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Ricordati di me

“La passione e morte di nostro Signore sono il motivo più dolce e più violento insieme che ci spinge ad amare. I figli della croce si glorificano in questo mistero che il mondo non intende: dalla morte distruttrice è uscita la vita; dalla morte, più forte di qualunque altra cosa, è uscito il dolce miele dell’amore. Il monte Calvario è il monte degli amati…Sul Calvario non può attingere la vita senza l’amore, né l’amore senza la morte del Redentore: fuori di là vi è p la morte eterna, o l’amore eterno. E tutta la sapienza cristiana consiste nel saper scegliere”. Queste parole di S. Francesco di Sales (Teotimo, ossia Trattato dell’amore di Dio, XII, 13) ben spiegano il Venerdì Santo, giorno in cui si fa memoria della morte di Cristo che proprio in un venerdì della primavera dell’anno 30 fu ucciso a Gerusalemme e spirò in quest’ora, dopo una dolorosa agonia.

Galleria fotografica Liturgia della Passione / Galleria fotofrafica Via Crucis

La celebrazione nel Duomo di Spoleto. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha presieduto la celebrazione della Passione del Signore nella Basilica Cattedrale di Spoleto alle ore 18.00, insieme ai sacerdoti e ai fedeli delle parrocchie della Pievania di Santa Maria: Cattedrale, S. Gregorio, Santi Pietro e Paolo e Santa Rita. Il popolo di Dio si è adunato in Duomo non per celebrare un anniversario nostalgico: il Signore ucciso è già il risorto vittorioso della morte, non è prigioniero di uno dei miliardi di sepolcri della terra. Nonostante la denuncia per un atto così ingiusto e malvagio come l’uccisione di Gesù, i cristiani hanno vissuto un rito ricco di speranza e animato dalla contemplazione di un sacrificio compiuto per puro amore. Tre i momenti che caratterizzano questa celebrazione: la Parola, la Croce, la Comunione. Arcivescovo, preti, diaconi, seminaristi e ministranti si sono recati in processione e in silenzio all’altare. I ministri ordinati si sono prostrati a terra: è la proskýnesis, come nel giorno dell’ordinazione. Hanno così espresso la convinzione di essere nulla davanti alla Maestà divina, e il pentimento di aver osato misurarsi, per mezzo del peccato, con l’Onnipotente. Come il Figlio che annullò se stesso, Vescovo e presbiteri hanno riconosciuto il loro nulla, e ha avuto inizio la loro mediazione sacerdotale tra Dio e il popolo, che culmina nella preghiera solenne universale.

Omelia. Nell’omelia l’Arcivescovo ha detto che «questa sera siamo invitati a confrontare la nostra vita con l’incerto e stentato procedere di Gesù verso il Calvario, affinché le sofferenze, le cadute, gli incontri, le parole di quello straordinario cammino abbiano ancora la forza di sorreggerci nei nostri passi dietro a Lui. Gesù cade perché io sia reso capace di rialzarmi; è aiutato dal Cireneo perché io lo possa scorgere nel mio prossimo; il suo volto è asciugato dalla Veronica perché io mi accorga che, asciugando pietosamente le pene altrui, rimane in me impressa l’immagine del Salvatore...Gesti di una semplicità e profondità sconcertanti, da meditare e pregare ad uno ad uno, creando attorno ad essi quel silenzio che è il luogo dell’accoglienza e dell’accettazione, perché possano portare frutto, come il seme caduto nella terra per morirvi. Questa sera – ha proseguito mons. Boccardo - siamo invitati a contemplare la croce o, meglio, il Crocifisso, il corpo di Cristo crocifisso. Quel corpo è innanzitutto da vedere. Altri occhi hanno visto e contemplato prima dei nostri, in maniera tutta particolare: gli occhi tristi di Lazzaro che davanti alla croce ricorda la propria morte; quelli vergini di Maria attraverso i quali la passione del Figlio entra nel cuore della Madre; gli occhi d’aquila di Giovanni, quelli increduli di Tommaso e i vecchi occhi di Pietro che mischiano le loro lacrime al sangue di Cristo; e Nicodemo, la Maddalena, Giacomo, fino a Stefano, il fanciullo che raccoglie come reliquie le pietre aguzze macchiate di sangue. Il Cristo viene adagiato nell’ultima culla di ogni uomo, deve passare attraverso la sorte comune come tutti. Ma quel corpo deposto reca in sé un destino singolare, quello della sua risurrezione e ascensione realizzata con il medesimo corpo sottratto alla corruzione della morte».

Adorazione della Croce e Comunione. Dopo l’omelia c’è stata la preghiera universale, seguita dall’adorazione della Croce: il Signore Gesù è stato ucciso con il supplizio della croce. Questa, per noi, non è più uno strumento di tortura inventato dalla cattiveria umana, ma simbolo del sacrificio d’amore per il quale Dio ci offre la salvezza. L’Arcivescovo si è recato dinanzi all’altare e lì, stando in piedi, ha atteso la Croce portata dal fondo della Cattedrale dai seminaristi invitando per tre volte i fedeli all’adorazione con le parole: Ecco il legno della Croce. Dopo aver partecipato al sacrificio di Cristo con l’ascolto della parola di Dio e con la venerazione della Croce, i fedeli hanno ricevuto la comunione eucaristica col pane consacrato nella Messa in coena Domini. Al termine della liturgia i fedeli presenti si sono prostrati dinanzi al sacro legno e si sono rivolti al Signore: “Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perché con la tua Santa Croce hai redento il mondo!”.

Via Crucis. La sera, alle 21.00, c’è la Via Cruci cittadina presieduta dall’Arcivescovo. A causa della pioggia si è tenuta all’interno della Cattedrale e non al Giro della Rocca.