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La Chiesa celebra ogni anno i grandi misteri dell’umana redenzione dalla Messa vespertina del giovedì nella Cena del Signore, fino ai Vespri della Domenica di Risurrezione. Questo spazio di tempo è bene chiamato il “triduo del crocifisso, del sepolto e del risorto” ed anche triduo pasquale, perché con la sua celebrazione è reso presente e si compie il mistero della Pasqua, cioè il passaggio del Signore da questo mondo al Padre. Con la celebrazione di questo mistero la Chiesa, attraverso i segni liturgici e sacramentali, si associa in intima comunione con Cristo suo sposo.

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Messa in Coena Domini. L’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha tenuto la prima celebrazione del triduo presiedendo nella Basilica Cattedrale di Spoleto la Messa vespertina del giovedì nella Cena del Signore (giovedì 29 marzo ore 18.00) con i parroci e i fedeli delle parrocchie della Pievania di Santa Maria: Cattedrale, S. Gregorio, Santi Pietro e Paolo, Santa Rita. La liturgia è stata animata dal coro della Pievania.

I gesti del memoriale. All’inizio della Messa sono stati accolti gli oli santi che l’Arcivescovo e i sacerdoti hanno benedetto nella Messa crismale (mercoledì 28 marzo), segno del Signore che consacra, guarisce e salva. Questa liturgia ha riunito il popolo di Dio per celebrare l’ultima Cena, durante la quale Gesù istituì il nuovo ed eterno sacrificio, convito nuziale del suo amore e il sacerdozio ministeriale per attuare il suo comando di perpetuare l’offerta della vittima di salvezza in sua memoria. Due gesti caratterizzano questa celebrazione: Gesù lava i piedi ai discepoli e spezza il pane per loro e fa bere al calice del vino. Se il primo è un gesto inusuale che contraddistingue il Giovedì Santo – mons. Boccardo si è cinto il grembiule e si è inginocchiato a lavare i piedi ad alcune persone adulte, uomini e donne -  l’altro, ossia l’Eucaristia, viene ripetuto di domenica in domenica e rappresenta un momento fondamentale per la vita della comunità cristiana.

Omelia. «Gesù – ha detto l’Arcivescovo nell’omelia -, che desidera ardentemente celebrare la Pasqua con i suoi, ha amato con cuore di uomo il povero focolare, la tavola, il pane e il vino, le strade grigie, i villaggi, le piccole case tra le siepi spinose, la pace della sera che cala e i bimbi che giocano sulle soglie. Ha stretto tutto a sé e ora tutto offre in benedizione: la vigna e il frumento insieme con il suo corpo, donato una volta per tutte a tutti gli uomini, prima di consegnarlo alla ripugnante paura di quella notte. I suoi amici – ha proseguito - stanno per abbandonarlo, rinnegarlo, tradirlo, dopo aver mangiato di quel pane che è il suo corpo. L’alleanza - nuova, inaudita ed eterna - è inaugurata dal pane spezzato e dal sangue versato e suggellata dalla lavanda dei piedi che contiene in sé ogni futura opera di misericordia, ogni chinarsi sull’umana miseria nel nome di chi è venuto unicamente per servire. Gesto da ripetere nei secoli, eppure gesto singolare quella sera, quando Gesù consacrò se stesso in quella prima messa. Quella prima volta Gesù fu il prete e loro - i dodici - furono i fedeli; ma Gesù fu insieme vittima e sacrificatore, il pane e colui che dà il pane, il vino e colui che versa il vino. Gesù è nella solitudine totale: “Perché, ma perché Dio mio?”. La notte senza lume dell’estrema esitazione e dell’estrema accettazione è anche la notte del tradimento. Del tradimento di Giuda, del rinnegamento di Pietro, della fuga degli altri, dei nostri innumerevoli tradimenti. Come si può sentir cantare il gallo senza pensare subito al triplo rinnegamento, e i nostri rinnegamenti, che sono più che tripli? Dio voglia che come noi abbiamo preso l’abitudine al rinnegamento, Gesù abbia preso l’abitudine al perdono. Importa soltanto che anche nel nostro povero cuore si faccia giorno, che tutto esca dalla notte per poter contemplare il mistero della tenerezza e del perdono sul volto del Signore, e per piangere quelle lacrime o, almeno, emettere quel sospiro che subito – ha concluso mons. Boccardo - ci può ricongiungere con l’amore infinito».

Offerte per il sostegno dei seminaristi. La colletta raccolta all’offertorio è destinata al sostegno dei cinque seminaristi maggiori che si preparano al sacerdozio per la nostra Archidiocesi: Pierluigi Morlino della parrocchia di S. Venanzo a Spoleto, Salvatore Ficarra della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Spoleto, Luca Gentili della parrocchia di S. Pietro in Bovara di Trevi, Davide Gregorelli originario di Brescia e Francesco Silveri della parrocchia di Santa Maria in Ferentillo. 

Reposizione del Sacramento. Al termine della Liturgia c’è stato il prolungamento della contemplazione dei misteri eucaristici con la processione con la quale l’Arcivescovo e i sacerdoti hanno riposto Gesù Eucaristia nella Cappella del Sacramento della Cattedrale. I fedeli hanno seguito dal posto questo momento e, mantenendo il raccoglimento e il silenzio, sono usciti dalla chiesa.