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“Veglia della Notte santa, la Madre di tutte le veglie”: Così S. Agostino definisce la celebrazione della notte del Sabato Santo. Essa si colloca al cuore dell’Anno liturgico, al centro di ogni celebrazione. Ad essa si preparavano i nuovi cristiani, in essa speravano i peccatori, tutti potevano di nuovo attingere dalla mensa ai «cancelli celesti». Essa rappresenta Totum pasquale sacramentum. Infatti in essa si celebrano non solo i fatti della risurrezione, ma anche quelli della passione di Cristo.

Galleria fotografica Veglia pasquale / Galleria fotografica giorno di Pasqua

Veglia pasquale, liturgia della Luce. L’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto tale liturgia nella Basilica Cattedrale di Spoleto alle 22.30 di sabato 31 marzo 2018, animata nel canto dal coro della Pievania di Santa Maria diretto da Loretta Carlini. Il tutto ha avuto inizio al centro di Piazza Duomo dove, sotto una costante pioggia, si è svolta la benedizione del fuoco. I fedeli e i sacerdoti delle parrocchie della Cattedrale, di S. Gregorio, dei Santi Pietro e Paolo, di Santa Rita si sono adunati intorno al fuoco; il diacono portava il cero pasquale. Mons. Boccardo ha dapprima benedetto il fuoco nuovo poi ha inciso sul cero pasquale una croce, l’alfa e l’omega (Cristo è principio e fine di tutte le cose) e le cifre dell’anno 2018 per significare che Gesù, Signore del tempo e della storia, vive oggi per noi. Poi, ha acceso il cero dal fuoco nuovo. A questo punto si è entranti in chiesa e il diacono col cero pasquale accesso per tre volte ha cantato “Ecco la luce di Cristo” e i fedeli, con in mano una candela accesa da cero, hanno risposto “Rendiamo grazie a Dio”. Si sono accese le luci, non ancora quelle dell’altare, il diacono ha posto il cero sul candelabro di fianco l’ambone. Un seminarista ha quindi cantato il preconio pasquale, che inizia così: Esulti il coro degli angeli,
esulti l’assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto…”.

Veglia pasquale, liturgia della Parola. In questa Veglia, vengono proposte nove letture, cioè sette dall’Antico e due (Epistola e Vangelo) dal Nuovo Testamento.
 Spente le candele, tutti si sono seduti per l’ascolto della Parola: si è meditato come nell’antica alleanza Dio salvò il suo popolo e, nella pienezza dei tempi, ha inviato il suo Figlio per la nostra redenzione.


Veglia pasquale, omelia dell’Arcivescovo. «Noi in questa veglia – ha detto il Presule - annunciamo la vita nuova che viene a noi dalla risurrezione di Gesù e in lui risorto leggiamo la nostra chiamata a essere persone nuove e creature nuove. Perché la Pasqua è davvero una nuova creazione: dalla tenebra del male risorge, riappare una creatura libera che partecipa alla gloria eterna, sorge una nuova creazione in cui tutto sarà redento, elevato, trasformato, pacificato e immerso in Dio. Il Risorto ci assicura un destino di vita. Non un ritorno alla vita di oggi, bensì una vera, piena, totale risurrezione della nostra carne, del nostro corpo, del mondo intero. Egli è la grande speranza dell’umanità».

Veglia pasquale, Liturgia Battesimale. Mons. Boccardo si è recato al centro del presbiterio, dinanzi all’altare. Due donne hanno riempito d’acqua il fonte battesimale, posto nei pressi dell’ambone. Dopo il canto delle litanie, Il Presule ha benedetto l’acqua, amministrato il Battesimo a due adulti – Alessandro della parrocchia di Cannaiola di Trevi e Mercy della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Spoleto (hanno poi ricevuto anche i Sacramenti della la Confermazione, insieme ad un’altra ragazza, e dell’Eucaristia  – e asperso con l’acqua benedette tutti i presenti. Dopo le preghiere dei fedeli, la celebrazione è proseguita con la Liturgia Eucaristica.

Giorno di Pasqua, Messa all’Hospice e Pontificale in Duomo. Il giorno di Pasqua, domenica 1° aprile 2018, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto la Messa con le persone ricoverate presso l’Hospice “La torre sul colle” di Spoleto (9.00) e il solenne pontificale in Duomo (11.30). A questa seconda celebrazione erano presenti tantissimi fedeli, spoletini e molti turisti: la grande Cattedrale di Santa Maria Assunta era piena in ogni settore. Presente il vice sindaco facente funzione di Spoleto Maria Elena Bececco. La liturgia è stata animata dalla Cappella musicale del Duomo diretta dal maestro Francesco Corrias, con all’organo il maestro Paolo Sebastiani.

Nell’omelia mons. Boccardo ha detto: «Ci chiediamo: che cosa è la gioia di Pasqua? Che cosa significa, che cosa dice, che cosa contiene? Non corre forse il rischio di essere qualcosa di superficiale? Oppure, se guardiamo con fede alla sua vera sorgente che è il Cristo risorto, non corriamo forse un altro rischio, quello di esprimere una gioia fatta di dimenticanza, fondata sull’oblio? Si potrebbe trattare di una gioia basata sulla resurrezione di Cristo, fatto che riceviamo e proclamiamo nella fede, ma quasi dimenticando la morte, la passione, la croce, i chiodi e i flagelli. Un po’ come se tutte queste cose non fossero avvenute, come se la passione e la morte di Gesù fosse stata come un brutto sogno. In realtà, queste cose sono ancora oggi in mezzo a noi, nella sofferenza di tanti. Penso in particolare alla situazione emersa in occasione del progetto promosso dall’Archidiocesi di Spoleto-Norcia per il sostegno all’occupazione mediante l’assegnazione di borse lavoro semestrali finalizzate alla formazione ed all’assunzione presso aziende selezionate. Per 18 borse disponibili, sono pervenute 191 domande, quasi tutte da cittadini italiani, in maggioranza giovani con percorsi di scolarizzazione di elevata qualità. Ciò significa che il nostro territorio sta vivendo una crisi socio-economica di notevoli proporzioni. I dati raccolti preoccupano e tratteggiano una situazione di profonda crisi del sistema economico produttivo locale, confermato dalla chiusura di molte aziende. Possiamo anche stupirci che l’annuncio di gioia pasquale non tolga la sofferenza del mondo, che dopo una breve euforia ci ritroviamo, dopodomani, domani e forse oggi stesso di fronte ai problemi di sempre: la malattia, l’ingiustizia, la violenza, la fame, la disoccupazione. Come dunque intendere la gioia pasquale perché non sia semplicemente di maniera, perché non sia fondata sulla rimozione delle sofferenze di Cristo e delle nostre? Perché non sia soltanto una breve pausa ma segni un cambiamento nella vita? Le letture bibliche che abbiamo ascoltato ci aiutano a rispondere a questa domanda, perché contengono un richiamo significativo al passato di Cristo, che dà spessore e consistenza alla nostra gioia per la sua risurrezione. La parola di Dio ci dice che il Gesù risorto è il Gesù che ha patito ed è morto. Comprendiamo allora che la vita nuova del Signore non è semplicemente la cancellazione della morte in croce, quasi non fosse mai stata e fosse una cosa da dimenticare; è piuttosto lo svelamento della vitalità prodigiosa già presente nell’esistenza terrena e nella morte di Gesù, vissuta nell’affidamento al Padre e nella dedizione ai fratelli».

Al termine della Messa l’Arcivescovo ha salutato sotto il portico del Duomo i fedeli presenti, augurando a ciascuno Buona Pasqua.