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Ricordati di me

Martedì 16 aprile 2019, Martedì Santo, alle ore 15.00 nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa con l’amministrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi ad un considerevole gruppo di persone anziane, disabili, malate nel corpo o nello spirito. Col Presule hanno concelebrato: mons. Luigi Piccioli, vicario generale e parroco di S. Gregorio e di S. Filippo in Spoleto; don Edoardo Rossi parroco dei Santi Pietro e Paolo in Spoleto; don Sem Fioretti rettore della Cattedrale e parroco di Cannaiola di Trevi; don Fabrizio Maniezzo parroco emerito di Castel Ritaldi; don Luigi Runci parroco emerito di S. Martino in Trignano. Diaconi: Alfio Tagliavento e Renato Morlino. Il servizio liturgico è stato curato dai seminaristi della Diocesi, coordinati dal diacono Pier Luigi Morlino. Il canto è stato animato dal coro della Pievania di Santa Maria diretto da Loretta Carlini, con all’organo Angelo Silvio Rosati.

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Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato che a «salvare il mondo saranno le azioni ripetitive fatte con amore ogni giorno, che spesso appaiono insignificanti. Siamo qui, nel cuore della Settimana Santa e ci riconosciamo bisognosi di chiedere al Signore la vittoria del bene sul male, della gratuità sulla meschinità, il dono della sapienza per interpretare la vita e per insegnarci che anche la sofferenza e il limite possono essere fecondi. Nulla va sprecato, nemmeno le angosce fisiche, Dio raccoglie tutto e lo fa crescere». L’Arcivescovo, poi, ha amministrato il Sacramento dell’Unzione degli Infermi col quale si raccomandano gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio. Gli occhi e le mani di mons. Boccardo ha incrociato e stretto tanti occhi e tante mani pregni di sofferenza: dopo l’unzione c’è stato chi ha ringraziato il Presule, chi è rimasto in silenzio, chi ha pianto. Su tutti è scesa la grazia di conforto, di pace e di coraggio per superare le difficoltà proprie dello stato di malattia grave o della fragilità della vecchiaia. Questa grazia è un dono dello Spirito Santo che rinnova la fiducia e la fede in Dio e fortifica contro le tentazioni del maligno, cioè contro la tentazione di scoraggiamento e di angoscia.