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Il cuore mariano di Montefalco è tornato a pulsare. Sabato 13 ottobre 2018, infatti, è stata riaperta al culto dall’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo la chiesa della Madonna delle Grazie. Il Presule è stato accolto dal priore don Vito Stramaccia, dal sindaco e senatore Donatella Tesei e da molti fedeli montefalchesi. Già chiesa di S. Lorenzo e sede parrocchiale, è documentata fin dal XIII secolo. Da alcuni anni era chiusa al culto. Prima della celebrazione eucaristica ci sono stati i saluti istituzionali e una breve spiegazione della storia e dell’attuale restauro, in modo particolare dell’affresco della Vergine con Bambino attribuito a Francesco Melanzio, datato 1510, che versava in pessime condizioni.

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Il presidente dell’Accademia per la storia, l’arte e la cultura locale di Montefalco, Giorgio Leoni, ha ricordato che «il recupero è stato possibile grazie ad un progetto proposto dalla stessa Accademia e dalla parrocchia di S. Bartolomeo, sotto la super visione della Curia Arcivescovile. L’iniziativa è stata cofinanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, dalla Parrocchia, dall’Accademia e da numerosi cittadini particolarmente legati e devoti alla Madonna delle Grazie».

L’arcivescovo Renato Boccardo ha detto di essere contento «di stare qui per questo momento storico-artistico, ma soprattutto familiare. Queste chiese con le loro opere sono il frutto della fede di un popolo, in questo caso di quello di Montefalco. Noi che le restauriamo, facendole tornare alla loro originaria bellezza, non dobbiamo dimenticare il patrimonio ideale che è la fede della gente di queste valli e contrade».

Il sindaco e senatore Donatella Tesei ha sottolineato come la «chiesa della Madonna delle Grazie è da sempre luogo di fede molto amato e frequentato dai montefalchesi. È un ulteriore tassello recuperato del nostro patrimonio storico-artistico. Grazie a quanti si sono adoperati per ciò, in modo particolare a don Vito per il suo servizio pastorale in mezzo a noi e per la sua costante attenzione alla storia della nostra Città».

Anche il parroco don Vito Stramaccia ha voluto ringraziare quanti «hanno creduto in questo progetto. Come vedete – ha detto – si può collaborare insieme, è bello e non ci si deve vergognare di sporcarsi le mani nella Chiesa. La Madonna delle Grazie sta sullo stesso asse stradale dell’ex ospedale e quindi la nostra memoria va alle tante persone che dinanzi a questa immagine hanno versato lacrime di dolore. Poi – ha detto ancora don Vito – questa è una Madonna esigente che ci chiede cura, amorevolezza e attenzione tra di noi e impegno alla vita della parrocchia. La bellezza e il lavoro in sinergia – ha concluso il Priore – possono far volare Montefalco: crediamoci, è possibile».

La restauratrice Silvia Tardioli ha raccontato che il lavoro, coordinato naturalmente dalla Soprintendenza all’archeologia, belle arti e paesaggio dell’Umbria, è stato complesso a causa del degrado dell’affresco e di interventi passati con materiali non idonei. «È emersa, poco distante dall’affresco, – ha detto – la data e la firma di chi realizzò gli stucchi: Baciocchi Febo, 17 settembre 1907. Fino a quella data si poteva ammirare l’affresco nella sua interezza: la Vergine con Bambino, alla sua sinistra S. Lorenzo e alla sua destra S. Fortunato. Poi, nel 1907 fu costruita un’intercapedine per mettere in risalto solo la Madonna. Dei due Santi è rimasto qualche frammento di S. Fortunato, mentre di S. Lorenzo non c’è più traccia. L’intervento – ha concluso la Tardioli – è stato filologicamente corretto, nel pieno rispetto dell’opera e di chi ne usufruisce».

Silvestro Nessi, responsabile delle attività culturali dell’Accademia di Montefalco, ha ricordato che la chiesa è stata parrocchia fino al 1599, che è stata più volte ricostruita a seguito di crolli; l’ultima volta nel 1907 quando era parroco don Alessio Ascalesi, poi arcivescovo e cardinale di Napoli. «Grande è la devozione dei montefalchesi a questa chiesa. E ciò – ha sottolineato - è dimostrato che la via che passa dinanzi, Via delle Grazie, è l’unica che il Regno Sabaudo lasciò con chiaro riferimento cristiano. È stata anche camera mortuaria dell’ospedale. I Vescovi di Spoleto l’hanno sempre protetta (il Lascaris, ad esempio, ne ordinò una delle ricostruzioni a seguito della visita pastorale). E il mio grazie va a lei, Eccellenza mons. Boccardo, che si è preso a cuore questo antico tempio, come tanti diversi suoi predecessori. In questa chiesa - ha detto ancora Nessi - la gente veniva ogni giorno del mese di giugno per chiedere alla Vergine un buon raccolto di grano. Negli anni dell’abbandono i ladri hanno portato via tutti gli ex voto». Nessi sta preparando un approfondito saggio sulla storia della chiesa che verrà pubblicato nel prossimo numero del periodico dell’Accademia di Montefalco.

Al termine degli interventi, c’è stata la celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo e concelebrata da don Vito Stramaccia, priore, e padre Raffaele Caputo, ofm, del convento di S. Fortunato, vicario parrocchiale a Casale di Montefalco. La liturgia è stata animata dalla Schola Cantorum Santa Cecilia di Foligno diretta dal maestro Antonio Barni. Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come «spesso siamo inquieti, rimpiangiamo il passato, vorremmo sempre di più, non gustando così quella fecondità e pienezza di vita che solo Gesù può dare». Da qui l’invito dell’Arcivescovo a diventare persone libere in grado di utilizzare bene le cose materiali e non ad essere di esse schiave. «Per fare ciò – ha detto – ci vuole sapienza e tanta generosità verso noi stessi e verso il prossimo. Siamo invitanti dunque ad allargare lo sguardo, rendendoci conto di chi ci vive accanto, sperimentando così la loro amicizia e solidarietà. Non rinchiudiamoci nel nostro piccolo mondo: Dio ci dà sempre la forza giusta per affrontare i momenti belli e quelli più bui. E Maria da questa chiesa indica al figlio Gesù ciò di cui ha bisogno il popolo di Montefalco e quanti vi verranno in preghiera».