigua funzione sociale. Alla preghiera dovrà congiungersi poi, come sua naturale conseguenza, il servizio e l'amore dei fratelli, la diaconia della dedizione generosa e senza riserve. Servi di Cristo, non lo saremo realmente se non nella misura in cui serviremo la Chiesa, suo corpo vivente e dolorante, che lo completa e lo manifesta nel tempo».

Il grazie di mons. Boccardo ai “suoi” preti. «Permettete che il Vescovo si faccia voce delle diverse comunità che compongono la nostra Diocesi e dica a voi, sacerdoti di questa Chiesa, l’ammirazione e il grazie sentito per il peso che portate con serenità e discrezione, per l’umiltà con cui accettate di rimettere quotidianamente in questione il vostro modo di fare e di vedere, per la vostra povertà che si fa abbondanza di condivisione e di disponibilità, per il vostro impegno costante di servire e non di essere serviti, per la vostra castità ed il vostro celibato vissuti senza drammi e senza rimpianti; grazie per la vostra preghiera semplice e fedele, con le mani aperte e cariche della presenza di tutti, per la benevolenza che vi fa capaci di trattenere il rimprovero e l’indulgenza con cui nascondete le offese, per la vostra fede vivificata dall’Eucarestia e dalla Parola; grazie per il vostro senso della Chiesa che vi richiede molti distacchi e continua conversione, fiducia e tenacia; grazie per la vostra bontà paziente e benevola, interpretata talvolta per debolezza o mancanza di progetto pastorale; grazie per la passione che vi anima nel trasmettere a tutti, piccoli e grandi, la buona notizia di Gesù».

Pregare per le vocazioni. «Vorrei infine – ha proseguito il Presule - ripetere a me e a voi che un grave e primario impegno di tutto il presbiterio rimane quello delle vocazioni al ministero sacerdotale. Ho scritto su questo tema una lettera alla Diocesi (consegnata all’uscita della Cattedrale, ndr), ed ho composto una particolare preghiera da recitare insieme alle vostre comunità al termine di ognuna delle celebrazioni festive almeno fino alla prossima Messa Crismale. Chiedo poi che ogni parrocchia preveda durante l’anno una speciale “giornata vocazionale”, da organizzare e realizzare con l’aiuto e la presenza dei nostri seminaristi. Non mi stancherò mai, poi, di invitare con insistenza sacerdoti e fedeli a farlo con fiducia pellegrinando ogni primo sabato del mese, come ormai da dieci anni, al Santuario della Madonna della Stella».