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Ricordati di me

Martedì 27 marzo 2018, Martedì Santo, alle ore 15.00 nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto la Messa e amministrato il sacramento dell’Unzione degli Infermi ad alcune persone malate ed anziane. Col Presule hanno concelebrato: mons. Luigi Piccioli vicario generale e parroco di Santa Maria nella Cattedrale con sede in S. Filippo e di S. Gregorio Maggiore; don Sem Fioretti rettore della Cattedrale e parroco di Cannaiola di Trevi; don Edoardo Rossi cerimoniere arcivescovile e parroco dei Santi Pietro e Paolo; don Fabrizio Maniezzo parroco emerito di Castel Ritaldi; don Luis Vielman vicario parrocchiale della Cattedrale e di S. Gregorio; diaconi, Alfio Tagliavento e Renato Morlino. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi, quello del canto dal coro della Pievania di Santa Maria.

Video Omelia Arcivescovo / Video Unzione Infermi / Galleria fotografica 

Nell’omelia mons. Boccardo, commentando il Vangelo di Giovanni “Uno di voi mi tradirà… Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte”, ha parlato della notte come immagine del buio che inghiotte la luce. Le tenebre – ha detto – sono disorientamento, confusione, incapacità di discernere il bene dal male. Il buio più grave è comunque il peccato, ossia dire a Dio che non c’è posto per lui nella mia vita. Una rappresentazione del buio – ha proseguito il Presidente della Conferenza episcopale umbra – è anche il limite, la sofferenza che dobbiamo affrontare nella vita, come molti di voi qui presenti. Gesù porta insieme a noi il male: si china sulle nostre piaghe e vi versa olio di consolazione e vino di speranza». I malati e gli anziani presenti hanno ricevuto il sacramento dell’Unzione degli Infermi che, ha sottolineato l’Arcivescovo, «non è l’estrema unzione, come spesso viene. Esso si riceve non poco prima di morire, ma nel momento della sofferenza per chiedere a Dio aiuti nell’affrontare la prova. Non è l’anticamera della morte, ma è un sacramento di vita. Tutti abbiamo bisogno – ha concluso il Presule – della consolazione del Padre per vivere e per morire bene».